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Zero Discrimination Day: le diversità che la società stenta ancora ad accettare

di C. Alessandro Mauceri

L’1 Marzo si celebra il Zero Discrimination Day, la Giornata Internazionale contro la Discriminazione.

Il Zero Discrimination Day venne celebrato dalle Nazioni Unite per la prima volta l’1 Marzo 2014, a pochi mesi dal lancio dalla campagna di discriminazione zero nella Giornata mondiale contro l’AIDS (Dicembre 2013) da parte di UNAIDS, il programma delle Nazioni Unite sul virus dell’immunodeficienza umana (HIV). Da allora, ogni anno, si celebra il Zero Discrimination Day. Un momento per richiamare l’attenzione di tutti sulla discriminazione. Poco importa che si tratti di mancanza di inclusione, di compassione o di pace e di solidarietà. Le discriminazioni colpiscono sempre le fasce più deboli della popolazione.

Non è un caso se UNAIDS ha voluto richiamare l’attenzione sulle giovani donne e le adolescenti in Africa e in Asia e, in modo particolare, quelle affette da HIV: le statistiche parlano di circa 6.000 giovani donne tra 15 e 24 anni che ogni settimana vengono contaminate dall’HIV. Sono 860 al giorno. Winnie Byanyima, direttore esecutivo dell’UNAIDS, ha dichiarato: “L’AIDS può essere sconfitto, ma sarà sconfitto solo se affronteremo le ingiustizie sociali ed economiche che lo perpetuano e sproneremo più innovazioni scientifiche per affrontare le reali esigenze delle donne e delle ragazze e delle persone che vivono con l’HIV e sono vulnerabili all’HIV”.

È vero che molti paesi sono stati fatti grandi passi avanti verso una maggiore parità, ma sono molti di più quelli dove esistono le leggi che discriminano fasce della popolazione. Paesi dove queste leggi sono lontane dalla realtà dei fatti e anche la parità tra i sessi è solo una chimera. A volte, la discriminazione è addirittura usata come mezzo di governo. La verità è che, in quasi tutto il pianeta esistono forme di discriminazione che, unite ad altre forme di esclusione (basate, ad esempio, sul reddito, la razza, l’etnia, la disabilità, l’orientamento sessuale o l’identità di genere), rendono spesso impossibile la sopravvivenza di uomini, donne e bambini. Per denunciarle UNAIDS ha pensato di usare il simbolo della Zero Discrimination Day: una farfalla, utilizzata dalle persone per condividere le proprie denunce.

Obiettivo della Giornata Internazionale contro la Discriminazione è spingere la società ad accettare e apprezzare la diversità, valorizzandone gli aspetti positivi e le abilità individuali. Far capire a tutti che la diversità non è un problema ma una risorsa preziosa. Zero Discrimination Day è un’occasione per presentare tutti come parte del cambiamento e muoversi verso una società ancora più ragionevole e giusta, promuovendo l’uguaglianza davanti alla legge.

Purtroppo, c’è stato anche chi ha strumentalizzato questa ricorrenza. Lo ha fatto parlando di problemi importanti, ma che poco hanno a che vedere con l’obiettivo reale della Zero Discrimination Day. C’è stato chi ha deciso di celebrare questa giornata organizzando un convegno nel quale insigni relatori approfondiscono il problema della schiavitù (tema interessante, ma al quale le Nazioni Unite dedicano non una ma altre due ricorrenze mondiali, il 16 Aprile e il 2 Dicembre). Altri, invece, rivolgendosi soprattutto alle scuole, hanno deciso di celebrare la lotta alle disuguaglianze parlando di bullismo (anche questi oggetti di iniziative specifiche da parte delle Nazioni Unite, ma non a marzo bensì il 7 Febbraio) e altri problemi che hanno poco a che vedere con le reali finalità e i motivi che sono alla base della istituzione di questa giornata.

Il rischio è che queste iniziative finiscano per distogliere l’attenzione della gente dal vero tema dell’1 marzo: la disuguaglianza. Un problema che riguarda oltre il 70% della popolazione mondiale e che vede ogni giorno che passa aumentare le divisioni tra gli uomini, ostacolando lo sviluppo economico e sociale. Anche durante la pandemia, la disuguaglianza ha mostrato il suo lato peggiore: sono le persone più vulnerabili ad essere state le più colpite e anche l’accesso ai vaccini ha mostrato disuguaglianze, sia a livello nazionale che a livello globale (alcuni hanno paragonato le disuguaglianze nella vaccinazione nei paesi poveri all’apartheid).

Purtroppo, anche se pochi ne parleranno, sono ancora molte le forme di disuguaglianza diffuse in tutto il mondo. E quella più grave, forse, è proprio fingere di non vederle, magari parlando d’altro e distogliendo l’attenzione della gente dalle disuguaglianze che sono sotto i loro occhi.

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