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Le scritte antisemite, becero parallelismo tra nostalgia e moda giovanile?

di Paolino Canzoneri

Una delle recenti ignobili scritte antisemite

Da fin troppi mesi assistiamo attoniti a pericolosi rigurgiti di antisemitismo, razzismo e spregevoli atti che raggelano il sangue e ci riportano indietro negli anni bui dove fascismo e nazismo furono beceri protagonisti di un conflitto europeo che ha segnato il destino di migliaia di persone e che ha scritto pagine tra le più oscure della storia del 900.

Come allora, tornano ad apparire, seppur in casi isolati, scritte antisemite nelle residenze e nei luoghi di lavoro nel malsano intento di segnalare la presenza di persone di origine ebraica in una vergognosa reiterazione in totale controtendenza ad un progresso umano incapace a voltare le spalle definitivamente ad abomini e a patologiche convinzioni dell’esistenza di razze superiori e altre imbecillità simili.

I primi atti riprovevoli hanno avuto luogo prevalentemente in Piemonte dove adesivi inneggianti al nazismo sono stati posti sul campanello dell’abitazione torinese della figlia di un partigiano; scritte sul muro di un palazzo in Corso Casale a Torino proprio nel giorno della memoria; adesivi inneggianti al nazismo sul campanello dell’abitazione Torinese della figlia di un partigiano; a Mondovì nella porta di casa del figlio di Lidia Rolfi, deportata nei lager di Ravensbruck, è stata imbrattata con la vergognosa scritta “Juden Hier” (Ebrei qui) proprio come avvenne nella seconda metà del XX secolo quando i rastrellamenti ebbero inizio segnalando l’ubicazione delle persone di origine ebraica.

Ore fa in provincia di Udine, a San Daniele del Friuli, un disegno di una svastica ha imbrattato la porta di casa dove ha vissuto una deportata di Auschwitz; svastica prontamente ricoperta con un grande cuore rosso.

La porta di casa di Marcello Segre, presidente dell’associazione Piemonte cuore di Torino, è stata imbrattata con la stella di David e una scritta antisemita. Episodio che si va ad aggiungere ai precedenti che dimostra come il fenomeno sia preoccupante.

Nelle parole di Marcello Segre si avverte la sua convinzione che si tratti di un rigurgito tutto sommato limitato e diverso: “Non credo che queste cose possano assolutamente spaventare; fanno pensare che il mondo è pieno di stupidi; ripeto, credo che sia proprio il gesto di pochi”.

Ci si chiede quali siano i motivi di un palese ritorno di devianze patologiche di origine psichiatrica che sembravano opportunamente dissolte. La ciclicità del comportamento umano cosi incapace a scongiurare definitivamente pagine nere della sua esistenza, mostra però segni tangibili di una rapida consapevolezza del pericolo incombente e riconosce chi fomenta odio nell’immondo intento di risvegliare quell’indole selvaggia nascosta in ognuno di noi e che ci rende capaci del male assoluto.

Cosi come ci si è accorti che campagne di odio razzista contro l’immigrazione e contro ogni forma di assistenzialismo per le popolazioni in fuga da altri lager africani, portano solo nella direzione di intolleranza, incomunicabilità e auto distruzione.

E’ possibile che questa ondata di eventi “antisemiti” non provengano da reali sentimenti nostalgici di quei regimi fascisti e nazisti, piuttosto sembrano il frutto di una “moda” da mostrare, cattiverie da manifestare con gesti plateali di cui fin troppo spesso neanche se ne comprendono il peso e la gravità.

Viviamo in una era social sfrenata dove stimoli ed esibizionismo cercano sempre modalità espressive nuove e spesso tendono a trarre “ispirazione” dalla storia seppur non avendola neanche studiata e capita.

Scimmiottare scritte antisemite di cui non si ha la minima consapevolezza del significato che negli anni del fascismo e nazismo erano sentiti emotivamente ma che oggi sembrano apparire come un messaggio e uno sfogo derivato dallo scontento di una vita sempre più difficile e di un futuro sempre più incerto.

La scuola dovrebbe incentivare maggiormente il ricordo di quel che abbiamo trascorso e non relegare il ricordo e l’omaggio solo nelle date di commemorazione come il 27 Gennaio.

Perché i libri del partigiano Beppe Fenoglio cosi come la storia di Corbari e il suo gruppo di giovani e altre decine e decine di storie partigiane non entrano di diritto nelle antologie didattiche?

La carta della Costituzione, educazione civica e la UE dovrebbero avere piu spazio e importanza a livello educativo. Queste sono le uniche armi contro l’ignoranza che apre le porte a pericolosi rigurgiti apparentemente dormienti.

 

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