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Diritti Umani e diseguaglianze nell’era pandemica

di C. Alessandro Mauceri
Eleanor Roosvelt con una copia della Dichiarazione dei diritti umani nel 1947

“Le violazioni dei diritti umani danneggiano noi tutti”. Sono queste le parole di apertura del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, per le celebrazioni della Giornata Mondiale dei Diritti Umani. “Il Covid-19 ha avuto un impatto sproporzionato su gruppi vulnerabili quali lavoratori in prima linea, persone con disabilità, anziani, donne e ragazze, minoranze. Il virus ha accentuato povertà, disuguaglianza, discriminazione; la distruzione del nostro ambiente naturale e le lacune nella tutela dei diritti umani hanno creato fragilità enormi nelle nostre società”. UN Live United Nations Web TV – António Guterres (UN Secretary-General) on Human Rights Day 2020 “Recover Better: Stand Up For Human Rights”

“I diritti umani sono universali e proteggono tutti noi”, ha aggiunto Guterres. Un monito che questo 10 Dicembre appare più duro che in passato. Sono passati oltre 70 anni da quando, il 10 dicembre del 1948, venne approvata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, un codice etico di importanza storica fondamentale. In quella occasione, per la prima volta nella storia dell’umanità, venne redatto e sottoscritto un documento che riguardava tutti gli esseri umani, senza distinzioni di sesso, di razza, di religione, di nazionalità o etnia. Un documento nel quale i capi di stato riconoscevano che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere semplicemente per il fatto di essere nato, di essere al mondo. Disponibile in più di 500 lingue, la Dichiarazione dei Diritti Umani è oggi il documento più tradotto al mondo. Per celebrare questa data, il 4 dicembre 1950 venne introdotta la Giornata Mondiale dei Diritti Umani (risoluzione 423 V).

Il tema della Giornata dei Diritti Umani del 2020 non poteva non tenere conto delle conseguenze della pandemia di Covid-19: “Raggiungeremo i nostri obiettivi globali comuni solo se saremo in grado di creare pari opportunità per tutti, affrontare i fallimenti esposti e sfruttati dal Covid-19 e applicare gli standard in materia di diritti umani per affrontare le disuguaglianze radicate, sistematiche e intergenerazionali, l’esclusione e la discriminazione” si legge sulla pagina del sito ufficiale delle NU.

Quest’anno, quello delle Nazioni Unite è più di generico invito all’azione per i diritti umani, è un invito a essere attivi: “Stand Up for Human Rights” è il motto. Quest’anno le Nazioni Unite sentono che è necessario un cambiamento, mostrare esempi pratici e ispiratori che contribuiscano a recuperare meglio e promuovere società più resilienti e giuste. Esempi come quello del Kiwanis International Distretto Italia San Marino da tempo inserito nell’Agenda for Humanity delle Nazioni Unite come stakeholder, “esempio” da seguire e da imitare per le iniziative che porta avanti a favore dei diritti in particolare dei minori.

Durante la pandemia si è assistito ad un aggravarsi della povertà, all’aumento delle disuguaglianze, della discriminazione strutturale e radicata e all’emergere di altre lacune nella protezione dei diritti umani. Quattro gli obiettivi primari per le NU quest’anno: porre fine alla discriminazione (di qualsiasi tipo); affrontare le disuguaglianze (secondo le NU è necessario combattere non solo la pandemia da Covid-19 ma anche la pandemia di disuguaglianza”); incoraggiare la partecipazione e la solidarietà all’interno degli stati e tra i governi; e promuovere lo sviluppo sostenibile (Diritti umani e Agenda 2030 sono definite “pietre angolari” per una ripresa “che non lasci indietro nessuno”).

Numerosi gli eventi per celebrare questa giornata. A cominciare proprio da quelli realizzati dalle NU: a Ginevra, si terrà un evento audiovisivo online dal titolo “Recover better: Stand up for Human Rights”. Anche a New York è previsto un evento virtuale: “Una celebrazione degli eroi in prima linea Covid-19” per celebrare quanti combattono in prima linea e sopportano il peso della pandemia. E poi in Uganda dove un “concorso di saggi” inviterà gli studenti a riflettere su una vasta gamma di questioni emergenti in materia di diritti umani in relazione alla pandemia di Covid-19. O in Cambogia dove verrà lanciata la campagna dal titolo Right to Create sul processo partecipativo di produzione artistica. E in Ucraina dove una mostra fotografica racconterà le storie di coloro che rischiano di essere lasciati indietro durante la pandemia. Anche in America Latina dove sarà organizzato un concerto online per mostrare come è possibile recuperare meglio attraverso la musica.

Nessuno ha dato grande risalto (ammesso che ce ne siano) alle iniziative istituzionali che verranno realizzate in Italia. Qui, parlare di “sviluppo” sostenibile appare anacronistico: il giudizio del rapporto CENSIS appena pubblicato definisce il “sistema-Italia una ruota quadrata che non gira” dove le disuguaglianze sociali esistenti non sono una novità. E dove, come ha confermato Amnesty International, i diritti umani sono spesso una chimera, tra porti chiusi, rifugiati e migranti lasciati in mare aperto e sgomberi forzati. Problemi per i quali non basta certo organizzare un concerto o una mostra fotografica il 10 Dicembre, il giorno in cui in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti dell’Uomo.

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