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La crisi sanitaria non deve divenire crisi alimentare. La prospettiva digitale

di Domenico Letizia

Le notizie sulla diffusione dei contagi e sul numero di casi da coronavirus che provengono dal mondo sono allarmanti così come le statistiche economiche e il numero degli scambi commerciali che risultano compromessi, almeno per quest’anno. Il Mediterraneo prova ad intravedere un nuovo percorso verso la “nuova normalità” e le prospettive commerciali appaiono la tematica da affrontare con urgenza per il comune bacino.

L’agroalimentare ha finora risentito meno di altri settori ma, avverte la FAO nel suo Food Outlook Report di giugno, c’è ancora da lavorare per evitare che l’emergenza sanitaria si trasformi in emergenza alimentare. In questo sarà fondamentale il ruolo del commercio internazionale, sottolinea l’organizzazione: a oggi il Report prevede una crescita del 2,2% tra 2020 e 2021 per i cereali e moderati incrementi anche per carni, prodotti ittici e oli vegetali. Tematiche che riguardano anche la nostra Penisola se consideriamo il tessuto economico vitale legato all’agri-food e alle molteplici piccole e medie imprese del settore.

Secondo i dati elaborati dalla fiera internazionale del B2B dedicata al food & beverage “TuttoFood“, organizzata da Fiera Milano, i dati dell’export italiano nel primo trimestre dell’anno sembrano confermare la resilienza del settore. La pasta italiana, in particolare, dopo il record di 2,6 miliardi di euro in esportazioni nel 2019 a marzo ha fatto registrare un ulteriore balzo nelle vendite all’estero di ben il 21% in volume, con 97 mila tonnellate esportate in più, di cui 72 mila sui mercati comunitari. Positivo contro ogni aspettativa anche il risultato del vino, con un +5,1% sui mercati extra Unione Europea, nel primo quadrimestre 2020.

Gli scambi internazionali saranno, secondo le stime elaborate da Fondo Monetario Internazionale, il traino per la crescita del comparto del settore food&beverage che quest’anno subirà, per cause di forza maggiore, un calo del 5%. Le esportazioni del settore cresceranno mediamente dell’11% nel biennio 2020-2021 e meglio degli altri comparti faranno distillati, farine, food equipment, dolci, acqua, caffè e latte.

I comparti salumi, vino, birra e packaging si presenteranno in linea con la media del settore. I comparti delle conserve e della pasta registreranno la progressione più limitata. Come resistenza al calo economico, i piccoli negozi e i locali indipendenti stanno scoprendo il digitale, per un’offerta sempre più diversificata e adatta anche alle richieste di target esigenti, come le giovani generazioni estremamente social. La priorità sarà diversificare i canali. Il primo della classe del 2020 sarà sicuramente l’e-commerce, con una crescita del Food & Grocery che l’Osservatorio eCommerce B2C, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, stima al +55% per un totale di quasi un miliardo di euro in valore.

Inoltre, si stanno moltiplicando le catene che rendono trasparente al consumatore ogni aspetto della filiera di un prodotto, tramite “bollini” di sostenibilità, tracciabilità e punteggi che misurano l’impronta ecologica del prodotto. Con l’emergenza sanitaria, anche i più scettici si sono resi conto che adottare un approccio responsabile verso l’ambiente, le persone e le risorse non è greenwashing, ma una necessità per continuare a crescere nel medio-lungo termine. Sarà soprattutto il commercio internazionale a sostenere la ripresa tra il 2020 e il 2021. Per chi non si è ancora aperto ai mercati esteri, è il momento di farlo, scegliendo partner istituzionali affidabili e strumenti digitali adatti alla propria crescita nei mercati internazionali.

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