ore

I bambini vittime dei conflitti armati: un silenzio mediatico intollerabile

di C. Alessandro Mauceri

Nel novembre scorso i bambini sfollati dal campo di Rukban ricevono biscotti ad alto contenuto energetico e pasti nutrienti consegnati attraverso l’operazione di aiuto inter-agenzia delle Nazioni Unite e della Mezzaluna Rossa Araba siriana (SARC) al campo di Rukban. Anche la consegna di aiuti umanitari avviene con il contagocce per le severe restrizioni militari nell’area © UNHCR / UNHCR [Foto di Fabio Giuseppe Carlo Carisio]

Oltre 25.000 bambini uccisi, torturati, mutilati, violentati o rapiti negli scontri armati in atto in vari paesi del pianeta in un solo anno. Responsabili di questo, spesso anche i governi o le forze armate nazionali. É il triste (e, sotto certi aspetti, preoccupante) bilancio presentato il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres al Consiglio di Sicurezza.

Il rapporto, dal titolo Bambini e conflitti armati, è una breve sintesi dei casi di “gravi violazioni” o semplicemente di “violazioni”. Un “riassunto” in cui paese per paese, António Guterres lancia accuse pesantissime sul modo in cui vengono trattati i bambini vittime innocenti di guerre che non li riguardano, che non hanno voluto e che, molte volte, adolescenti, ragazzini e ragazzine non sanno neanche perché vengono combattute. Di ogni paese il Segretario Generale delle NU fa una disamina attenta. E, ogni volta, non manca di sottolineare aspetti delicati, temi di politica internazionale che inspiegabilmente i maggiori media nazionali e internazionali hanno fatto finta di non vedere (distratti dalle ciliege mangiate da questo o quel politico o dal calcio che è ripreso nonostante il rischio ancora alto di contagio).

Il primo dato importante è quello sul numero dei casi ufficiali riportati: ai 24.422 “nuovi casi” di violazioni rilevati si devono aggiungere 1.241 casi che risalgono all’anno precedente ma che sono inspiegabilmente continuati anche nel 2019. E poi i numeri assoluti: nel 2019 sono stati 4.019 i bambini uccisi nelle varie guerre o missioni di pace in giro per il mondo. A lor si aggiungono 6.154 bambini che hanno riportato mutilazioni.

Tornano alla mente le famose mine che da decenni i paesi sviluppati vendono impuniti a paesi in guerra e che possono rimanere nel terreno per tempi lunghissimi, spesso anche dopo la fine dei conflitti. Ordigni che continuano ad uccidere e a mutilare dato che rimuoverle spesso ha costi troppo elevati anche per le Nazioni Unite. Il numero di bambini morti o mutilati, ha sottolineato Guterres, desta “serie preoccupazioni relative alle violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani, circa la mancanza di capacità e di misure per mitigare i danni e la guerra in aree densamente popolate”. Ma esiste anche un altro dato non meno preoccupante: quello sugli obiettivi scelti da chi bombarda dalla terra o dal cielo: nel 2019, sono stati quasi mille gli attacchi diretti a scuole (494) e ospedali (433). In Siria, nel territorio palestinese occupato, in Afghanistan, in Somalia e in molti altri paesi. E molte di queste stragi volute sarebbero stati volute da governi ufficiali, non solo da terroristi o da gruppi ribelli.

Nel 2019, gli attacchi a scuole e ospedali commessi da soggetti “statali” sono stati 503, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Altro tema delicato di cui i media occidentali non parlano quasi mai sono i casi di stupri e le altre forme di violenza sessuale di cui sono vittime migliaia di bambine. Qui Guterres ha addirittura dovuto ammettere che le sue stime potrebbero essere “ampiamente sottostimate”. E ancora una volta lancia un’accusa pesante: il numero di casi attribuiti a soggetti pubblici è quasi raddoppiato. É per questo secondo il Segretario Generale elle Nazioni Unite che spesso queste bambine e le loro famiglie non denunciano le violenze subite (temendo ritorsioni da parte delle autorità).

Nonostante le belle parole pronunciate durante i convegni in palazzi moderni e le promesse contenute negli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite stupri (anche di gruppo), schiavizzazione sessuale e matrimoni forzati rimangono tattiche di guerra largamente utilizzati. E, per molti media “argomenti tabù”. Anche i casi di bambini reclutati e coinvolti direttamente o indirettamente in scontri armati e nei combattimenti risulta enorme e ancora una volta i dati riportati appaiono sottostimati. In Libia, ad esempio, secondo il rapporto del Segretario Generale delle NU Guterres, “non sono stati verificati casi di reclutamento” di bambini. Peccato che lo stesso rapporto poco dopo parli dell’arresto e della detenzione in Libia di otto ragazzi di età compresa tra 14 e 17 anni dal governo di accordo nazionale per “associazione con l’esercito nazionale libico (LNA)”. Ma il numero dei casi reali è molto più alto: secondo un altro rapporto, presentato da un’agenzia locale, in Libia sarebbero spesso coinvolti nei combattimenti bambini e adolescenti provenienti anche dalla Turchia e dalla Siria. Riferendosi alla Libia, Guterres ha dichiarato di essere “preoccupato per la prevalenza di uccisioni e mutilazioni di bambini e attacchi a scuole e ospedali”. “Esorto tutte le parti a rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale, in particolare il principio di distinzione tra civili e persone che partecipano direttamente alle ostilità e tra oggetti civili e obiettivi militari”.

Un giudizio pesante su ciascuno dei paesi citati nella pur breve disamina presentata al Consiglio di Sicurezza delle NU: in molti altri paesi, ogni anno continuano decine di migliaia di bambini continuano a subire le conseguenze di guerre e rivolte che nessuno, al di là dei proclami mediatici, riesce a risolvere: nemmeno le Nazioni Unite finora riuscite a porre un freno a quello che in molti casi dovrebbe diventare un “affare di Stato”.

 

ALTRI ARTICOLI CHE POTREBBERO INTERESSARE

Per segnalazioni o proposte di collaborazione
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: