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Liverpool rimossa dalla lista dei siti patrimonio dell’umanità

di C. Alessandro Mauceri

Foto dal sito metropolitano.it

In generale, per una città ricevere dall’UNESCO il riconoscimento di patrimonio dell’umanità è importantissimo. É una conferma “dell’eccezionale valore universale” di un territorio.

Ma, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è un riconoscimento eterno. A confermarlo quanto è avvenuto nei giorni scorsi: la città di Liverpool è stata privata del suo status di patrimonio mondiale dopo che l’UNESCO ha rilevato una “perdita irreversibile” del valore storico dei suoi moli vittoriani, proprio quello che aveva portato l’ente delle Nazioni Unite a concedere questo titolo.

La decisione è stata presa nel corso di una riunione che si è tenuta in Cina. Gli esperti dell’UNESCO hanno constatato che il lungomare di Liverpool è stato devastato da forme di edilizia selvaggia (tra le quali uno stadio di calcio). Lo status di patrimonio mondiale dell’UNESCO era stato concesso alla città inglese solo pochi anni fa: nel 2004 (insieme al Taj Mahal, in India, e alla Grande Muraglia Cinese).

Una decisione, quella di rimuovere Liverpool dall’elenco, che arriva dopo anni di sollecitazioni e richiami. Nel 2012, l’Unesco aveva avvertito che i cambiamenti stavano alterando significativamente lo skyline della città e rischiavano di ridurre il valore del patrimonio del lungomare. Tutto inutile. L’amministrazione comunale ha preferito dare la precedenza a progetti come Liverpool Waters, un mega progetto da 5,5 miliardi di sterline che prevede di trasformare terreni in disuso in aree urbanizzate. Anche la decisione di costruire il nuovo stadio di calcio lungo il fiume dell’Everton “aggiungerebbe alla minaccia accertata di un ulteriore deterioramento e perdita” secondo l’UNESCO. Cambiamenti che, secondo i tecnici dell’UNESCO, avrebbe contribuito a causare un “grave deterioramento e perdita irreversibile” del valore universale dell’area insieme a “una significativa perdita per la sua autenticità e integrità”.

Joanne Anderson, sindaco della città, si è detta “estremamente delusa e preoccupata” e ha annunciato che il consiglio starebbe valutando la possibilità di presentare ricorso all’UNESCO. “Il nostro sito del patrimonio mondiale non è mai stato in condizioni migliori avendo beneficiato di centinaia di milioni di sterline di investimenti in dozzine di edifici elencati e nel regno pubblico”, ha dichiarato. Dello stesso avviso Steve Rotheram, sindaco dell’area metropolitana di Liverpool, secondo il quale la decisione “non riflette la realtà di ciò che sta accadendo sul campo”.  “É stata una decisione presa dall’altra parte del mondo da persone che non sembrano capire il rinascimento che ha avuto luogo negli ultimi anni”, ha detto Rotheram.

Di ben altro avviso Jayne Casey, che nel 2008 fu co-direttore creativo della capitale della cultura di Liverpool. Casy ha definito l’annuncio deprimente per il passato culturale della città. Secondo lui la dichiarazione di patrimonio dell’umanità avrebbe conferito prestigio a Liverpool, ma avrebbe anche causato un boom di sviluppo che alla fine ha soffocato la vita artistica della città. “Liverpool è cambiata dall’essere una città culturale a una che è solo vita ovunque”, ha detto.

Dopo la comunicazione, in molti hanno accusato il governo di non fare abbastanza per proteggere i propri siti storici e di non aver fatto nulla da quando l’UNESCO aveva minacciato di radiare la città di Liverpool dall’elenco. Secondo Henrietta Billings, direttrice di Save Britain’s Heritage, essere stata privata dello status di patrimonio mondiale è motivo di “imbarazzo nazionale”.

Avere perso questo riconoscimento non produrrà solo un danno d’immagine per la cittadina inglese. L’etichetta dell’UNESCO non solo permette ai siti storici di potere accedere a finanziamenti, ma consente anche di essere tutelati in caso di conflitti e di ricevere la protezione delle Nazioni Unite ai sensi delle convenzioni di Ginevra in caso di guerra.

Liverpool è il terzo sito, negli ultimi 50 anni, a perdere lo status. Gli altri sono stati il Santuario arabo dell’Oman, nel 2007, e la valle dell’Elba di Dresda in Germania, nel 2009.

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