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7 bambini su 10 sono regrediti durante il lockdown

di Francesco Pira

© Monkey Business / Images Shutterstock

Pc, tablet e smartphone sono strumenti che regalano infinite possibilità di crescita e divertimento: si può scoprire il mondo, acquisire conoscenza, divertirsi e socializzare. Le nuove tecnologie, tuttavia, hanno anche un lato oscuro, che può portare i più giovani ad isolarsi, a perdere la capacità di concentrarsi, studiare ed interagire normalmente.

Durante questi mesi di lockdown è stato necessario per ogni scuola attivare la didattica a distanza, ma a quanto pare la situazione di isolamento ha causato una condizione di stress con ripercussioni sulla salute fisica, ma anche su quella emozionale-psichica di piccoli e adolescenti, abituati ad incontrarsi a scuola tutti i giorni.

Infatti, in molti casi è avvenuta una regressione. Proprio in questi giorni sono stati valutati i risultati di uno studio sull’impatto psicologico della pandemia sui più piccoli promosso dall’Irccs Giannina Gaslini di Genova e guidato dal neurologo Lino Nobili, a capo del dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell’istituto. Secondo l’indagine, sono aumentati disturbi del sonno, attacchi d’ansia, irritabilità ed episodi di pipì a letto.

L’indagine è stata condotta su un campione di 6.800 persone, di cui circa 3.200 con figli minori: secondo i risultati il 65% dei bambini sotto i 6 anni e il 71% di quelli sopra i 6 anni hanno subìto disagi e problematiche, principalmente legate alla regressione. Si sono ripresentati problemi che sembravano risolti, come il pianto inconsolabile, la paura del buio, le difficoltà ad addormentarsi oppure l’ansia da separazione.

Nello specifico, per i bambini under 6 anni, i disturbi più frequenti sono stati l’aumento della irritabilità, disturbi del sonno (paura del buio, risvegli notturni, difficoltà di addormentarsi) e ansia (inquietudine, ansia da separazione). Per bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni prevale la sensazione di mancanza d’aria e o fiato corto, un’aumentata instabilità emotiva con irritabilità e sbalzi d’umore e una significativa alterazione del ritmo del sonno. Il 71% tende ad andare a letto molto più tardi e non riesce a svegliarsi al mattino,

“La ricerca è un ulteriore stimolo a recuperare al più presto, pur con le necessarie precauzioni, le opportunità di interazione diretta tra coetanei, strumento essenziale per lo sviluppo emotivo e l’acquisizione di competenze” osserva lo psichiatra Fabrizio Starace, membro della task force di Vittorio Colao per la ripartenza economica e sociale del Paese. “È importante essere consapevoli di quanto le misure assunte dal governo di chiusura e isolamento, che pure hanno messo in sicurezza la salute delle famiglie italiane, abbiano pesato su bambine, bambini e adolescenti – spiega la sottosegretaria di Stato alla Salute Sandra Zampa – Sono loro quelli che hanno pagato un prezzo particolarmente alto durante il lockdown. Non poter andare a scuola, non poter vedere le proprie maestre e i propri compagni di classe, non poter correre e giocare in un parco con i propri amici li ha certamente penalizzati. Per questo dobbiamo oggi fare in modo di accompagnarli per mano fuori per far ritorno a una quotidianità che vorremmo fosse la più bella e sicura possibile. Dobbiamo fare in modo che alla fine di un’esperienza che ricorderanno per tutta la vita, si sentano più forti e sicuri, consapevoli che si può combattere e vincere anche una battaglia difficilissima come quella che abbiamo condiviso contro il coronavirus.”

“Guai a sottovalutare gli effetti del lockdown sulle famiglie, ha detto anche Fabrizio Starace, psichiatra e componente della task force Colao per la ricostruzione economica e sociale del Paese. Ha sottolineato: “Anche in altri Paesi sono stati notati sintomi come questi fra i ragazzi. E penso poi ai giovani con problemi come Adhd o altre patologie mentali, costretti a casa magari in uno spazio ristretto. Questa ricerca ci conferma l’ampiezza di questo fenomeno, avvertito in tutte le famiglie italiane ed è uno stimolo a recuperare al più presto.”

Navigare in rete, trascorrere qualche ora su internet, può essere un’esperienza entusiasmante, che permette ai bambini di ampliare le loro conoscenze e approfondire i propri interessi: ascoltare storie e canzoni in una lingua straniera, consultare enciclopedie interattive, conoscere culture lontane e affascinanti. Ma la rete, la tecnologia, non può portare all’isolamento dei bambini, perché genera in loro un comportamento negativo e rischi per la salute fisica e psicologica. La vita reale, l’incontro, il gioco e gli stimoli che provengono dal contatto con i compagni di scuola, o gli amici, non può certamente sostituirsi alla vita vissuta in connessione.

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