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La giornata dei Sàmi per riflettere sul futuro del nostro Pianeta

di Domenico Letizia

Il sei febbraio è la giornata internazionale del popolo Sàmi, l’unica popolazione “indigena” del continente europeo. Tale popolo abita la regione di Sápmi, ubicata in alcune zone della Norvegia, della Svezia, della Finlandia e della Russia. Una variegata civiltà autoctona che vive in relazione alle proprie tradizioni storiche, praticando la pesca, la caccia, la raccolta e l’allevamento delle renne che rappresentano ancora oggi la pietra angolare della cultura Sàmi. Attualmente, la popolazione Sàmi conta circa 80.000-100.000 persone che mantengono viva la propria storia e diffondono le proprie radici culturali e sociali. La maggior parte dei villaggi Sàmi sono ubicati nelle contee di Finnmark, Jämtland, Nord-Trøndelag, Nordland e di Troms in Norvegia. Anche quest’anno, l’Ambasciata di Italia ad Oslo ricorda e celebra la cultura Sami diffondendo materiale informativo e pubblicistica per richiamare alla memoria europea e italiana i valori e la cultura del popolo Sàmi.

Dal 1996, anche i comuni svedesi di Gällivare, Jokkmokk e Arjeplog sono patrimonio mondiale dell’UNESCO con la denominazione di “Area Laponiana”, un riconoscimento che incide ulteriormente sulla comunità internazionale spingendo a preservare e a tutelare tale patrimonio sociale e culturale. Un’area di 9.600 chilometri quadrati chiamata comunemente Lapponia, regione di Lapponia o Area lappone e inserita fra i Patrimoni dell’umanità del UNESCO per il suo substrato culturale e per l’immenso valore ambientalistico. Il 95% di questa regione è protetta come parco nazionale o riserva naturale.

Per gran parte del XX secolo ai Sàmi fu proibito di parlare la propria lingua e fu imposto l’uso del norvegese, al fine di identificare tale popolo in un contesto statuale preciso, generando la perdita delle lingue sami per metà della popolazione della Norvegia. Oggi, la Norvegia tutela tale popolazione autoctona e sostiene la conservazione culturale dell’immenso patrimonio culturale che la regione ospita. I Sàmi ritenevano che la natura, così come le rocce, gli scogli e i laghi, fosse dotata di una propria anima. Gli animali erano venerati e particolarmente rispettati e avevano la stessa importanza delle persone, poiché diffusa era la convinzione che ogni essere vivente avesse almeno due anime, una corporale e una esteriore.

Nella Norvegia settentrionale si può trascorrere una giornata con una famiglia di allevatori di renne e incontrare la loro mandria, conoscendo il lavoro degli allevatori, mentre in aprile e maggio e possibile anche partecipare alla spettacolare migrazione annuale delle renne.

Tra i musei che offrono le più ricche esposizioni sulla cultura e la storia sami vi sono il Museo Nazionale Sami a Karasjok, il Varanger Sami Museum e il Museo Norvegese di Storia culturale a Oslo. Particolarmente importanti sono divenuti i festival sami, visitati dai turisti di tutto il mondo, che consentono attraverso concerti, mostre, eventi culturali e attività sportive, come il lancio del lazo e la corsa delle renne, di comprendere meglio le tradizioni e la cultura sami. I mutamenti climatici hanno prodotto delle ripercussioni notevoli anche per questo popolo. Le renne, animali al centro dell’economia del mondo dei Sàmi, stanno vivendo enormi problematiche con lo scioglimento del permafrost perché faticano a trovare muschi e licheni tra il ghiaccio, che ha sostituito la neve, non riescono a nutrirsi regolarmente e rischiano di morire di fame.

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