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L’addio a Franco Battiato. Cantore e Maestro di cultura e spiritualità

di Paolino Canzoneri
[Foto di Massimo Torcivia]

A poche ore dalla scomparsa del Maestro Franco Battiato non si avverte l’esigenza di scrivere l’ennesimo articolo commemorativo come usanza richiede, piuttosto ci si sente attoniti e basiti per quel retrogusto amaro e doloroso di una magnificenza artistica e spirituale che improvvisamente ascende verso un regno non più terreno che lascia noi tutti ancorati e soli in questo mondo a vivere una vita di sottomissione, servilismo delle futili passioni umane.

Un materialismo opprimente che per tutta una esistenza si insinua pericolosamente dentro e non lascia trasparire quella spiritualità e quella trascendenza che solo gli artisti sanno mostrare attraverso le loro opere.

Franco Battiato con la sua poesia e con la sua musica ha raccontato la sua evoluzione, la sua crescita e maturità riuscendo a trasmettere emozioni grazie all’impiego sapiente di una metrica perfetta e di uno stile corale eccelso che andava ben oltre la semplice melodia orecchiabile e facile da assimilare tanto da essere considerato grande fonte di ispirazione per artisti in crescita alla ricerca di una propria introspezione musicale.

I suoi primi album precorrevano certi esperimenti musicali dove strumentazione elettronica avanguardistica faceva timidamente capolino in Italia dove nei primi anni 70 sposava il genere musicale chiamato progressivo che a macchia d’olio dalla Gran Bretagna e dai paesi sassoni si espandeva praticamente in tutto il mondo.

In tanti anni Battiato è stato in grado di comporre album di impegno mantenendo una rigida e polemica diffidenza per tutte le contraddizioni di una società sempre più distratta dalle mode e sempre più incapace di comprendersi e di fermarsi a meditare sulla propria essenza di vita.  Autore di brani e musiche per messe, opere epiche e storiche che raccontano l’Oriente, l’Africa e le terre dove il culto tribale diviene un elemento di separazione definitiva con il consumismo e l’opulenza del capitalismo che impoverisce l’uomo moderno rendendolo schiavo di una vita meschina e senza concretezza.

La Sicilia ha sempre svolto il ruolo di luogo di riposo e di stasi, come un tempio religioso di pace e meditazione per un ritiro spirituale senza tempo, lontano dal caos e dall’opprimente fama.  Gli ultimi anni trascorsi a Milo, a pochi chilometri da Catania e poi la scomparsa silenziosa e protetta dal massimo riserbo della famiglia che gli è stata vicino fino alla fine.

Ebbi modo di conoscerlo nel 2014 a Palermo in occasione dell’uscita di un documentario dal titolo “Attraversando Il Bardo” dove a villa Filippina prima della proiezione raccontò dell’esperienza metafisica dei lama buddisti a contatto con la reincarnazione post-mortem. Lontano da atteggiamenti da star e da fasti di onnipotenza e in modo del tutto gentile e ossequioso, molto grato per il mio interesse, parlò pochissimi minuti spiegando quei passi meditativi e spirituali efficaci per migliorare la propria vita e il proprio equilibrio.

Manca già tanto il Maestro; manca infatti quella silenziosa e rassicurante serenità che si percepiva con la sua presenza tra noi.

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