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Quelle bare bianche e i sogni spezzati

di Francesco Pira

Comprendere il disagio delle nuove generazioni è fondamentale per evitare che i nostri figli, i nostri giovani, rovinino la loro vita o addirittura la perdano per una stupida sfida frutto della fragilità del nostro tempo

In questi giorni un’altra terribile notizia sta facendo molto discutere e riflettere ancora una volta. Matteo Cecconi studente 18enne, iscritto al quarto anno, è morto durante una lezione in Dad. A quanto pare al cambio dell’ora, durante una pausa, ha scollegato il pc e non si è più ricollegato. Il padre di rientro a casa lo ha trovato agonizzante, disteso sul pavimento della cucina.  Nonostante i soccorsi non è stato possibile salvarlo. Un’altra bara, altri sogni spezzati.

È stata aperta un’inchiesta dalla procura di Vicenza per fare chiarezza sulle cause della morte e sarà l’autopsia, voluta dal pubblico ministero Gianni Pipeschi, a dare delle risposte. Matteo era il rappresentante d’istituto, frequentava l’Itis Fermi di Bassano del Grappa, praticava sport e non aveva problemi di salute. I Carabinieri stanno raccogliendo prove e indizi e a casa del diciottenne e hanno sequestrato alcune confezioni di medicinali, ma anche nitrito di sodio. Le indagini sul pc di Matteo hanno evidenziato l’acquisto di questa sostanza su un sito internet. Un reagente utilizzato nella produzione industriale, usato anche in farmacia e nel settore alimentare, se assunto in quantità elevate può intossicare e anche uccidere.

Gli investigatori si chiedono come mai Matteo abbia acquistato questa sostanza, pagandola circa venti euro. Nessuno sa cosa abbia spinto il giovane a compiere questo gesto e non si esclude l’ipotesi di una challenge finita in tragedia. I genitori, papà educatore e mamma impiegata, sono stati interrogati dagli investigatori e hanno scartato l’ipotesi del suicidio: nessun segno né problemi, Matteo era un ragazzo dai tanti interessi.

Il portale sussidiario.net ha pubblicato un articolo, firmato da Davide Giancristofaro Alberti, in cui si riportano le interviste che la trasmissione Storie Italiane ha raccolto a Bassano del Grappa. I pareri raccolti sono disarmanti: “Sono sconvolto perché non mi aspettavo potesse farlo, era un bravissimo ragazzo che studiava tanto, l’ultimo da cui ti aspettavi”, ha detto un ragazzo.

Un altro ragazzo ha commentato: “Prima c’era l’altra challenge Blue Whale tanti hanno perso la vita, qual era lo scopo? Morire, c’era qualcuno che manipolava le menti dei ragazzi”. E aggiunge: “Queste sfide vanno a toccare quelli che hanno meno forza a dire no, lo fanno per farsi vedere, per avere notorietà.”

Un altro dichiara: “Il deep web è un mattatoio, trovi tutto, droga.” Un signore del luogo: “Dico ai genitori di guardare bene quello che fanno i propri figli e di non dare nulla per scontato”. Infine, altri due giovani concludono: “Una persona che fa questo gesto è per essere accettato. Nessuno si aspettava che stesse cosa male.”

Mentre discutiamo Matteo è morto e si attende l’esito, tra qualche mese, dell’autopsia eseguita all’ospedale di Bassano, il professor Stefano D’Errico dell’istituto di medicina legale dell’università di Trieste. Tante le domande che non trovano risposte, ma l’ipotesi più attendibile rimane quella dell’avvelenamento.

Non possiamo non ricordare il caso avvenuto a Genova, il 10 febbraio, dove un ventenne è morto in ospedale per sospetto avvelenamento da sostanze tossiche: si è poi scoperto che si trattava di nitrito di sodio.

Nel mese di dicembre è morto un altro ragazzo a Latina che si è avvelenato con un miscuglio di sostanze e anche lui aveva comprato sul web il nitrito di sodio. Su tutti questi episodi gravissimi stanno indagando le procure di Vicenza e di Roma per capire se esiste un collegamento tra queste morti. In un periodo come questo è difficile stabilire le motivazioni di una simile azione e trovare un senso logico a tutto quello a cui stiamo assistendo.

Mi sono occupato tantissime volte degli effetti del Covid 19 sui giovani e, attraverso le mie ricerche, ho potuto constatare il senso di solitudine che ha pervaso le loro vite in questo ultimo anno. Come se non bastasse ci sono i dati condivisi da Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, secondo i quali i tentativi di suicidio e autolesionismo sono aumentati del 30%. Un quadro allarmante e preoccupante che non può essere ignorato e trascurato. Credo anche che ci fossero dei problemi che, durante la pandemia, si sono palesati in tutta la loro gravità. Quello delle challenge è un argomento su cui sto conducendo, ormai da mesi, una vera e propria battaglia.

Serve subito una nuova interpretazione della Media Education per presentare nuovi  modelli che educhino all’uso delle nuove tecnologie. Non più una Media Education come educazione ai media, piuttosto come strumento di nuovo approccio strategico alla formazione, affinché i nostri ragazzi capiscano come vivere all’interno dell’universo dei social network. E poi le scuole per i genitori. Così come un percorso di educazione ai sentimenti. Comprendere il disagio delle nuove generazioni è fondamentale per evitare che i nostri figli, i nostri giovani, rovinino la loro vita o addirittura la perdano per una stupida sfida frutto della fragilità del nostro tempo.  Siamo davanti a nuove emergenze educative e non basta responsabilizzare i genitori o fare qualche seminario nelle scuole. E poi aspettare in silenzio il nuovo caso di cronaca.

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