
Le difficoltà generate dall’emergenza sanitaria all’interno del Mediterraneo hanno rafforzato l’idea dell’importanza della cooperazione della ricerca scientifica comune tra Italia e Tunisia. Il focus prioritario di tale analisi resta quello del food, con l’aumento dei progetti in tema di agricoltura 4.0, acquacoltura e acquaponica. Per acquaponica si intendeuna tipologia di agricoltura mista ad allevamento sostenibilebasata su una combinazione diacquacoltura e coltivazione idroponica, al fine di ottenere un ambiente simbiotico e un processo di gestione sostenibile. In un sistema acquaponicol’acqua delle vasche per l’acquacoltura viene pompatain quelle idroponiche, in modo tale che le piante che vi si trovano possano filtrarla sottraendo diverse sostanze di scarto dei pesci, traendone contemporaneamente nutrimento. L’attenzione sull’innovazione e la ricerca scientifica in tema di food tornano alla ribalta con alcuni ultimi progetti che la cooperazione Italia – Tunisia sta sviluppando.
IlConsorzio regionale per la ricerca applicata e la sperimentazione(Coreras) ha sviluppato un’interessante sinergia con l’Università di Sfax, ilConsiglio Nazionale delle Ricerche(CNR), l’Unione Tunisina dell’Agricoltura e della Pesca(UTAP),Green Futuree l’Associazione della Continuità delle Generazioni(AGC) persostenere il settore dell’agricoltura e dell’acquacoltura, in particolare nei territori non urbani della Sicilia e della Tunisia, attraverso losviluppo di innovazioni di processoe l’avvio di produzioni innovative secondo la tecnologia dell’acquaponica.Tale processo combina la produzione di animali e piante acquatiche in un unico sistema.Riflettere sull’importanza di avviare processi produttivi innovativi per i sistemi economici di Italia e Tunisia risulta particolarmente importante per la crescita comune delle aziende agricole del Mediterraneo e per nuove prospettive di occupazione per i giovani nei territori di appartenenza.
Lo sviluppo di tali progetti e la cooperazione internazionale nell’ambito del food è salutata positivamente dall’ingegnereFranz Martinelli, presidente diGi.&Me. Association, che nel corso degli ultimi anni ha lavorato molto alla creazione di sinergie e progetti condivisi tra Italia e Tunisia, coinvolgendo anche la rete diplomatica e consolare italiana in Tunisia e quella tunisina in Italia, e ciò in quanto quella dell’alimentazione è una sfida importantissima e il recupero delle tradizioni e dei prodotti tipici del nostro bacino è un’opportunità da approfondire sia in termini di occupazione e sia per la salute alimentare dei popoli del Mediterraneo. Gi.&Me. Association, con il progetto “Governance of small mediterranean farms with a cereal vocation” (Go.S.Fa.Med), ha posto l’attenzione suiprocessi organizzativi delle aziende agricolein rapporto alla produzione del frumento, evidenziando l’importanza di riflettere sulla sinergia che le aziende cerealicole del Mediterraneo devono avviare, intendendo accrescere il settore della filiera cerealicola, con azioni precise di marketing, di accesso ai finanziamenti e con una gestione sostenibile e innovativa delle piccole aziende agricole.
Il progetto che è coordinato daGi.&Me Associationassieme al Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, vede lavorare assieme partners di varie aree del Mediterraneo quali: Slow Food Tebourba Association,Société mutuelle de services agricoles (SMSA)e l’Institut National de la Recherche Agronomique de Tunisieper la Tunisia;MAICh – Mediterranean Agronomic Institute of Chania,Mills of CreteeTHESGI Farmers’ Cooperative of Thessalyper la Grecia; l’Università di Granadaper la Spagna; l’International Agricoltural Research and Training Center per la Turchia; ilCREA– Alimenti e Nutrizione,l’INSOR – National Institute of Rural Sociology,Terre Frumentarie – Azienda Agricola Li Rosi GiuseppeeENCO s.r.l. per l’Italia.
Altro progetto autorevole ha per titolo “Grani Autoctoni del Mediterraneo – InGraMed”, sempre coordinato da Gi.&Me. Association, e vede lavorare assieme il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), Lumsa Università, l’Istituto Nazionale di Sociologia Rurale, la società IQUII, l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo(PAM), Terre Frumentarie, la società ENCO, per l’Italia; il National Agricultural Research Institute of Tunisia, per la Tunisia; l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Chania, l’Accademia di Atene, per la Grecia; l’Istituto Agronomico e Veterinario Hassan II del Marocco,per il Marocco.
Tale progetto, attraverso la ricerca scientifica e storica dei prodotti autoctoni del Mediterraneo, vuole contribuire a porrel’alimentazione al centro delle realtà socialisu cui dover puntare, a partire dalla cooperazione dell’Italia con la Tunisia. Abbracciare l’intera filiera, dai piccoli agricoltori che lavorano e seminano le varietà tradizionali di grano duro, con le donne che ne fanno prodotti ad alto valore aggiunto, come il borghul, il couscous, il pane e le tipologie di paste della tradizione tunisina fino alla distribuzione finale di questi prodotti ad alta capacità nutrizionale è una sfida che merita estrema attenzione per la crescita e l’innovazione dei processi aziendali in tutto ilMediterraneo.

