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Condottieri e sudditi nell’Italia in corsa verso l’oblio

di Paolino Canzoneri
[Foto: Today.it]

L’impoverimento dei valori etici della politica italiana ci consegna un Paese stravolto e lacerato che non sembra più interessato a seguire quella linea di rigore istituzionale, baluardo assoluto della storia e della cultura italiana.

Oggi si aggiunge un tassello ancora mancante nel degrado opportunista di una politica che sfacciatamente palesa senza vergogna una forte mancanza di rispetto del ruolo della popolazione all’interno del concetto di Stato e senza altrettanta vergogna tesse le fila di un bieco gioco di interessi personali. La politica di oggi sembra covare un proprio dogma assoluto: acquisire sempre più potere nella gestione della cosa pubblica, unica strada percorribile per ottenere benefici, privilegi e per aumentare il proprio dominio e controllo sulla gestione dei punti nevralgici che dettano in qualche modo l’agenda pubblica.

Dalla Prima Repubblica ad oggi, il cittadino italiano ha condotto una esistenza passiva contrariamente a quel che si crede intendere quando lo si rappresenta come protagonista nel suo ruolo decisorio alle urne. Dopo il “boom” post bellico la borghesia capitalista e democristiana, in Italia, aveva gettato le basi per un appiattimento morale e culturale senza precedenti aprendo a forme di autoritarismo e genuflettendosi in modo servile in una adorazione “religiosa” del capitalismo perdendo il senso e la misura delle esigenze di una classe operaia costretta a perpetuare il processo produttivo fino allo stremo delle forze e troppo spesso priva delle corrette cautele per la propria incolumità.  Oggi con l’avvento delle tecnologie informatiche e con i social network quella frenetica rincorsa non si è affievolita ma ha messo a nudo debolezze umane e falle evidenti nel nostro modo di giudicare cosa è giusto e cosa non lo è.

L’obiettivo dei media di massa è rafforzare quell’indottrinamento lineare che ottiene grandi riscontri perché colpisce i sensi procurando piacevole soddisfazione (per via dei neurotrasmettitori endogeni che rilasciano dopamina), le nostre speranze, la nostra percezione del presente e i nostri desideri di una vita dove equilibrio ed estetica sembrano essere i principali obiettivi da raggiungere. Appare evidente che non ci scandalizziamo più di niente; accettiamo tutto e lo facciamo con una sconcertante abitudine che non lascia spazio a propositi per riacquisire quello spessore e quel valore sociale e politico di un tempo dove retorica e filosofia si pregiavano di essere espressione interiore e profonda di una sinergica connessione tra spirito e intelletto. Come a loro modo asseriscono grandi filosofi e pensatori, l’uomo fa la storia ma il suo processo evolutivo o involutivo è dettato dagli effetti del capitalismo che regola abitudini, bisogni e convinzioni che giocano un ruolo dominante sulla nostra vita e marcano un percorso preciso ma il più delle volte frainteso e percepito erroneamente come manifestazione di libertà.

Detto questo, agli occhi della classe politica attuale, il comportamento passivo degli italiani rappresenta una sorta di delega garante che consente il “disbrigo” dei propri comodi alla luce del sole. Per citare un esempio di questi ultimi giorni, Matteo Renzi, parlamentare leader di un partito al governo con una manciata di voti che non superano il 3% si è permesso a spese dello Stato e in piena pandemia, di volare in Arabia alla Devos del deserto come membro della fondazione “Future Investment Initiative” voluta dal principe saudita Mohammed bin Salman per prendere accordi relativi a copiose sovvenzioni dalla poco chiara destinazione. Voci dell’intelligence americana asseriscono che il principe saudita sembra aver giocato un ruolo decisivo sull’assassinio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi del 2 ottobre del 2018 avvenuto all’interno della sede del Consolato saudita di Istanbul e di cui Biden, attuale presidente degli Stati Uniti, ne raccomandava a gran voce “nessuno faccia affari con lui”.

La penosa “sviolinata” di Matteo Renzi e i sui complimenti espressi sulla monarchia definita come “nuovo rinascimento” in un delirio di parole “ruffiane e piacione” usate in modo esageratamente servile tanto da aver imbarazzato magari pure il principe saudita stesso, è stata trasmessa dalla televisione araba e mostra in uno spettacolo oltraggioso quanto il potere politico in Italia oggi si senta legittimato a perseguire i propri interessi senza l’obbligo morale e istituzionale di offrire spiegazioni o peggio, darle senza consentire ai giornalisti di porre domande specifiche sull’iniziativa che ha suscitato comunque un vespaio di polemiche. Matteo Renzi, il “ducetto di Rignano sull’Arno” come recita il titolo del libro di Michele De Lucia (Kaos Edizioni 2016), da uomo politico di lungo corso, ha commesso molti errori manifestando una evidente incoerenza promettendo e rimangiandosi quanto detto prima in un modus fin troppo tradizionale nella politica italiana. Lo hanno fatto in molti, moltissimi spianando la strada verso un inter abitudinario che non spaventa e indigna più di tanto.

Ci si riallaccia quindi a quanto scritto prima in una sorta di eterno “déjà vu” che avvilisce e umilia la politica che ogni giorno perde interesse ma che corre verso una perdita di stabilità e rispetto che serve per fronteggiare una “guerra eterna” che ogni giorno presenta una faccia diversa e aggiunge un capitolo nuovo.

Esponenti e saggi di grande cultura oramai sembrano convinti di aver compreso, nelle loro dottissime capacità di analisi del presente, dietrologie nascoste e farraginose come fossero trame di serie televisive di spionaggio o thrilling o chissà cos’altro mentre in fondo la storia e le trame, quelle vere, più o meno occulte di questo Paese, in fondo, si conoscono già.

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