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L’export iraniano è il terrorismo internazionale

di Domenico Letizia
Giulio Terzi [Ambasciatore ed ex Ministro degli Esteri]

Quello che sta accadendo in Libano lo si può comprendere solo attraverso un’analisi delle influenze politiche estere e del gioco geopolitico che alcuni paesi continuano ad intraprendere nello scacchiere internazionale mediorientale.

Nel quadro della continua minaccia alla stabilità dell’intera regione mediorientale, l’Organizzazione United Against a Nuclear Iran ha organizzato un Webinar per illustrare gli effetti negativi sull’intera Comunità Internazionale, qualora l’embargo sulle armi all’Iran, sancito della Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, non venga rinnovato alla scadenza il prossimo 18 ottobre.

I lavori di approfondimento online hanno visto la partecipazione di Brian Hook, Rappresentante Speciale USA per l’Iran e Consigliere del Segretario di Stato Mike Pompeo, Nikki Haley già Rappresentante Permanente USA alle Nazioni Unite e Senior Advisor di UANI, Norman Roule ex “National Intelligence Manager” per l’Iran e Senior Advisor di UANI che ha illustrato nel dettaglio le conseguenze della fine dell’embargo. Il presidente di UANI, il senatore Joseph I. Lieberman e l’Amministratore Delegato, l’Ambasciatore Mark D. Wallace hanno introdotto i lavori illustrando come il regime di Teheran rappresenti il principale sponsor del terrorismo internazionale, mediante il pieno e diretto sostegno alle milizie “proxy” in tutto il Medio Oriente, ed evidenziando gli effetti economici prodotti dalla campagna di “massima pressione” lanciata dal Presidente Trump per ridurre le capacità finanziarie del regime e quindi di esportare il terrorismo in tutto il mondo.

Un’azione questa che dovrebbe essere intrapresa con urgenza anche dall’Unione Europea e, in particolare, dal nostro Paese. L’invito a seguire e a comprendere l’importanza di tali lavori è giunto anche dall’Ambasciatore, già Ministro degli Esteri, Giulio Terzi che recentemente ha ricordato il perchè della minaccia iraniana alla comunità internazionale. «Quando si ha a che fare con un Paese come l’Iran, ovvero con una teocrazia religiosa che alcuni definiscono islamo-fascismo, che ha una visione messianica del mondo e che ritiene che il martirio sia la massima ambizione di tutti i suoi cittadini, sì, c’è da essere molto preoccupati», ha dichiarato l’Ambasciatore Terzi durante un’intervista. Da decenni il regime teocratico iraniano, appare più impegnato nell’abuso dei diritti umani e nell’esportazione del terrore, mentre 80 milioni di iraniani allo stremo, oltre la metà dei quali hanno meno di 30 anni, lottano per sfamare le loro famiglie in un contesto sociale molto precario, con carenze idriche e prezzi dei prodotti alimentari che sono aumentati di oltre il 60%, senza dimenticare un bilancio delle vittime del coronavirus fuori da ogni controllo. 

Oggi, la Repubblica islamica si trova ad affrontare un vero e proprio collasso sociale, sotto i colpi di una dittatura teocratica corrotta, un’economia in via di disintegrazione e un tentativo estremamente confuso di affrontare la pandemia di Coronavirus. Il regime dei mullah ha ormai perso il controllo sia degli andamenti economici che sulla salute pubblica. L’obiettivo è quello di distrarre il popolo dalla politica interna sviluppando e innescando continue minacce e interferenze dall’estero, trovando il nemico assoluto nello stato di Israele e negli Usa. Un élite nazionale, quella iraniana, che dalla rivoluzione del 1979, sperpera miliardi per l’esportazione del terrore e per finanziare milizie in tutta la regione, spendendo miliardi nel programma nucleare militare invece di sfamare i suoi cittadini. 

Dal momento che non vi è alcuna prospettiva di un accordo con gli ayatollah, l’unica politica praticabile e sostenibile per gli Stati Uniti è quella di favorire il cambio di regime. Considerate le vulnerabilità interne alla teocrazia, Washington può ancora ritagliarsi un ruolo considerevole nell’indebolire il potere del regime. Attualmente, abbiamo anche una classe politica iraniana all’opposizione, democratica, laica e pronta a rinnovare il paese in caso di cacciata degli ayatollah. Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), una coalizione all’estero di organizzazioni gruppi e personalità democratiche Iraniane, fondata nel 1981 a Teheran per iniziativa di Massoud Rajavi, il leader della Resistenza Iraniana. I componenti del CNRI sono guidati dalla dissidente democratica Maryam Rajavi, indicata da molti come futura presidente Iraniana per “il periodo di transizione che seguirà il rovesciamento del regime iraniano“. Il Medio Oriente può cambiare e per farlo deve cambiare il governo dell’Iran. 

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