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Giovanni Falcone 28 anni dopo. L’esigenza di un simbolo per le generazioni future

di Paolino Canzoneri

Che vuol dire essere un eroe e cosa si insinua dentro al cuore quando si è consapevoli che tale pregio costa la vita stessa? Dopo 28 anni si resta ancora attoniti e incantati davanti una qualsiasi foto di Giovanni Falcone, si prova a scovare nuovi dettagli nei suoi occhi e nel suo sorriso come in perenne ricerca di altri significati ancora oggi deficitari di verità e giustizia.

Almeno per una volta è bello concentrarsi su quella famosa foto che lo ritrae sorridente intento ad aprire le ante di una persiana alla ricerca di luce e purezza laddove la crudeltà umana si è assuefatta all’abominio divenuto unico scopo di una esistenza logora il cui istinto animalesco ha completamente annientato qualsiasi ragione e qualsiasi umanità.

Il 23 maggio è un appuntamento con la coscienza di una Italia che fin troppe volte ha spianato la strada a maldestri interessi che poco hanno da condividere con la purezza e con lo spessore di tanta cultura e arte che hanno da sempre impreziosito quest’isola sempre esposta ad ogni tipo di intemperie e dove pessimi e ignoranti individui si sono sempre assunti un ruolo decisorio della sorte e delle controversie della popolazione troppe volte raggirata.

Da 28 anni in questo giorno fiumi di parole si sprigionano da ogni argine nel tentativo legittimo e rassicurante di aggiungere ulteriori chiavi di lettura ed interpretazioni a futura memoria e nell’assoluta necessità di informare la giovane generazione non ancora nata al tempo in cui il giudice Giovanni Falcone riusciva a tessere le fila della complicata e ingarbugliata matassa che in un percorso malsano e deviato consegnava il bel paese ad una criminalità assoluta e spietata.

Si rimane stupiti e increduli della forza e del coraggio di uomini consapevoli di aver un gran fiuto per le indagini e una vita fin troppo corta che li attende ad un ultimo appuntamento, ad un’ultima imboscata.

Ma oggi in un mondo in cui il male sembra prevalere su ogni forma di giudizio e di comportamento, oggi, la certezza che incombe è quella che le istituzioni devono rappresentare un sacro muro invalicabile per ogni forma di inumana e animalesca intenzione di sopraffazione con ogni abuso e violenza.

Piace ricordare un efficace intervento durante la 25esima ricorrenza del 23 maggio 2017 in cui Vito Lo Monaco, presidente dell’associazione Pio La Torre, prese parola nel palchetto dinanzi una platea immensa di giovani in via Notarbartolo, vicino l’albero Falcone dinanzi al portone dove abitava. Un intervento per i giovani e per il loro futuro ricordando l’estremo coraggio di altre figure istituzionali che hanno pagato con la vita il loro tributo immenso.

Il presidente Vito Lo Monaco ebbe a dire:

“E’ il modo simbolico più significativo per dimostrare che l’antimafia vera è una ma ha mille facce, mille storie diverse che raccontano l’impegno comune delle vittime per il cambiamento in nome della Costituzione Repubblicana a difesa dei più deboli e della democrazia contro ogni forma di violenza, di disuguaglianza e ingiustizia sociale. E’ questo quello che unisce l’antimafia sin dal suo manifestarsi dai fasci siciliani dell’ottocento al movimento contadino del dopoguerra agli anni ottanta e novanta fino all’epoca appunto dei delitti politico-mafiosi delle stragi. E’ un filo rosso purtroppo di sangue che unisce uomini e storie politiche e culturali sociali istituzionali diverse. Scrisse lo storico Francesco Renda che senza il disegno di legge scritto con il contributo anche di Rocco Chinnici presentato dopo l’uccisione di Pier Santi Mattarella, democratico cristiano presidente della Regione; da Pio La Torre deputato comunista e poi segretario regionale del suo partito che era stato anche un dirigente sindacale della CGIL e che ha provato al parlamento nel 82 solo dopo l’uccisione di Pio La Torre e del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa sarebbe stato difficile imbastire il Maxi Processo che si avvalse grazie agli investigatori a quei giudici inquirenti e giudicanti di cui abbiamo sentito parlare del reato di associazione di stampo mafioso e della confisca dei beni proventi di reato introdotti dalla legge Rognoni-La Torre. Ma senza la capacità e la volontà del pool antimafia di cui furono esponenti di primo piano e purtroppo vittima per la loro tenacia esplorativa e descrittiva del fenomeno mafioso Falcone e Borsellino probabilmente la legge Rognoni-La Torre sarebbe rimasta inapplicata. Esplorare la rete di relazione tra mafia, affari politici e corruzione è stato ed è pericoloso ma solo quando questa rete di relazione con imprenditori corrotti, politici compiacenti, istituzioni e società indifferenti saranno definitivamente spezzate, saremo tutti liberi da ogni mafia. E’ il compito, il testimone che consegniamo a voi giovani generazioni per vivere un futuro libero e avere un lavoro pieno di dignità.”

Un efficace intervento durante la 25esima ricorrenza del 23 maggio 2017 in cui Vito Lo Monaco, presidente dell’associazione Pio La Torre, si rivolge ai giovani dal palchetto dinanzi l’albero Falcone

 

“Ragazzi, la mafia è senza dignità e onore, ogni suo euro è macchiato di sangue, come ricorda Papa Francesco e anche noi da laici lo ascoltiamo e vorremmo lo ascoltassero unanimi tutti i componenti delle classi dirigenti del paese, quella politica, quella economica, quella istituzionale e quella sociale. Oggi voi rappresentate l’intera società civile di questo paese che percepisce quanto pericolo la mafia rappresenti per la nostra democrazia e per la crescita economica e sociale del paese e quello che contraddistingue questa antimafia vera, plurale da quella di cartone, ipocrita, pericolosa che serve a schermare affari e carriere politiche, a voi dunque questa consapevolezza proseguire insieme alle vecchie generazioni questa battaglia per il cambiamento contro ogni sfruttamento. Sono sicuro che sarete all’altezza che oggi compete a voi nella scuola, domani nella società che vi costerà sacrificio e impegno. La mafia non è invincibile ed oggi risulta indebolita ma non sconfitta definitivamente; essa si evolve e si adatta alla finalizzazione globalizzata di questo mondo grazie alla sue reti di relazioni, il metodo mafioso, vedete il processo mafia capitale, può essere smantellato e occorre quella volontà politica che rivendichiamo con forza affinchè gli investigatori, i giudici, gli imprenditori e cittadini onesti si sentano sempre più forti della mafia e sappiano spezzare quel sottile filo evolutivo del metodo mafioso che rimane sempre uno strumento illecito di potere e ricchezza. So che ce la faremo, so che ce la farete”.

Ogni ricorrenza aggiunge un tassello nuovo all’incessante ricerca di verità che questo paese fin troppe volte tende ad occultare e figure come Giovanni Falcone oltre a rappresentare il simbolo della lotta alla criminalità organizzata a livello nazionale, diventa una esigenza di riferimento per le nuove generazioni che dovranno sostenere il fardello di una lotta senza quartieri contro la mentalità mafiosa prima infezione assoluta che si è sempre trasmessa da padre a figlio quando la cultura e l’istruzione vengono considerati come elementi non necessari e di cui è possibile farne a meno.

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