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Summit G20: sorrisi e ottimismo di un successo senza certezze

di C. Alessandro Mauceri

I lavori del G20 di Roma volgono al termine e i leader stanno facendo le valige per andare a Glasgow, in Scozia, dove stanno per iniziare i lavori della COP26.

Sui giornali non si fa che parlare di loro. Delle 85 macchine blindate della scorta del presidente americano Biden (peraltro coinvolte in un incidente mentre andava a far visita al Papa: nessun danno grave, ma il fatto che un’auto qualunque abbia potuto raggiungere e tamponare uno dei mega-blindati del convoglio presidenziale americano dovrebbe far riflettere: e se fosse stato un terrorista?). I giornali sono pieni di articoli e notizie che parlano della cena di gala al Quirinale. O del tè delle mogli dei premier (chissà se, per par condicio, ha partecipato anche il marito della Merkel?). O della visita del premier indiano Modi in Vaticano (dove, però, nessuno ha parlato degli attacchi a cristiani avvenuti in India nel 2021 – almeno 300 secondo un recente rapporto).

Nel suo discorso di chiusura Draghi ha usato parole rassicuranti e altisonanti (ma prive di numeri reali): “Abbiamo gettato le basi per una ripresa più equa”. “Non è stato facile raggiungere questo accordo, è stato un successo”. Parole generiche e poca realtà. Promesse come “ripristinare i legami che ci uniscono nell’interesse dell’intera comunità globale” o gettare “le basi per una ripresa più equa”. Di concreto c’è poco. E quel poco che c’è dovrebbe far riflettere sui reali obietti che erano alla base degli incontri appena conclusi. Temi come il sistema fiscale internazionale (ovvero l’aliquota minima per le multinazionali (che, a ben guardare, è molto più bassa di quella che si pensava all’inizio e, soprattutto, non riguarderà le banche che una recente inchiesta ha scoperto fare affari in paradisi fiscali dove questo minimo è zero se le banche portano i miliardi nei paradisi fiscali… | Notizie Geopolitiche). O il superamento del protezionismo: un modo gentile per dire che si sta cercando di creare un mercato unico mondiale che sposterebbe la concorrenza tra le multinazionali su un livello più alto ma che danneggerà ancora di più tutte le piccole e medie imprese (non è un caso se grande assente era il leader cinese). Qualcuno ha parlato “addirittura” del problema “Taiwan” (importante per gli scambi commerciali in un’area strategica dal punto di vista geopolitico).

Draghi ha parlato di “impegno” climatico. Poi, però, lui stesso ha ammesso che in questo c’è poco di reale: “siamo riusciti a mantenere vivi i nostri sogni, impegnarci a nuovi provvedimenti, ulteriori stanziamenti giganteschi di denaro, ulteriori promesse di riduzione delle emissioni”. “Sul clima per la prima volta i Paesi G20 si sono impegnati a mantenere a portata di mano l’obiettivo di contenere il surriscaldamento sotto i 1,5 gradi – ha spiegato Draghi – con azioni immediate e impegni a medio termine”. “Anche sul carbone i finanziamenti pubblici non andranno oltre la fine di quest’anno”. Purtroppo molti dei leader presenti hanno già dichiarato di voler continuare ad utilizzare il carbone ancora per molto tempo e l’innalzamento delle temperature medie di 1,5 gradi non è più da “contenere” visto che è già superato.

La verità è che la verità è completamente diversa da quella che i leader presenti al G20 hanno cercato di presentare come vera. La crisi climatica ha raggiunto livelli mai visti prima. Al punto di mettere spesso in discussione la sopravvivenza delle fasce più deboli della popolazione. A confermarlo il rapporto dell’UNICEF Running Dy: the impact of water scarcity on children in the Middle East and North Africa, “Quasi 9 bambini su 10 in Medio Oriente e Nord Africa vivono in aree a stress idrico alto o estremamente alto, il che comporta serie conseguenze per la loro salute, nutrizione, sviluppo cognitivo e mezzi di sostentamento futuri”.

“Circa 66 milioni di persone nella regione non hanno servizi igienici di base e una percentuale estremamente bassa di acque reflue viene trattata adeguatamente”. Secondo Bertrand Bainvel, vicedirettore regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa, “La scarsità idrica sta avendo un profondo impatto sui bambini e le famiglie, a partire dalla loro salute e nutrizione. La scarsità d’acqua sta diventando anche sempre più causa di conflitti e sfollamenti”. “Il cambiamento climatico provoca minori piogge per l’agricoltura e il deterioramento della qualità delle riserve d’acqua dolce a causa del trasferimento di acqua salata nelle falde acquifere d’acqua dolce e l’aumento delle concentrazioni di inquinamento”. “In molti Paesi della regione, i bambini sono sempre più costretti a percorrere lunghe distanze a piedi solo per andare a prendere l’acqua, invece di passare quel tempo a scuola o con i loro amici a giocare e imparare”, ha detto Chris Cormency, consulente regionale dell’UNICEF per l’acqua e i servizi igienico-sanitari nella MENA.

Al G20, però, si è preferito parlare di multinazionali e di mercati unici sui cui vendere i loro prodotti senza dazi. Prodotti che a volte lasciano un segno sulla salute dei bambini: un recente rapporto dell’OMS ha sottolineato i rischi legati al “trattamento informale dei dispositivi elettrici o elettronici scartati”.

“Con l’aumento dei volumi di produzione e smaltimento, il mondo deve affrontare quello che un recente forum internazionale ha descritto come un crescente “tsunami di rifiuti elettronici”, mettendo a rischio vite umane e salute”, ha detto Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore generale dell’OMS. “Allo stesso modo in cui il mondo si è mobilitato per proteggere i mari e i loro ecosistemi dall’inquinamento da plastica e micro-plastica, dobbiamo mobilitarci per proteggere la nostra risorsa più preziosa, la salute dei nostri figli, dalla crescente minaccia dei rifiuti elettronici”. Ancora una volta, impressionanti i numeri. Più di “18 milioni di bambini e adolescenti, alcuni di appena 5 anni, sono attivamente impegnati nel settore industriale informale, di cui il trattamento dei rifiuti fa parte”. Altri vivono, vanno a scuola e giocano vicino a centri di riciclaggio dei rifiuti elettronici con alti livelli di sostanze chimiche tossiche, per lo più piombo e mercurio. “I bambini esposti ai rifiuti elettronici sono particolarmente vulnerabili alle sostanze chimiche tossiche che contengono a causa delle loro dimensioni più piccole, degli organi meno sviluppati e del rapido tasso di crescita e sviluppo”. Assorbono più inquinanti rispetto alle loro dimensioni e sono meno in grado di metabolizzare o sradicare sostanze tossiche dai loro corpi.

Di temi sociali, al G20, si è preferito non parlare. Eppure ci sarebbe stato molto su cui riflettere. Giovedì scorso, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, l’UNICEF, ha pubblicato uno studio nel quale parla di almeno 200 milioni di ragazzi e ragazze, in 31 paesi, privi delle risorse necessarie per studiare. Secondo il Remote Learning Readiness Index, più della metà, 102 milioni, vivono in paesi dove le scuole sono state chiuse (completamente o parzialmente) a causa della pandemia. Per questi adolescenti, è futuristico se non fantascientifico parlare di DAD, apprendimento a distanza. “Anche nel bel mezzo di un’emergenza in corso, sappiamo che ce ne sarà un’altra, ma non stiamo facendo abbastanza progressi per garantire che la prossima volta che gli studenti saranno costretti a uscire dall’aula, avranno opzioni migliori”, ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore Esecutivo dell’UNICEF.  Per centinaia di milioni di bambini, bambine, adolescenti il futuro potrebbe essere finito prima ancora di cominciare: senza istruzione la speranza di trovare un lavoro (nel proprio paese o all’estero) è praticamente pari a zero.

Cambiamenti climatici, sociali e geopolitici dei quali alcuni responsabili sarebbero noti. Almeno secondo un editorialista del Guardian che ha chiamato la “sporca dozzina” un ristretto numero di personaggi dell’industria e della finanza. “I peggiori inquinatori della nazione”, come li ha chiamati il Guardian, i cui nomi sono noti a tutti che sono riusciti “ad eludere la responsabilità e il controllo per decenni mentre aiutavano l’industria dei combustibili fossili a distruggere il nostro pianeta. Le azioni di questi supercriminali climatici hanno colpito milioni di persone, danneggiando in modo sproporzionato i vulnerabili che hanno fatto il minimo per contribuire alle emissioni globali”.

La sporca dozzina: incontra i migliori cattivi climatici americani | Georgia Wright, Liat Olenick e Amy Westervelt.  Ma loro non erano presenti al G20. E di loro (e di tutto il resto), come al solito, i leader mondiali non hanno parlato. Lo stesso hanno fatto i giornali: tutti impegnati sui dettagli del menù ideato da Fabrizio Boca, cuoco del Quirinale, per la cena di gala del G20 (a base di “salmone marinato all’aneto con polvere d’olive, risotto alla zucca” e filetti di spigola).

A proposito di Quirinale, unica voce fuori dal coro è stata proprio quella del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Non possiamo evadere la nostra responsabilità di fornire risposte. Lo dobbiamo alle aspirazioni a un mondo più giusto e migliore che vengono anzitutto dai nostri stessi concittadini. Lo dobbiamo ancor più alle nuove generazioni, alle quali va assicurato un futuro”, ha detto durante la cena al Quirinale. L’ecosistema è “stato compromesso per l’egoismo di chi è stato incapace di coniugare la legittima aspirazione alla crescita economica e sociale con l’esigenza di tutelare ciò che non ci appartiene”, ha aggiunto il Presidente.

E mentre i camerieri in livrea servivano la sontuosa cena ai capi di governo al ritorno dopo la tradizionale foto di rito del lancio della monetina nella Fontana di Trevi, nessuno ha sentito l’urlo di decine e decine di milioni di bambini che chiedono solo un pezzo di pane e un po’ d’acqua per non morire di fame. Loro, i “leader” (forse) non lo sanno, ma ciascuna di quelle monete avrebbero potuto sfamare un bambino per diversi giorni…

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