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L’inattesa zavorra renziana e la sorte del premier Conte. Il punto

di Paolino Canzoneri
 Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Palazzo Chigi
(Ansa/Filippo Attili – Ufficio Stampa Palazzo Chigi)

La situazione attuale non è delle più rassicuranti e il numero dei contagi da Covid-19 in Italia subisce una ennesima impennata come in un maldestro gioco a scacchi dove a turno le parti compiono la loro mossa da cui non si torna indietro. Pochi segnali incoraggianti vengono dal raggiungimento del primo milione di vaccini in Italia che apre uno spiraglio di luce nonostante la strada sia ancora lunga e difficile.

Il Ministro della Salute e Deputato della Repubblica Roberto Speranza ha “twittato”: “Un milione di persone vaccinate in Italia. È il primo incoraggiante passo di questa maratona decisiva per il futuro di tutti noi. Grazie alle donne e agli uomini del Servizio Sanitario Nazionale che con il loro lavoro straordinario rendono possibile questa impresa”.

Risulta fin troppo evidente come questo governo abbia in tutti i modi possibili cercato di riallacciare un rapporto di fiducia e credibilità con l’UE basando la propria strategia di contrasto al contagio con la collaborazione del Comitato Scientifico. I Dpcm frequenti sono stati messi in atto esclusivamente per ragioni di urgenza e nonostante questo, spesso, quello sforzo di non attuare provvedimenti troppo fortemente restrittivi, hanno causato incomprensioni e tacciato il governo di mancanza di una linea risolutiva concreta ed efficace come se nel resto d’Europa la situazione fosse migliore o addirittura come se ci fossero paesi europei che hanno già risolto il problema.

Il commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri, nella conferenza stampa convocata ogni fine settimana per tracciare il punto sulle attività di contenimento e contrasto all’epidemia, ha affermato che le terapie intensive hanno subito un lieve calo ma l’indice RT è in fase di ricrescita a 1,03 e questo concretizzerà la crescita dei contagiati e dei decessi. C’è poco da stare sereni e non è certamente il momento di azioni scellerate a pochi giorni dall’appuntamento con il Recovery Plan in procinto di essere stanziato in attesa che il Cdm approvi la legge di Bilancio.

La figura del premier, nonostante oggi goda di un fortissimo consenso nei sondaggi, ha dovuto sempre scontrarsi con polemiche e pregiudizi della stampa a mai finire come fosse macchiato da un perenne “peccato originale” che lo perseguita sin da quando da professore universitario accettò l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri del governo giallo-verde. Era palese che quel ruolo fosse complesso ed arduo. L’esperienza in politica da decenni e le pressioni egocentriche dell’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini miste a quel ruolo di “tutore” del Vice Premier Luigi Di Maio, abbiano posto Conte in una apparente condizione minoritaria nella sua prima fase di “apprendimento ed esperienza”.

Encomiabile come il premier stesso, da persona di cultura e rigore istituzionale, sia stato in grado di bruciare le tappe e “imparato alla svelta” tanto da acquisire le competenze necessarie per il ruolo assegnatogli per la seconda volta.

Tutto questo sembra valer poco per il senatore Matteo Renzi che ha avviato le dimissioni dalla compagine di Italia Viva delle ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti e del sottosegretario Ivan Scalfarotto aprendo quindi alla Crisi di governo. La motivazione, spiegata dalla viva voce di Renzi nella conferenza stampa in una quarantina di minuti prima di dare la parola alle ministre dimesse, sostanzialmente si può riassumere in un punto fondamentale: Italia viva sembra convinta del fallimento della gestione dell’emergenza pandemica del governo per la scelta errata di preferire il piano dei fondi europei del Recovery fund piuttosto che la soluzione della linea di credito del MES in una ottica precisa di finanziamento diretto per la sanità. Fondi diretti e sicuri che scongiurerebbero una dispersione di capitali per possibili errori di gestione in una occasione che appare più unica che rara, un treno europeo che passa una volta sola.

Per Renzi, inoltre, il premier ha condotto una politica discutibile per la presenza eccessiva sui social networks e per i frequenti Dpcm firmati senza un confronto con le altre parti della maggioranza di governo. Quel che ne è seguito è stato un tripudio di sdegno e rabbia da parte della stragrande maggioranza degli italiani che in un momento cosi preoccupante si trova a dover fronteggiare una raggelante media di decessi che giornalmente vacilla da 500 a 600 vittime e oltre.

Il gesto di Renzi, condiviso da pochi, appare irresponsabile e poco sensibile dinanzi la tragedia in corso e sembra spinto da ben altre motivazioni: la sua insofferenza verso Conte e verso meriti che “catturano tutta la scena” cosi come la condizione risicata di un piccolo partito nato da una scissione del PD che nei sondaggi raccoglie un risicato 4% parla chiaro e per un politico come Renzi, che mal digerisce il ruolo di “semplice comparsa”, risulta addirittura intollerabile nonostante la sua compagine avesse contribuito alla nascita del governo Conte bis. Oggettivamente non gli crede quasi nessuno. Promesse non mantenute e gravi incoerenze dove alcune sue affermazioni hanno giocato un ruolo fondamentale nella caduta e nella nascita di governi che in un modo o nell’altro oramai sono scritte nella storia politica di questo paese.

Il premier, forse stanco o forse fiducioso, andrà a giocarsi la sfida decisiva lunedì 18 febbraio nel pomeriggio alla Camera e martedì 19 di buon mattino al Senato nell’impresa di scongiurare lo scioglimento anticipato. La scelta di Renzi stavolta sembra aver tracciato una svolta definitiva a scenari futuri di condivisione e accordi con il PD e tantomeno con il Movimento 5 Stelle. Renzi stesso, a parole, ha escluso ogni possibile alleanza con la destra estrema di Salvini e Meloni sempre scalpitante per nuove elezioni in un gioco di preferenze di sondaggio che li danno probabilmente vincenti in caso di elezioni anticipate ma che nella sostanza, anche questo, è un appiglio disperato vista l’evidente incapacità di creare un programma alternativo politico serio e competente.

Riguardo i sondaggi è sempre meglio considerarli con molta moderazione.

Riassumendo quanto è stato fatto dall’avvento sciagurato di questa pandemia, risulta evidente e confortante un comportamento istituzionale finalmente pulito e serio come non lo si vedeva da tempo e seppur molte falle nella comunicazione e una serie imprecisa di scelte sbagliate o avventate, siamo il primo paese con il numero più alto di vaccini e si sono attuate una serie di iniziative tese a sostenere, per quanto possibile, la scuola e l’economia profondamente colpite dal disagio dello smart working, dal coprifuoco e dalla chiusura dei locali necessariamente posta in essere in linea con l’andamento del contagio. In un rimbalzo di colpe ed accuse non va sottovalutato il comportamento irresponsabile di negazionisti e irriducibili che ha dilazionato ulteriormente quell’abbassamento dei contagi che consentirebbe proprio il lento ritorno ad una vita normale e in questo caso non esiste un antidoto o una cura.

Cosi come il reddito di cittadinanza e ristoro è stato possibile in tempi relativamente stretti e ne hanno beneficiato in migliaia (bontà loro in base al reddito dichiarato). Le lamentele disperate degli esercenti raccontano un tragico sconforto proprio come fossero i crolli delle botteghe e negozi nelle strade a causa dei continui bombardamenti in tempi di guerra. Cosi come più volte chiesto dal nostro Presidente della Repubblica, serve una coesione, una forza comune che si spenda nel sostegno reciproco. Sergio Mattarella ha chiaramente espresso la sua opinione al di sopra delle parti. Risolvere velocemente questa crisi creando una maggioranza stabile; concetti pochi ma basilari, un incipit più che altro e Conte sembra sapere come agire.

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