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Ripensare le comunità montane e tutelare il patrimonio liquido delle aree interne

di Domenico Letizia

Il coronavirus ha rivisto le logiche degli spostamenti dei cittadini in tutto il mondo, riportando in auge il protagonismo della montagna e dei grandi spazi aperti. Il 24 e il 25 luglio si sono svolti gli Stati Generali della Montagna, con l’intervento e la viva partecipazione del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia: “Cambiare algoritmi ma non chiudere scuole e punti nascita in montagna. L’emergenza Covid-19 ci ha chiarito ancora una volta che alcuni diritti universali non sono negoziabili ma vengono prima dei vincoli di bilancio e lo Stato deve garantirli a tutti: salute e scuola su tutti”.

Agli Stati generali della montagna, svoltosi a Roccaraso, hanno partecipato anche la ministra per l’Innovazione, Paola Pisano, e il ministro per il Sud, Peppe Provenzano. La due giorni di Roccaraso ha visto sia sessioni di lavoro in plenaria che lavori di gruppo su tematiche inerenti la sostenibilità, la resilienza, la green economy, la digitalizzazione.

Minimo comune denominatore, la montagna e le strategie di rilancio del tessuto montano per il post-coronavirus. La pandemia ha dimostrato che abbandonare i territori e concentrare tutto nelle grandi città non è funzionale a nessuno ed è divenuto importante evidenziare e ribadire la necessità di coniugare le politiche territoriali in senso complessivo, riducendo le distanze tra i centri periferici e le aree urbane, in una nuova grande visione per il futuro di tutto il Paese.

Il bisogno di una nuova ripartenza si misura anche guardando alle misure varate dall’Europa per superare le difficoltà di questa fase implementando politiche territoriali legate alla green economy e alla valorizzazione dei territori montani. La montagna torna ad avere un ruolo centrale per la promozione di politiche sostenibili e per il rafforzamento di un ecosistema che produce economia e valore aggiunto. Un’opportunità per riflettere su come rilanciare anche i territori interni della Regione Campania.

A tal riguardo, l’Associazione culturale “Paese dell’Acqua”, guidata da Marco Iamiceli, e l’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per favorire lo sviluppo della valorizzazione delle risorse naturali, idriche in particolare, nel rispetto della gestione, come concreta opportunità d’impresa per il sistema economico e sociale delle aree montane.

Uncem e l’Associazione Paese dell’Acqua, in forza del protocollo, potranno operare per la piena attuazione della Strategia nazionale delle Green Communities, nonché per la piena valorizzazione dei servizi ecosistemici-ambientali. Potranno organizzare e realizzare iniziative, eventualmente in collaborazione con i Comuni montani e Unioni dei Comuni montani, intese a valorizzare le conoscenze sulle risorse idriche e le acquisizioni tecnico-scientifiche che hanno riflessi sull’economia montana.

Per l’Associazione campana “Paese dell’Acqua”, realtà associativa che spinge, con immenso lavoro, da anni per dare luce alle innumerevoli “popolazioni evolutive” che abitano le aree più interne del nostro Paese, l’opportunità appare straordinaria. “La nostra proposta di costruire una rete immateriale dei Paesi dell’Acqua, delle comunità che vogliono rimettere al centro delle proprie politiche locali, la tutela delle risorse idriche e dunque di quelle ambientali, grazie a questo accordo, diventa un obiettivo raggiungibile o quanto meno visibile“, afferma Marco Iamiceli guida e pilastro dell’Associazione.

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