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I tempi sono maturi per cambiare il volto dell’Italia

di Luigi Sanlorenzo

Palazzo del Quirinale [Foto dal sito del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica]

Oggi è il 21 febbraio e mentre doverosamente volgiamo lo sguardo ai dodici mesi che abbiamo alle spalle, alle quasi centomila vittime e alla scomparsa di tanti maestri, abbiamo il dovere di proiettarci verso i dodici che verranno.

Nel febbraio del 2022 dovranno accadere due fatti fondamentali per la vita del Paese: l’elezione del Presidente della Repubblica e l’andata a regime delle vaccinazioni che, da allora in poi diventeranno di prassi per tutti, al pari di quelle a cui annualmente bambini ed adulti si sottopongono.

Il 23 luglio Sergio Mattarella compirà ottanta anni, un’età non eccessiva per un presidente della repubblica, peraltro in buona salute e con la grande lucidità che tutti nel mondo gli riconoscono. Nonostante le voci che si rincorrono, non credo sarà necessario richiedergli di prolungare il mandato, aspirazione, peraltro, molto lontana dalle corde dell’uomo e del politico siciliano, come, eccezionalmente, avvenne per un anno nel caso di Giorgio Napolitano.

Un anno di “cura Draghi” il progressivo arrivo delle prime tranche del Recovery Fund – PNRR,  piano nazionale di rinascita e resilienza in Italia – le tante mutazioni all’interno del quadro politico con il tramonto del movimento cinque stelle e il consolidamento di tre poli sul modello europeo – Destra, Riformisti e Sinistra – vedranno mutare il volto del Paese inaugurando stavolta sì la Terza Repubblica che sorgerà dalle elezioni del 2023 con un Parlamento diverso per quantità dei rappresentanti e qualità delle principali forze politiche. Ma di questo scriverò più avanti e quando sarà il momento.

Tante transizioni si compiranno, alcune traumatiche altre più normali e razionali in un clima di rinnovata fiducia dell’Europa nei confronti dell’Itala, e viceversa, e dei cittadini nei confronti delle Istituzioni. Certo, molti lavori scompariranno, alcune aziende dovranno riconvertirsi ab imo ridisegnando la propria missione mentre altre chiuderanno, alcune categorie professionali dovranno ripensarsi, occorrerà aprire ai giovani nuovi percorsi scolastici e formativi diversamente progettati e connessi al mondo del lavoro, sarà necessario garantire agli anziani più bisognosi pensioni più dignitose e gestire per i lavoratori e le lavoratrici un piano di prepensionamenti razionale ed equo.

In tale scenario, molti danno per scontato che Mario Draghi sarà il nuovo Capo dello Stato; chi scrive ne ha auspicato per mesi sulla stampa l’arrivo ed oggi raccoglie il frutto della pazienza e, talvolta, dell’isolamento vissuto insieme a pochi altri intellettuali, in un quadro fosco che auspicava il Conte Ter e la sopravvivenza, con ruoli cruciali del Movimento Cinque Stelle, ormai divenuti solo un ricordo. Con analoga convinzione, tuttavia ritengo che l’attuale presidente del Consiglio non sarà molto incline ad accettare tale altissima investitura, tranne ad esservi costretto da eventi eccezionali, come è accaduto per Palazzo Chigi.

Sono infatti convinto che la nuova fase del paese debba avere anche un volto inedito per la storia repubblicana e credo che il tempo sia ormai maturo per avere al Colle una donna di grande spessore e notorietà internazionale anche fuori dalla politica.

Diciamo subito che la prassi consolidata vede l’alternanza al Quirinale di esponenti cattolici e laici e, unitamente a quanto già detto su di lui, Mario Draghi è un cattolico di altissima preparazione come Sergio Mattarella e potrebbe, come accadde per Lucio Quinzio Cincinnato nel V secolo a.C,  decidere di godersi prima possibile insieme alla famiglia che adora e che, inevitabilmente ha dovuto trascurare per decenni, il buen retiro umbro di Città della Pieve.

 “Durante il seguente anno, a causa del blocco di un esercito romano sul monte Algido a circa dodici miglia dalla città, Lucio Quinzio Cincinnato, che possedeva soltanto quattro acri di terra e lo coltivava con le proprie mani, venne nominato dittatore. Egli trovandosi al lavoro impegnato nell’aratura, si deterse il sudore, indossò la toga praetexta, accettò la carica, sconfisse i nemici e liberò l’esercito.” Come ricorda Eutropio in  Breviariun ab urbe condita.

Compiuta l’opera di salvataggio, Cincinnato rifiutò altre cariche e ritornò alla quiete del suo podere. Dante Alighieri, di cui ricordiamo quest’anno il settecentesimo anniversario della morte in esilio a Ravenna dove riposa, lo citò nel XV Canto del Paradiso.

Anche Mario Draghi avrebbe tutto il diritto a tale rispetto e il Paese gli renderà omaggio, appena possibile, con la nomina a senatore a vita.

In ogni caso, la nuova Italia dovrà avere un volto nuovo e tanti segnali indicano che ciò potrebbe accadere anche con l’elezione di una donna a sigillo dell’incremento del dibattito al riguardo ormai diventato quotidiano. Purtroppo l’età impedirà l’indicazione di molte che pure sarebbero all’altezza del compito e non vedo nella, peraltro, cattolica Marta Cartabia, insigne giurista, già presidente della Corte Costituzionale e ora ministra della giustizia, il carisma necessario.

Unendo quindi la successione laica, il desiderio che sta maturando nel Paese anche sulla scia dell’elezione con Joe Biden alla Casa Bianca della sua vice, Kamala Harris, la presidenza femminile alla Commissione Europea e alla Banca Centrale Europea, i tempi dovrebbero essere maturi.

A questo punto credo che la scelta potrebbe cadere – e non credo che detto oggi potrà “bruciarne” la candidatura secondo le vecchie e ormai abusate liturgie politiche che vorremo consegnate al passato – su Lucia Annunziata, giornalista e scrittrice, già presidente della RAI, direttore di Huffington Post Italia e conduttrice di Mezzora in più sulla terza rete nel cui studio televisivo vengono invitati i politici, e non solo, di ogni versante,  in un clima disteso e con  una serietà infinitamente molto più sincera e “repubblicana” del salotto fatuo di Porta a Porta, per non parlare di altri talk show.

Il rispetto con cui i suoi ospiti, antichi e recenti protagonisti della politica italiana ed a cui non fa mai alcuno “sconto”,  le si rivolgono è il segnale di una stima incondizionata a motivo della sua terzietà sorretta senza infingimenti da una cultura politica nota a tutti, del valore professionale indiscusso e dello stile british, privo di qualsivoglia sbavatura. A ciò si aggiungerebbe un’età adeguata al ruolo, l’europeismo inossidabile e gli intensi rapporti con gli Stati Uniti, paese che conosce bene e dove è molto stimata: elementi cruciali che atterranno anche al ruolo delicatissimo di conferire l’incarico di Presidente del Consiglio, dopo l’elezioni del 2023 il cui esito sarà a lungo incerto nei prossimi mesi. Mentre rinvio il lettore alla biografia dell’Annunziata reperibile in più fonti del web e proponendone una molto sintetica su https://biografieonline.it/biografia-lucia-annunziata, ritengo che si tratterebbe del completamento, non certo secondario, del profilo della nuova Italia che tutti stiamo aspettando. I prossimi mesi ci diranno se, apparsa per la prima volta sulle pagine dello Spessore, tale previsione unita all’auspicio di chi scrive, potrà realizzarsi; abbiamo davanti alcuni mesi per dibatterne e per pervenire a scelte di saggezza e modernità. Forse sarebbe ora.

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