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Covid-19 e la strage dei visoni in Danimarca

di C. Alessandro Mauceri
Foto Ansa EPA

In Danimarca è strage di visoni. La decisione è stata presa dopo che una forma mutante di COVID-19 potenzialmente resistente ai futuri vaccini ha cominciato a diffondersi tra i visoni d’allevamento.

Un rapporto di un’agenzia governativa che mappa il coronavirus in Danimarca ha mostrato una mutazione nel virus trovata in 12 persone nella parte settentrionale del paese che sono state infettate dal visone. Questo ha portato il governo danese a introdurre misure di blocco più severe in alcune parti del paese.

Il ministro della Sanità Magnus Heunicke ha detto che metà dei 783 casi umani di COVID-19 nel nord della Danimarca “sono legati” al visone. “Il virus mutato nel visone può avere conseguenze devastanti in tutto il mondo”. Il ministro danese per l’Alimentazione, Mogens Jensen, afferma che 207 aziende agricole sono state infettate, rispetto alle 41 del mese scorso, e la malattia si è diffusa in tutta la penisola occidentale dello Jutland.

Le autorità sanitarie del paese temono che il nuovo ceppo possa rivelarsi più resistente a un vaccino. Kåre Mølbak, capo dello State Serum Institute, l’autorità nazionale per il controllo delle malattie infettive, afferma che il ceppo aveva mutazioni sulla sua proteina spike, la parte del virus che infetta le cellule sane. “C’è il rischio che i vaccini che prendono di mira la proteina spike non forniscano una protezione ottimale contro i nuovi virus che si verificano nel visone”, ha detto in un rapporto pubblicato dall’istituto.

La Danimarca è uno dei principali esportatori al mondo di pellicce di visone: vengono “prodotti” circa 19 milioni di pellicce all’anno, per la maggior parte vendute in Cina e a Hong Kong. Kopenhagen Fur, che riunisce 1.500 allevatori danesi, rappresenta il 40% della produzione mondiale di visoni. L’abbattimento dei 15 milioni di visoni del paese potrebbe avere conseguenze economiche non indifferenti: secondo stime del governo il costo sarebbe di 5 miliardi di corone.

La morte di milioni di visoni – abbattuti per COVID-19 o uccisi per la pelliccia – è una tragedia per il benessere degli animali. Gli allevatori di pellicce hanno ora una opportunità di allontanarsi da questa industria crudele e morente e scegliere un più umano e sostenibile sostentamento”, ha dichiarato la portavoce della Humane Society International-Europe, Joanna Swabe. Nessun commento, invece, stranamente da parte di Greenpeace Dk
  
“Gli sviluppi in Europa sono davvero significativi e stiamo compiendo un grande passo verso il fatto che gli allevamenti da pelliccia siano solo una reliquia del passato”, ha detto Joh Vinding, direttore di Anima, una associazione ambientalista che opera sul territorio.

Anche altri paesi hanno seguito l’esempio della Danimarca. In Spagna sono stati abbattuti 100.000 visoni dopo che erano stati rilevati casi di coronavirus in una fattoria nella provincia di Aragón. A inizio maggio, erano aumentati i casi di visoni infetti in allevamenti olandesi, fino al 20 maggio quando il Ministro dell’Agricoltura Carola Schouten ha comunicato al Parlamento che è “plausibile che un visone abbia infettato i dipendenti di un’azienda”. Secondo le stime, in almeno uno dei lavoratori malati, il ceppo del virus è lo stesso individuato nei visoni e ciò rende probabile che l’animale sia stata la fonte dell’infezione. Per questo motivo, il 4 giugno il Governo olandese ha ordinato l’abbattimento di migliaia di visoni in nove allevamenti. Tra la fine di aprile e metà giugno in Olanda si contavano focolai di SARS-CoV-2 in 17 allevamenti di visoni, e sono stati abbattuti 600.000 animali.

In Danimarca i primi segnali d’allarme si erano avuti già ad Aprile quando primi casi di infezione erano stati rilevati in 15 allevamenti dello Jutland del Nord. Poche settimane dopo il governo ne aveva autorizzato l’uccisione. Ma solo a ottobre, il consorzio veterinario danese dello Statens Serum Institut e l’Università di Copenaghen avevano avvertito che “due nuove varianti di COVID-19 provenienti da allevamenti di visoni sono particolarmente preoccupanti”. Per questo motivo è stata ordinata l’uccisione di tutti i visoni.

Una strage di animali senza precedenti. Specie considerando che, a cinque mesi di distanza dai primi abbattimenti, non sono ancora chiari i motivi di trasmissibilità del contagio tra uomini e visoni. Una strage che sarebbe stato possibile evitare rinunciando alla passione per l’utilizzo delle pellicce di questi adorabili animaletti.

In Europa, fino ad ora, solo 15 paesi hanno introdotto un divieto su tutti gli allevamenti di animali da pelliccia (inclusi Norvegia, Belgio, Inghilterra e Paesi Bassi e con eliminazione graduale fino al 2024). Anche l’Italia, dove sono attivi una decina di allevamenti di visoni, non è rimasta indenne a questi eventi. Gli allevamenti di visoni in Italia sono situati proprio nelle zone più colpite dalla pandemia, incluse Lombardia e Veneto. Sottoposti al tampone, ad agosto, sono risultati positivi al coronavirus alcuni campioni prelevati dai visoni in un allevamento in Lombardia.

Ma nelle misure introdotte dal Governo di tutto questo non pare si sia parlato.

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