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L’orlo del precipizio del versante climatico e le misure su scala globale puntualmente ignorate

di C. Alessandro Mauceri

Il 22 Aprile in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale della Terra.

Il primo a pensare ad una giornata per la Terra, un Earth Day, fu Gaylord Nelson, senatore americano e ambientalista. Lo fece in seguito ad una fuoriuscita di petrolio avvenuta a sei miglia dalla costa di Santa Barbara, a circa 200 chilometri da Los Angeles, in California (un milione di litri di petrolio, fanghi ed acque di risulta finirono in mare e l’area interessata fu di circa 2500 chilometri quadrati), nel 1969. Per questo, nel 1970, volle ribadire l’importanza di acqua e aria pulita in un evento mediatico al quale parteciparono 20 milioni di persone (il 10% della popolazione USA di allora). Dal 1990, a seguito delle richieste degli ambientalisti, la Giornata Mondiale della Terra è diventata una manifestazione internazionale.

Da allora, ogni anno, questa manifestazione raduna milioni di persone che chiedono maggiore attenzione per l’ambiente e mettono in luce le azioni più urgenti da attuare per salvare il pianeta. Eventi che, ogni anno, acquistano un significato sempre più importante. L’emergenza climatica sta diventando sempre più evidente e gli eventi che confermano il cambiamento si presentano con intensità e frequenza sempre maggiori. Purtroppo, nonostante gli appelli e le (false) promesse, a livello globale le emissioni di CO2 continuano ad aumentare (solo un breve miglioramento nel 2020, ma sono già nuovamente al di sopra dei livelli pre-pandemia).

In questa Giornata Mondiale della Terra, abbiamo l’opportunità di esigere che i nostri leader mondiali si impegnino sul versante climatico con misure su scala globale”, ha dichiarato Kathleen Rogers, presidente di EarthDay.org. “Siamo sull’orlo del precipizio: se non agiamo ora per ridurre le emissioni di carbonio, non saremo più in grado di correggere la situazione”.

Una situazione così grave che quest’anno, gli organizzatori hanno dedicato al tema non una giornata ma tre giorni, dal 20 al 22 Aprile, per sensibilizzare la popolazione mondiale su questi temi. Problemi per i quali, inspiegabilmente, i governi non sembrano fare nulla di concreto. E non sembra importare molto neanche parlarne: la COP26 per il 2020 si sarebbe dovuta tenere a Glagow, in Scozia, ma sono stati rinviati a Novembre 2021 (perché a livello globale dovrebbe essere possibile continuare a giocare a calcio e praticare molti altri sport e non dovrebbe essere possibile organizzare un evento nel quale ad essere in gioco è la salute del pianeta?). Purtroppo, quando si parla di ambiente, sempre più spesso si ha la sensazione che i leader (e non solo loro) riempiono i media di belle parole alle quali, però, molto raramente seguono azioni concrete. È stato così anche nel 2016: le previsioni e le misure adottate al termine dei lavori della storica COP21 di Parigi apparvero sin da subito insufficienti. E molte delle azioni previste di loro non divennero mai realtà. Alcuni diedero la colpa di tutto questo alle politiche adottate dal presidente degli USA Donald Trump che, appena eletto, cancellò gli impegni sottoscritti dal suo predecessore Obama.

Ora a capo degli USA non c’è più Trump e il nuovo presidente americano Joe Biden ha più volte dichiarato di voler fare qualcosa per l’ambiente: recentemente, ha invitato 40 leader mondiali a partecipare ad summit virtuale il 22-23 aprile per ribadire la necessità di azioni più forti in favore del clima. Peccato che come molti dei suoi predecessori non abbia fatto nulla per ridurre concretamente le emissioni o l’impatto sull’ambiente delle industrie statunitensi. Come sempre, dalle parole ai fatti la strada è lunga e deve fare i conti con le pressioni delle multinazionali e con stili di vita ormai diffusi nei paesi più “sviluppati”, proprio quelli che inquinano di più. Al di là di tante belle promesse, di tante iniziative che di concreto hanno ben poco (come gli accorati appelli dell’adolescente di turno che, ormai maggiorenne, ha deciso di non parlare più di ambiente e di concentrarsi sui vaccini…), la situazione continua a peggiorare. E nessuno sembra volersene assumere le responsabilità.

Il tema per la Giornata della Terra di quest’anno è Restore Our Earth.  “Dobbiamo concentrarci sui processi naturali, sulle tecnologie verdi e sul pensiero innovativo che assieme possono contribuire in maniera duratura e trasformativa a ripristinare la nostra Terra”, ha detto la Rogers.  Innumerevoli, come ogni anno, le iniziative organizzate dalle Nazioni Unite per sensibilizzare la popolazione mondiale su temi ambientali e sul rispetto della Terra.

Nessuno, però, riguarda il vero problema: non sono i “processi naturali” e le “tecnologie verdi” la soluzione per l’ambiente, è eliminare l’indifferenza dei governi dei paesi sviluppati che da decenni fingono di non vedere cosa sta avvenendo sotto i loro occhi e continuano a vomitare nell’aria nell’acqua e nel suolo sostanze inquinanti che provocano danni sempre più gravi al nostro pianeta.

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