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Adesso c’è anche lo scudo spaziale anti Covid-19

di Francesco Pira

Chi non ha seguito, e non ha sognato, seguendo le avventure di Star Trek. Chi non ricorda la magica frase che apriva la serie televisiva: “Spazio: ultima frontiera. Questi sono i viaggi della nave stellare Enterprise. La sua missione è quella di esplorare strani nuovi mondi alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà per arrivare coraggiosamente là dove nessuno è mai giunto prima!”.

Chi avrebbe immaginato che molti scenari, rappresentati nelle serie televisive, sarebbero diventati realtà.

A quanto pare non bastano gli orologi e le cravatte/mascherine per combattere il Covid19, ma servono gli scudi facciali in versione spaziale. Esistono modelli progettati per il mercato di massa che sfiorano il triplice confine tra moda, fantascienza e difesa personale dagli agenti patogeni.

Il New York Times avverte: “anche se questi caschi sembrano super high-tech non ci sono ancora prove certe del fatto che siano più efficienti di una mascherina. Alcuni non ne hanno le pretese e sono progetti artistici privi di vere capacità protettive, come iSphere, la bolla di plastica da astronauta anni Cinquanta pensata da un collettivo berlinese. Poi però c’è il modello della VYZR Technologies”.

Sempre secondo il New York Times, ne sono stati venduti 50 mila per 18 milioni di dollari di incassi: ogni casco costa 498 dollari, ma al momento è scontato a 379 dollari.

L’abito è in neoprene, pesa 2,2 kg ed è resistente alle intemperie. Per toccarsi la faccia ci sono due tasche laterali che fanno da guanto in cui infilare la mano in tutta sicurezza e grattarsi la punta del naso. All’interno, ci sono due ventole per far circolare l’aria, alimentate da una batteria che dura fino a otto ore consecutive e si ricarica via USB.

È perfetto per chi cerca un look da pandemia in stile Virus Letale, il film del 1995 per regia di Wolfgang Petersen, con Dustin Hoffman, Rene Russo e Kevin Spacey.

Al momento il prodotto di VYZR, pensato per essere adatto a tutte le tasche, è andato a ruba. Tornerà a novembre e si potrà ordinare anche tramite la piattaforma di crowd funding IndieGoGo, dove il progetto è nato ad aprile, diventando presto virale. I sostenitori della campagna di finanziamento sono stati più di duemila e ad oggi i fondi versati superano i 636 mila euro.

Lo scudo BIOVYZR 1.0 potrebbe andare bene a chi non può fare a meno di incontrare il pubblico, come i politici, gli insegnanti e il personale che assiste gli anziani.

Ma non basta. Già da qualche mese possiamo godere di un tocco retro futuristico grazie un duo di designer berlinesi ha realizzato uno scudo facciale a forma di boccia per i pesci.

L’iSphere è una semplice sfera in PVC con un foro per permettere di inserirvi la testa. Il progetto è opera di Marco Canevacci e Yena Young, fondatori del collettivo artistico Plastique Fantastique.

Per iSphere, Canevacci e Young si sono ispirati ai fumetti di fantascienza degli anni Cinquanta e Sessanta, come alle avanguardie del periodo e ai loro surrealismi utopici: si vedano i londinesi Archigram, ad esempio. La loro Walking City era una città ambulante robotica, che ammiccava alla pop art e verso cui, forse, ha qualche debito il castello errante di Howl scritto e diretto da Hayao Miyazaki.

“Proteggersi e proteggere dal coronavirus con un design che ricorda i fumetti di fantascienza degli anni ’50 e alle creazioni dei movimenti utopici degli anni ’60. L’iSphere è un oggetto divertente e serio che stimola come affrontare questa situazione eccezionale”, si legge sul sito di Plastique Fantastique. “Il coronavirus sta cambiando sta cambiano le nostre relazioni personali e influenzando la nostra percezione della realtà. È un virus molto democratico: si diffonde oltre i confini, non ha preferenze per genere, status sociale, culturale o economico. In questo periodo di blocco, ci chiediamo della mutazione della nostra vita sociale e degli effetti della privazione del tocco fisico”.

Il viaggio in metropolitana della coppia in tenuta da astronauti anti-Covid, così come è stato ripreso, ricorda la puntata “Un pesce fuor d’acqua” di Bojack Horseman (Netflix, terza stagione).

Del resto, questo tipo di discesa nell’assurdo accompagna giorno dopo giorno anche la costruzione della nostra nuova normalità. Con le mascherine e con i guanti giriamo come marziani per la città. L’iSphere potrebbe aggiungervi il fascino dell’astronauta che visita un pericoloso pianeta extraterrestre. Mi ricorda tanto la copertina di un vecchio Urania di Arthur C. Clarke.

Insomma la tecnologia, in un modo o nell’altro, sta cambiando le nostre vite ed è diventata una componente chiave in questa pandemia al punto tale che difficilmente smetteremo di ripeterci la famosa frase: “Ho visto cose che voi umani…” derivata dal monologo pronunciato dal replicante RoyBatty nel film di fantascienza Blade Runner.

Abert Einsten aveva ragione: “E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie”.

Agli italiani non manca la capacità di reinventarsi anche nei momenti più difficili, mostrando una grande capacità di resilienza.

Foto di Marco Girotti

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