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Fondi europei: merito al ribasso

di Vito Vacca

In questi giorni si legge di problemi al Concorso Coesione Sud,

cerchiamo di capire cosa sta succedendo

A partire da Novembre 2020 ho scritto una serie di articoli in cui facevo presente la necessità di individuare esperti in Fondi europei da utilizzare per rafforzare la Pubblica Amministrazione ai vari livelli per affrontare la sfida della concentrazione in poco tempo delle attività del PNRR, della Programmazione 2021 – 2027 e della chiusura del Periodo 2014 – 2020 (che terminerà a Dicembre 2023).

Come è noto, venti anni di tagli lineari e di blocco del turn-over hanno impoverito il numero e le competenze del personale pubblico, che ora si trova di fronte ad una sfida straordinaria: l’implementazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in tempi contingentati.

Avevo salutato come un fatto assolutamente positivo il bando del Concorso Coesione Sud per individuare 2.800 esperti in una serie di profili specialistici per supportare le attività sui Fondi europei; ma quando mi sono informato sulla retribuzione prevista (intorno ai 1.500 Euro netti al mese) ho compreso che qualcosa non tornava.

Non si stavano cercando neolaureati, che hanno addirittura creato un Comitato di coordinamento contro l’esclusione dalla possibilità di candidarsi al Concorso (ma ripeto: non si stavano cercando persone fresche di università), si stavano cercando professionisti esperti con anni di esperienza in ambiti specialistici come quelli dei Fondi europei e nelle materie collegate per la realizzazione delle attività e dei progetti.

Il Governo (quello precedente e l’attuale) ha fatto molto bene a varare il Concorso Coesione Sud; perché allora si sono avute tante rinunce nel corso della procedura, soltanto 821 selezionati (per tre anni a tempo determinato) su 2.800 esperti cercati attraverso il bando; e pare che molti degli 821 alla fine non accetteranno, se la sede di assegnazione sarà lontana dalla loro residenza.

In realtà, questo è il risultato di un approccio culturale diffuso e tipicamente italiano, il Paese ultimo in Europa per il riconoscimento del merito, delle esperienze e delle competenze, dove si pensa che si possano pagare degli esperti con anni di professionalità e di specializzazione come se fossero dei neolaureati.

D’altra parte cosa è avvenuto in Italia negli ultimi venti anni, un continuo e progressivo deterioramento della posizione dei liberi professionisti verso un’endemica situazione da “co.co.co.” (fungibili per tutto) in peggioramento costante, senza alcuna considerazione dei requisiti per l’iscrizione agli ordini professionali, anni di esperienza maturata sul campo, competenze specialistiche acquisite nel tempo con lavoro e sacrificio in materie complesse.

Un Paese che non riconosce e non considera il merito, ma garantisce sempre le rendite di posizione di qualsiasi tipo (consolidatesi in qualsiasi modo nel tempo), altro che “distruzione creatrice” di Schumpeter per attivare innovazione e circuiti virtuosi come avviene nelle migliori esperienze all’estero.

Un Paese che non persegue la qualità nelle prestazioni, ma il “massimo ribasso” nelle gare di appalto con le conseguenze sotto gli occhi di tutti nella qualità delle opere pubbliche, che bisogna rifare dopo pochi anni; nonché senza un’adeguata manutenzione ordinaria che ha portato alle gravissime conseguenze che sappiamo.

Problemi non soltanto nelle infrastrutture ma anche nei servizi; ad esempio, le grandi società di consulenza, nate nei Paesi anglosassoni sotto la bussola dell’eccellenza nelle prestazioni professionali, sono in Italia ostaggio di gare al “massimo ribasso” per le quali dovrebbero pagare i loro esperi senior e junior con tariffe giornaliere spesso improponibili.

Con il tempo questo approccio italico si è diffuso, coinvolgendo in pratica tutte le società che sono costrette nelle loro offerte ad adeguarsi a questo modo di procedere, sicuramente molto negativo per il Paese, adottato dalle Pubbliche Amministrazioni nelle gare sia per le infrastrutture che per i servizi.

In un suo recente articolo Stefano Zamagni ha richiamato il testo che l’architetto francese Marchese di Vauban ebbe il coraggio di scrivere al suo Ministro della Guerra il 17 Luglio 1693 a proposito delle gare d’appalto al massimo ribasso:

“Eccellenza, abbiamo opere in costruzione che trasciniamo da anni mai terminate e che forse terminate non saranno mai. Questo succede per la confusione dei frequenti ribassi che si apportano nelle opere, perché è certo che tutte le rotture di contratti non servono che ad attirare tutti i miserabili che non sanno dove battere il capo e i bricconi e gli ignoranti, facendo al tempo stesso fuggire quanti hanno i mezzi e le capacità per condurre un’impresa. E dirò, inoltre, che tali ribassi ritardano o rincarano i lavori, i quali diverranno ognora più scadenti”.

 “E dirò pure che le economie realizzate con tali ribassi e sconti con tanto accanimento ricercati, saranno immaginarie, perché l’impresario s’attacca a tutto ciò che può, il che significa non pagare i mercanti che forniscono i materiali, compensare malamente i propri operai, imbrogliare quanta più gente si può, avere la mano d’opera più scadente, come quella che a minor prezzo si offre, adoperare i materiali peggiori”.

 “Ecco dunque quanto basta perché vediate l’errore di questo Vostro sistema: abbandonatelo in nome di Dio; ristabilite la fiducia, pagate il giusto prezzo dei lavori, non rifiutate un onesto compenso a un impresario che compirà il suo dovere. Sarà sempre questo l’affare migliore che Voi potete fare”.

Nel lucidissimo ed attualissimo testo sopra riportato c’è la risposta anche alle defezioni del Concorso Coesione Sud, quando si cercano esperti (veri) bisogna offrire loro un corrispettivo all’altezza dell’esperienza e delle competenze richieste, riconoscendo il merito e non avvilendo professionisti che si sono specializzati per anni in materie complesse ed impegnative.

Da Settembre 2021, dovrebbe essere operativa una piattaforma online per la Pubblica Amministrazione sul modello di LinkedIn per selezionare attraverso curriculum e profilo professionale, correttamente senza una prova di selezione di qualsiasi tipo (tradizionale o digitale), che per individuare esperti e professionisti non serve, se si è in buona fede e si sa leggere un CV.

A fronte di tempi estremamente ristretti, la piattaforma se ben realizzata e gestita potrebbe essere una soluzione ottima per selezionare esperti, professionisti e specialisti, che sono assolutamente necessari per l’implementazione del PNRR e dei Fondi europei in generale.

Ma anche in questo caso, come nel precedente del Concorso Coesione Sud, il corrispettivo economico deve essere adeguato alla professionalità maturata negli anni per evitare un’altra pioggia di rinunce, e non consentire alla “moneta cattiva di scacciare quella buona” (Legge di Gresham, enunciata già nel 1551).

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