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Quando la Storia torna indietro

di Luigi Sanlorenzo

[“Ecce homo, la figuraccia del secolo”]

A poche ore dal mio articolo scritto in occasione del trentaduesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino l’agenzia di stampa AGI ha riferito il 10 ottobre scorso che il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, eletto nel 2019, ha aperto alla possibilità di finanziamenti europei per la costruzione di barriere fisiche (muri e recinzioni) ai confini esterni dell’Unione.

Lo ha manifestato, seppur in forma non direttamente esplicita, in un discorso tenuto martedì sera a Berlino in cui ha affrontato la crisi con la Bielorussia dichiarando: “Stiamo affrontando un attacco brutale e ibrido ai nostri confini dell’Ue. La Bielorussia sta armando il disagio dei migranti in modo cinico e scioccante Al nostro ultimo Consiglio europeo abbiamo condannato e deciso di rispondere a questi attacchi. Abbiamo chiesto alla Commissione di proporre tutte le misure necessarie in linea con il diritto dell’Ue, gli obblighi internazionali e i diritti fondamentali”.

“Finanziare delle infrastrutture fisiche” al confine esterno orientale dell’Europa “è possibile dal punto di vista legale. La decisione spetta alla Commissione, ma il parere del Consiglio è molto chiaro”.  Michel offre tutto quello che ha; perfino il sì alla richiesta polacca di finanziare la costruzione di muri anti-immigrati con le risorse comunitarie. Si tratta di una svolta a ‘U’ nella storia dell’Unione. Di fronte alla sistematica minaccia di Minsk e di Mosca insieme, Bruxelles si piega a fare ciò che ha sempre contestato a Trump: i muri, appunto. Morawiecki chiede anche un summit europeo ad hoc: pure questa richiesta sarà molto probabilmente accordata.

“Ne abbiamo parlato a lungo all’ultimo Consiglio europeo a ottobre”, ricorda il presidente Michel. In effetti, alla discussione dello scorso 22 ottobre si è arrivati dopo che ben 12 paesi membri hanno inviato una lettera a Bruxelles per chiedere soldi per le barriere anti-immigrati a est. Tra loro, non ci sono solo i governi sovranisti, dalla Polonia all’Ungheria. Ma anche paesi come la civilissima Danimarca. Chissà cosa penserebbe Karen Blixen che tanto amò la sua Africa?

Per fortuna, altri leader invece, tra cui Mario Draghi ed Emmanuel Macron, sono contrari. Ma la discussione evidentemente è solo iniziata e la squadra di Ursula von der Leyen ha tentato quel che può per opporre resistenza all’ultima trovata che sconvolgerebbe i principi di accoglienza fondativi dell’Ue e ne cambierebbe i connotati per quanto riguarda l’approccio al tema dei diritti umani.

La presidente von der Leyen è stata “chiara” sulla posizione contraria della Commissione in merito alla costruzione di muri con fondi Ue, dice una fonte di Palazzo Berlaymont. “Al momento non risulta che le risorse europee siano utilizzate per la costruzione di barriere”, ma la stessa fonte sottolinea che la Commissione sostiene finanziariamente “la gestione dei confini esterni, incluse infrastrutture per il monitoraggio dei confini”.

“Invitiamo il presidente del Consiglio europeo Charles Michel a confrontarsi con il Parlamento europeo sul tema del finanziamento dei muri ai confini dell’Unione europea – dice Laura Ferrara, europarlamentare del Movimento 5 Stelle – Siamo certi che su questo tema la maggioranza dei rappresentanti dei cittadini non autorizzerà mai questa linea di bilancio. Alzare muri e barriere con i fondi europei, e quindi con il contributo anche degli italiani, è una linea rossa che l’Ue non varcherà mai”. Se la linea Michel diventa la politica europea la Ue fa un salto indietro epocale”.

Ma il presidente del gruppo europeo più grande, Manfred Weber del Ppe, è d’accordo sul finanziamento della realizzazione dei muri con fondi Ue e lo dice da settimane.

Nelle stanze dei bottoni di Bruxelles si arricchisce sempre più il dossier su come Lukashenko organizzi sistematicamente i ‘viaggi della speranza’ da Iraq, Afghanistan e altri paesi dell’area per poi spedire flussi di migranti verso i confini polacchi e lituani. È in corso una sorta di raccolta dati, frutto di un lavoro d’inchiesta e osservazione che si estende fino alla Russia, per capire quanto c’entri Putin con questa storia.

Ieri il suo ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha lanciato la provocazione, sostenendo che l’Unione europea dovrebbe fornire aiuto alla Bielorussia così come fa nei confronti della Turchia. Il riferimento è all’accordo con Erdogan, voluto dalla Germania, in base al quale gli Stati europei ‘pagano’ ad Ankara il blocco dei flussi migratori da est. Lavrov ne parla addirittura con Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede, nel corso di un incontro ieri a Mosca.

Filippo Grandi, Alto commissario Onu per i rifugiati, al termine di un colloquio telefonico con la presidente della Commissione Europea ha dichiarato: “occorre trovare una soluzione con le agenzie dell’Onu” Finora è stato ignorato e chiuse rimangono le porte del Palazzo di Vetro, le cui chiavi stanno da sempre sotto lo stuoino della Casa Bianca.

Morawiecki dice di sentirsi abbandonato da Bruxelles ma intanto non chiede l’intervento di Frontex per poter effettuare anche i respingimenti illegali senza alcun controllo: indisturbato. Decine di migranti riescono a sfondare le recinzioni, ma poi vengono respinti o arrestati. Il governo di Varsavia non ammette nemmeno la presenza dei media alla frontiera, nè delle ONG. “Perché Lukashenko usa i media per fare propaganda”, è la scusa agitata dal premier polacco. Equando ne parla in conferenza stampa, il sullodato Michel non ha nulla da eccepire.

Come ho scritto nell’ articolo del 9 novembre già ricordato: “Tutti i muri che la Storia ha edificato nei secoli sono legati a stragi, ad uccisioni, alla sofferenza di interi popoli. Dal Muro del Pianto, ultime vestigia del Tempio di Salomone distrutto dall’imperatore Tito nel 70 e divenuto simbolo della Diaspora degli Ebrei, alla Grande Muraglia Cinese, le cui fondamenta sono fatte di pietre e di corpi degli schiavi che la costruirono, al Vallo di Adriano che segnò l’arresto della penetrazione del pensiero e del diritto romano nella Britannia settentrionale, al muro del Ghetto di Varsavia, dietro cui iniziò l’Olocausto.”

Alla prova degli eventi, la Storia sta tornando indietro? E’ possibile che non si riesca a comprendere che il fenomeno delle migrazioni è inarrestabile al pari dei grandi sommovimenti tellurici o delle ere geologiche? E fino a quando le soluzioni si cercheranno guardando al passato – e ripetendone gli errori – piuttosto che comprendendo il futuro che è già iniziato?

Domande forse troppo impegnative per il Presidente del Consiglio Europeo che passerà alla storia per aver lasciato in piedi Ursula Von der Leyen durante l’incontro del 6 aprile scorso ad Ankara nella corte di Recep Tayyp Erdogan. Lasciare la presidente della Commissione Europea, senza sedia e senza un posto dedicato potrebbe non essere stato solo una figuraccia, ma rappresentare un messaggio lanciato dal nuovo sultano ottomano.

Come ha sostenuto Massimo Sgrelli, per quindici anni capo del cerimoniale a Palazzo Chigi e oggi consulente sul protocollo per istituzioni e aziende. «Se il capo del cerimoniale si dimetterà o sarà licenziato, allora è il segno che si è trattato di una gaffe, per quanto clamorosa e incomprensibile, e il regime di Erdogan avrà un’occasione per tirarsene fuori», ha spiegato all’Agi. «Se, al contrario, resterà al suo posto, sarà il segnale che quello che il presidente turco ha voluto mandare è un messaggio chiaro” Ad oggi non risulta che il suddetto funzionario sia stato rimosso, a conferma del fatto che nelle dittature e nei regimi il protocollo può essere usato strumentalmente per sottolineare qualcosa e in particolare nei regimi autoritari è ampiamente utilizzato per esaltare il leader o comprimere gli avversari. Né ha convinto il balbettio di Michel, intervistato da un’emittente belga:

“Sono dispiaciuto profondamente, sono cosciente che quelle sono immagini brutali e scioccanti.

Inoltre, nessuno della delegazione europea aveva avuto accesso alla sala il giorno prima per vedere direttamente questa composizione” Michel ha poi concluso: “se potessi tornare indietro, mi sarei accertato che non vi fosse alcuna ambiguità e che ci fosse una configurazione dei posti che mostrasse rispetto per ciascuno e ciascuna”. “Al di là della questione del protocollo io mi rammarico per l’immagine data di un disprezzo verso la presidente della Commissione e delle donne in generale”.  Scuse un po’ troppo striminzite e in ritardo e alle quali avremmo preferito che Michel si fosse alzato sdegnato da quella poltrona in cui è rimasto invece seduto, nonostante l’asserito “imbarazzo”.

Insomma, “ecce homo” – l’uomo è questo – e la sua recente posizione si rivela abbastanza prona nei confronti dei tanti “califfati” che hanno preso il posto delle nazioni che furono il cortile di casa dell’Unione Sovietica a cui comunque, nel bene e nel male, guardarono per quasi un secolo, seppur un po’ ingenuamente, i popoli oppressi. Per fortuna, il suo mandato dura due anni e mezzo ed è in scadenza nella primavera del 2022, anche se rinnovabile una sola volta: Charles Michel, già deludente primo ministro del Belgio e ora improbabile successore di stesso, cerca casa?

Insomma, emergono nuove e preoccupanti distanze tra l’organo che riunisce gli stati membri – il Consiglio – e la Commissione, che rappresenta il popolo in quanto espressione del Parlamento eletto da tutti gli europei. Una divaricazione istituzionale tra real politik e valori non negoziabili che potrebbe minare alle fondamenta quel nuovo corso che a tanti cittadini europei sta facendo cambiare opinione sull’Unione, rispetto al passato. Una scelta difficile per il presidente del Parlamento di Strasburgo, David Sassoli, da cui ci aspettiamo che non giunga soltanto una stanca mediazione al ribasso. Avendolo conosciuto quando era un giovane boy scout romano, chi scrive ne resterebbe molto deluso.

L’inno ufficiale dell’Unione Europa è costituito dall’ultimo movimento della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven, chiamato anche «Inno alla gioia». Il testo è del poeta Friedrich Schiller di cui il grande compositore condivideva la visione del mondo in termini di amicizia e di tolleranza tra tutti gli uomini. Mentre in questi giorni all’armonia che dovrebbe dare sollievo alle sofferenze di persone che hanno subito le peggiori violenze, si oppongono lo stridulo canone inverso del sovranismo e il rimbombo dell’atavica paura di tutto ciò che arriva da lontano a minacciare il proprio benessere, di quel canto può far solo bene ricordare i versi centrali:

I tuoi incanti tornano a unire
ciò che gli usi rigidamente divisero;
tutti gli uomini diventano fratelli,
dove posa la tua ala soave.

L’uomo che ha ottenuto dalla sorte
di essere amico a un amico,
chi conquistò una donna leggiadra,
esulti con noi!

Sì, chi anche una sola anima
possa dir sua sul globo terrestre!
Chi invece non lo poté mai, lasci
furtivo e piangente questa confraternita!

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