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Renzi concretizza la crisi di governo in piena pandemia

di Redazione
Matteo Renzi; Foto: Roberto Monaldo / LaPresse 17-09-2019 Roma / Trasmissione tv “Porta a Porta”

La tanto attesa conferenza stampa del tardo pomeriggio del 13 gennaio presieduta dal senatore Matteo Renzi con le ministre Teresa Bellanova, Elena Bonetti e il sottosegretario Ivan Scalfarotto nel tardo pomeriggio del 13 gennaio ha mostrato quanto la politica possa apparire contorta e genuflessa ai propri interessi e colma di ipocrisia assoluta nonostante ripetute richieste di coesione da parte delle forze politiche di maggioranza e in primis dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un periodo critico e difficile come questo. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha annunciato le dimissioni della ‘sua’ delegazione dal governo passando la parola ai diretti interessati ben dopo una quarantina di minuti in cui ha affermato alcuni spunti principali:

E’ molto più difficile lasciare una poltrone che aggrapparsi allo status quo…noi viviamo una grande crisi politica, stiamo discutendo dei pericoli legati alla pandemia.

Davanti a questa crisi il senso di responsabilità è quello d risolvere i problemi, non nasconderli.

La crisi politica non è aperta da Italia Viva, è aperta da mesi; nell’affermare fiducia incrollabile nel Presidente della Repubblica e nel ruolo istituzionale che ricopre pensiamo che si debbano affrontare tre punti cardine.

Il re è nudo. Risolviamo i problemi. Pensare di risolvere con un tweet, post o su Instagram è populismo. La politica richiede il rispetto delle liturgie della democrazia. Poiché c’è la pandemia occorre rispettare le regole democratiche. Questo è il punto fondamentale: non giochiamo con le istituzioni, la democrazia non è un reality show dove si fanno le veline. Questo prevede la nostra costituzione che non è una storia su Instagram.

Abbiamo chiesto tre questioni al premier. Il primo è di metodo: non consentiremo a nessuno di avere pieni poteri, abbiamo fatto un governo per non darli a Salvini.

Evidente che non abbiamo il controllo al Senato abbiamo 18 persone incredibilmente libere. Per quello che noi sappiamo o c’è un progetto per un programma di fine legislatura, noi ci siamo. Se il tema è se si formano i gruppi di responsabili, fai pure presidente. A me non risulta ci siano alcuni dei nostri ma non grido allo scandalo, penso sia un’occasione persa”. 

Lo sbocco della crisi? “Tocca al presidente del Consiglio, noi siamo pronti a discutere di tutto, non abbiamo nessuna pregiudiziale nè su formule nè su nomi.

C’è una drammatica emergenza da affrontare ma non può essere l’unico elemento che tiene in vita il governo. Rispondere alla pandemia significa avere desiderio e bisogno di sbloccare i cantieri e agire sulle politiche industriali”, prosegue. Ci sarà un motivo se l’Italia è il Paese ha il maggior numero di morti e il Pil che crolla.

Non ci sono stati contatti con il presidente del Consiglio, non si vota ora, si vota nel 2023. Se c’è un’apertura politica vera, si misura in Parlamento non in un angolo di una piazza. Abbiamo fatto i tavoli politici, se vuoi fare un’apertura vera la fai sui contenuti.

E’ stato creato “un vulnus nelle regole del gioco, delle regole democratiche

La dimissionaria ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia ha affermato ospite di Radio 24: “Le mie dimissioni sono lo spazio perchè questo tavolo per riprogettare il Paese, sempre rimandato, finalmente si apra. Non si può più rimandare perchè siamo in crisi e bisogna agire, il tema non è Conte ma la risposta politica”. “Per noi l’utilizzo del Mes è dirimente per il Paese ed è dirimente per restare in maggioranza che ci siano le condizioni politiche sulla base delle quali l’utilizzo del Mes viene almeno discusso”.

Le critiche a pioggia da tutte le forze politiche di maggioranza non si sono fatte attendere mentre, al solito, la destra calca l’onda escludendo qualsiasi ipotesi di risoluzione della crisi appena aperta concretamente se non l’Italia alle urne il prima possibile.

Comprensibile anche l’ira del premier Conte nonostante la vana apertura a IV il giorno prima della conferenza stampa.

Alle 13 è stata convocata la conferenza dei capigruppo della Camera da parte del Presidente Roberto Fico che ha affermato: “Quest’aula non è e non può essere indifferente a quanto sta succedendo”.

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