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Sii la luce nell’oscurità. L’umanità sorda al grido della Memoria

di C. Alessandro Mauceri

A Novembre 2005, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite indicò il 27 Gennaio, anniversario della liberazione del campo di concentramento e sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau da parte delle truppe sovietiche ne 1945, Giornata Internazionale della Memoria dell’Olocausto.

Il tema di quest’anno sarà “Sii la luce nell’oscurità” per incoraggiare a riflettere sulle profondità a cui l’umanità può affondare, ma anche sui modi in cui gli individui e le comunità hanno resistito a quell’oscurità per “essere la luce” prima, durante e dopo il genocidio. L’Olocausto ha avuto implicazioni e conseguenze universali in molte parti del mondo. Per questo gli stati membri delle NU si sono impegnati a condividere la responsabilità collettiva di affrontare i traumi residui, mantenere efficaci politiche di commemorazione, prendersi cura dei siti storici e promuovere l’istruzione, la documentazione e la ricerca, sette decenni dopo il genocidio. Una responsabilità che prevede educare sulle cause, le conseguenze e le dinamiche di tali crimini in modo da rafforzare la resilienza dei giovani contro le ideologie dell’odio. Un impegno importante visto che in tutto il mondo, genocidi e atrocità continuano a verificarsi e cresce l’antisemitismo.

Quest’anno, per la prima volta, le Nazioni Unite e l’UNESCO organizzeranno congiuntamente una serie di eventi insieme con l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto. A causa delle restrizioni dovute al COVID-19 (ma anche allo scopo di raggiungere un pubblico “globale”), gli eventi saranno quasi tutti online. Gli eventi inizieranno con una cerimonia di commemorazione, il 27 gennaio 2021, e con una tavola rotonda sulla negazione e la distorsione dell’Olocausto, trasmessa da UNTV e CNN. Sono previste anche mostre a Parigi e negli uffici sul campo dell’UNESCO in tutto il mondo. Numerosi anche gli eventi realizzati dagli istituti italiani di cultura in molti dei paesi che li ospitano. In questa giornata, l’ONU esorta ogni Stato membro a onorare i sei milioni di vittime ebraiche dell’Olocausto e milioni di altre vittime del nazismo. Ma anche a realizzare programmi educativi per aiutare a prevenire futuri genocidi.

Tante, quindi, le iniziative, rivolte soprattutto agli alunni e agli studenti, previste nelle prossime settimane. Proprio a loro si rivolgerà quella voluta dal Kiwanis International Distretto Italia San Marino che celebrerà la Giornata della Memoria con convegno online, rivolto agli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Durante l’evento, il giorno 29 Gennaio 2021, il tema dell’Olocausto verrà affrontato dal punto di vista storico, psicologico, e sociale, proponendo anche racconti di alcuni sopravvissuti. 

Quello contro gli ebrei è forse il più famoso tra questi massacri. Ma basta sfogliare le oltre 800 pagine de “Il libro nero dell’umanità” di Matthew White per comprendere che il mondo dell’“atrocitologia” (neologismo creato dall’autore) è molto vasto, sia dal punto di vista geografico che temporale. Le blasonate “conquiste” di Gengis Khan (1206-1227) causarono 40 milioni di morti. Anche le “lotte politiche” di Mao Zedong o di Stalin ebbero come conseguenza decine di milioni di vittime innocenti.

Nel corso dei secoli, l’umanità sembra non essere stata in grado di imparare nulla dalla storia. Stragi di massa, spesso celate dietro motivazioni poco credibili, legate alla razza o alla religione, continuano sino ai nostri giorni. Come il “genocidio ucraino”, Holodomor,voluto da Stalin per assumere il controllo e collettivizzare le terre ucraine. Gli oppositori vennero privati di ogni bene primario. E chi cercava di opporsi, arrestato, ucciso o deportato nei gulag siberiani insieme alla famiglia. Alla fine furono circa 4 milioni gli ucraini morti (e quasi due milioni deportati). Nessuno ricorda le crudeltà cui furono sottoposti. Nessuno sembra ricordare la “strage degli Armeni compiuta dai turchi tra il 1915-1916. Una strage che Papa Francesco (non senza sollevare un polverone di critiche) ha definito il “primo genocidio del XX secolo”, una delle “tre grandi tragedie inaudite” insieme alle atrocità di Hitler e Stalin.

Il XX secolo è pieno di stragi di massa e genocidi. Quella bengalese degli anni ‘70 (3milioni di persone uccise, 400mila donne torturate e violentate e 10milioni di profughi). Quella nigeriana, degli anni ‘60. Quella cambogiana di Pol Pot (dal 1975 al 1979, il partito comunista di Kampuchea provocò la morte di 2,5 milioni di persone). Fino al genocidio del Ruanda, iniziato pochi anni fa, con milioni di persone uccise a colpi di machete solo per una differenza etnica più presunta che reale. Tutte stragi razziali di cui nessuno serba la memoria.

Ancora oggi, nel XXI secolo, i problemi legati alla pandemia e alla crisi economica che ne deriva, sembrano aver fatto dimenticare quanto sta avvenendo ai Rohinga violentati, massacrati o spinti oltre il confine tra Bangladesh e Myanmar. Nel 2017, davanti al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra’ad Al Hussein ribadì che la natura diffusa e sistematica della loro persecuzione fa pensare ad un genocidio. Un genocidio tanto più sorprendente in quanto eseguito sistematicamente e sotto gli occhi di un leader politico, Aung San Suu Kyi, un tempo insignita del premio Nobel per la Pace (poi ritirato come molti altri premi). Stermini e deportazioni che continuano ancora oggi: solo pochi giorni fa, sono trapelate notizie che parlano del continuo spostamento dei Rohinga su un’isola semi-deserta del Bangladesh, una sorta di moderno campo di concentramento, dove giornalisti e fotografi non sono ammessi e dove le condizioni di vita sono al limite dell’umano. Ma di questo si preferisce non parlare. 

Tutto nella più totale indifferenza di molti dei paesi che oggi celebrano la Giornata mondiale dell’Olocausto. Ancora oggi, a 76 anni da qual fatidico 27 Gennaio 1945, l’umanità dimostra di non aver imparato nulla.

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