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Frida Kahlo: l’arte dolorosa come cura contro le avversità

di Valentina Becchetti 21 Luglio 2020
di Valentina Becchetti 21 Luglio 2020
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Foto di Nickolas Muray Mostra su Frida Kahlo – Evento alla Palazzina di Stupinigi

È universalmente riconosciuto che il dolore sia fisico che interiore sia la massima fonte di ispirazione per un’opera creativa. Musica, teatro e perfino la comicità si sono ispirati spesso al dolore fisico: Charlie Chaplin, Benny Hill sono tra i massimi esponenti del filone ridicolo del dolore fisico come forma di ilarità. Ma la sofferenza è senz’altro la madre di molte opere d’arte figurativa tra le più famose. Tra le maggiori personalità in campo artistico che hanno trovato nel proprio dolore e nelle proprie disgrazie la matrice del loro estro occupa un posto d’onore Frida Kahlo.

Sfortunata nella vita, ma tanto apprezzata nel mondo artistico e politico degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta e poi icona di femminismo negli anni Settanta, Frida Kahlo ha usato la sua sventura e le avversità che hanno caratterizzato tutta la sua vita per creare una delle collezioni più interessanti della scena artistica contemporanea. È stata una donna che, nonostante il suo corpo sia stato vittima di ogni tipo di sofferenza, ha saputo trovare la gloria nell’Olimpo degli artisti. Anticonformista e ribelle è stata un fiume in piena per tutta la sua tormentata vita: una rivoluzionaria e distruttrice di tabù sessuali che ha saputo far perdere la testa a grandi artisti e artiste e anche a uomini politici di spicco.

Anima selvaggia e innamorata della sua Terra, ha avuto un’esistenza difficile, lacerata da dolori fisici e interiori veramente profondi. Era affetta da spina bifida fin dalla nascita e, nel 1925, quando era appena diciottenne, rimase gravemente ferita in un terrificante incidente stradale che segnò fatalmente e definitivamente tutta la sua esistenza. Lo spaventoso scontro, in cui persero la vita alcune persone, le lasciò fratture alle costole, alla clavicola, alla spina dorsale e il ventre dilaniato. Frida subì innumerevoli operazioni chirurgiche che la costrinsero a letto e le sue orribili condizioni fisiche divennero la sua ispirazione per i suoi morbosi e macabri dipinti, che lei incominciò a riprodurre proprio sul busto che era costretta ad indossare mentre era a letto. Era la musa di se stessa perché “sono la persona che conosco meglio”.

I suoi tantissimi dipinti – intensi e spesso crudeli – parlano, ci raccontano del suo complicato mondo personale, composto da oppressione ma anche da un desiderio di liberarsi di tutta quella complessità. La sua è un’arte che sboccia dal dolore, dall’angoscia e diventa la sua cura, la sua terapia per sconfiggere quel dissidio tra la sua immobile condizione e la sua indomabile anima in continuo e frenetico movimento. La sua passione per la vita il suo amore per la libertà vengono rappresentati attraverso i suoi dipinti, pregni di simboli e psicologia. Tutto questo le ha permesso di sopravvivere, anche alla tormentata e burrascosa relazione con il suo mentore, Diego Rivera. “Ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego”.

L’incontro con Diego Rivera, muralista messicano di fama internazionale, avvenne nel 1928, quando Frida era una studentessa. Rivera diceva di Frida che lei era la “più bella parte della sua vita” e, per quanto questo fosse vero, Diego non sapeva trattenersi dall’avere altre relazioni. Erano come gas e fuoco o come li definivano i genitori di Frida “un elefante e una colomba”. Questo amore le avrebbe sconvolto di nuovo l’esistenza e i continui tradimenti da parte di lui la fiondarono in una profonda disperazione che la spinse a chiedere la separazione. Questa ennesima condizione disgraziata, però, offrì su un piatto d’argento una nuova fonte di ispirazione che le fece generare dipinti intrisi di rabbia e frustrazione, in cui Frida si raffigurava in punto di morte e distrutta dal dolore. Come nel dipinto Le due Frida (1939).

Le due Frida (1939)

Questa opera raffigura due autoritratti di Frida che si tengono le mani. Uno indossa un formale abito vittoriano, mentre l’altra un abito tradizionale messicano. La Frida europea non mostra emozioni, neanche con il cuore esposto allo spettatore, mentre quella messicana mostra tristezza per sottolineare come le sue emozioni la annientino. Frida trovava che le donne europee non mostrassero emozioni come se avessero avuto un cuore meccanico e lei avrebbe voluto essere come loro, capaci di buttarsi alle spalle tutti i problemi. Tuttavia lei era la Frida messicana, le cui emozioni la rattristavano e la distruggevano. Purtroppo i danni gravissimi dell’incidente le causarono l’impedimento a concepire figli, nonostante il suo forte desiderio di averne. E nono riuscì mai a portare a termine le sue gravidanze, subendo tre aborti spontanei. Anche questo trauma divenne una fonte d’ispirazione e cercò di nuovo di esorcizzarlo, come altre sue disgrazie, attraverso la pittura.

È a uno di questi avvenimenti che è ispirato L’Ospedale Henry Ford o Il letto volante (1932) . Il dipinto raffigura una Kahlo nuda in un letto con un feto, una lumaca e un addome umano che fluttuano sopra di lei, i quali sono connessi a lei attraverso un cordone ombelicale.

L’Ospedale Henry Ford (1932)

La lumaca simboleggia l’agonizzante lungo tempo che Kahlo dovette aspettare per rimanere incinta; l’addome il suo utero “sleale” che non l’aiutava ad avere figli e che non era in grado di nutrire il suo feto che fluttua. Il suo inconscio la indirizzava sempre verso una pittura introspettiva, fatta di autoritratti in cui lei sfogava il suo dolore attraverso la raffigurazione di lacrime, malattie, sangue, organi, ferite, feti e incubi. Ed è per questo che comprendiamo che la sua arte non nasceva da appartenenze a correnti o discussioni artistiche né era ispirata alla politica, nella quale era molto coinvolta, ma era solo e tragicamente ispirata alle sue vicende e ai sui indissolubili dolori personali.

Nel suo dipinto La colonna spezzata (1944), mostra la sua eterna connessione con la rottura del suo corpo. Frida è raffigurata con un tutore di metallo simile a quello indossato per correggere la sua spina dorsale. Il suo petto è aperto per mostrare il suo osso spinale che qui è rappresentata da una iconica colonna. La schiena è rotta in diversi pezzi che riflettono la sua schiena spezzata.

La Colonna Spezzata (1944)

Frida si presenta con le lacrime che segnano il suo viso e con spine infilzate nella sua pelle. Frida Kahlo fu torturata dalla vita ogni giorno. Soffrì tutta la vita e aveva la percezione come se la morte le stesse sempre attorno. E invece di averne paura, cercò di trasformare la morte in una musa. La sua sofferenza era spesso stravolta e trasformata in energia vitale tramite la sua arte, nella quale aggiungeva animali esotici e colori sgargianti, riuscendo, ancorché in parte, a confrontarsi con le sue insormontabili sofferenze. Queste opere crearono una finestra nella sua vita problematica e ci fa comprendere come l’ispirazione può venire anche dalla più dura delle situazioni. Frida Kahlo si può considerare una supereroina che lotta contro il suo dolore attraverso l’arte e l’ironia, che ha combattuto e vinto su tutto quello che ha cercato di spezzarla. “Ho cercato di affogare i miei dolori, ma loro hanno imparato a nuotare”.

 

Valentina Becchetti

Valentina Becchetti nasce a Roma nel 1977. Dopo aver visto la tomba di Ilaria Del Carretto di Jacopo della Quercia nel 1985, la storia dell’arte diventa la sua passione. Si laurea alla John Cabot University in Art History e successivamente prende un Master presso il Sotheby’s Institute of Art London in mercato dell’arte. Lavora al dipartimento mobili di Sotheby’s Londra, poi si ritrasferisce a Roma e lavora nell’ufficio mostre della Soprintendenza del Polo museale a Roma, con il professor Giorgio Leone. Successivamente è direttore scientifico presso una delle più importanti Gallerie d’arte di Roma e d’Europa.

ArteValentina Becchetti

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