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Il sacrificio di Mario Francese quarantadue anni dopo

di Redazione

In viale Campania nel centro di Palermo, per pochi e intensi minuti di raccoglimento, verrà ricordata la figura del giornalista Mario Francese, ucciso dalla feccia mafiosa la sera del 26 gennaio 1979 quarantadue anni fa.

Con le mascherine indossate, nel luogo del vile assassinio, il figlio Giulio attuale presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e pochi colleghi e amici presenzieranno comunque come ogni anno.

Il giorno prima le sue parole scritte in un post su un social: “Quarantadue anni senza di te, una vita. Giornata strana domani in viale Campania. Prima volta senza la mamma: non le potrò raccontare, come facevo negli ultimi anni, della commemorazione. Anche perché non ci sarà a causa del Covid alcuna cerimonia ufficiale per commemorare Mario Francese. Ma domani mattina io e alcuni colleghi, alle 9 in punto saremo lì per ricordare mio padre. Pochi minuti di raccoglimento, in silenzio, con la mascherina. Una preghiera, nessun abbraccio, il cuore gonfio di tristezza”.

Giulio Francese, ogni anno, puntualmente ricorda la figura del padre: “La figura di mio padre è più viva che mai. Il fatto che le nuove generazioni di giornalisti lo considerino un esempio è per me un immenso piacere; ha insegnato la passione per il proprio lavoro e ha insegnato la dedizione al proprio giornale; una lezione di grande dignità e professionalità che si è tramandata fino ad oggi e lo vedo negli occhi dei ragazzi e dei giovani cronisti che vedono in lui un esempio da seguire”.

La criminalità organizzata uccise quarantadue anni fa Mario Francese cronista del Giornale Di Sicilia perchè temeva il coraggio e l’intuizione del giornalista; un talento che gli consentì di intuire la collusione tra la mafia dei corleonesi e lo Stato, messa in atto nel tentativo di ottenere finanziamenti e mano libera per poter dirigere e gestire gli imponenti lavori della Diga Garcia, grande opportunità per ingenti flussi di danaro.

Come in un paradossale e tragico scherzo del destino, il figlio Giulio all’epoca giovane giornalista, nella notte del 26 gennaio, ricevette la segnalazione di “un omicidio appena commesso in Viale Campania” e dirigendosi di corsa nel luogo, convinto di incontrare il padre occupato a scrivere nel taccuino appunti e dettagli, scoprì invece che la vittima fu proprio suo padre.

Mario Francese scriveva e documentava quei misfatti con attenta perizia e con tanto coraggio senza mai voltare le spalle tale da essere eternamente ricordato da giornalisti che svolgono il loro mestiere con serenità e perseveranza, pregi raccolti dalla figura di Mario Francese. Ogni anno è doveroso ricordare anche la figura di Giuseppe Francese, fratello di Giulio che in un tragico momento di forte debolezza, il 3 settembre del 2002, pose fine alla propria vita oppresso da un incessante dolore per la mancanza del padre in una fase della sua vita molto travagliata. Il fratello Giulio lo ricorda come un “gigante fragile” e di lui ha detto: “Se oggi possiamo leggere gli articoli di mio padre, lo dobbiamo al grande lavoro di digitalizzazione fatto da Giuseppe. E’ stato lui il motore di quella ricerca sfrenata servita ad accendere una luce sull’omicidio di mio padre. E’ stato lui a spronare tutta la famiglia e convincerla a combattere una battaglia per la verità“.

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