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Aria e colori della primavera in otto opere d’arte

di Valentina Becchetti 22 Maggio 2021
di Valentina Becchetti 22 Maggio 2021
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[Sandro Botticelli, La Primavera, 1482]

Il termine primavera viene dal latino “ver”, riconducibile al termine sanscrito “vas” che significa “splendere”. Deve essere perché dopo un lungo periodo di freddo, pioggia e neve, tutto ricomincia a ricolorarsi. Non questa primavera, però. Questa primavera è stata piovosa, fredda e anche un po’ triste. Fortunatamente un bel numero di artisti ha prodotto, nel corso dei secoli, fin dal Rinascimento, una serie di dipinti che celebrano la primavera, i suoi bei colori e quella sensazione di rinascita che ogni anno si ripete nel periodo che va dal 20 marzo al 20 giugno. Così possiamo entrare in clima primaverile, anche senza la primavera fuori dalle finestre.

“La Primavera” di Botticelli è forse il più celebre dipinto, che rappresenta questa stagione. Il dipinto è stato riconosciuto in quello citato in un inventario del 1499, in cui viene detto che si trovava sopra a un “lettuccio” nella stanza attigua a quella di Lorenzo Pierfrancesco de’ Medici nel palazzo di famiglia in via Larga. Molte sono le ipotesi attraverso le quali si è cercato di identificare con certezza l’occasione della commissione, nessuna ha però fornito una spiegazione esaustiva. Al centro del dipinto è riconoscibile la figura di Venere, circondata da cinque figure femminile affiancate da due maschili e sopra di loro un cherubino che vola. Le figure si trovano all’interno di un aranceto stracolmo di frutti. Alcuni critici hanno identificato nella figura in primo piano che sparge rose dietro di sé la personificazione della Primavera. Altri hanno identificato nella figura di destra Zefiro che cerca di afferrare la ninfa Clori, la sposa e la trasforma in Flora, la dea della primavera. Alcuni credono che le rose rappresentino proprio la metamorfosi dal Clori a Flora. Tutto questo è la celebrazione di maturità e fertilità che torna al mondo in primavera.

“La Primavera” di Pieter Brueghel il giovane è di fatto una rivisitazione e sviluppo di un disegno preparatorio del padre, Pieter Brueghel il vecchio, del 1565 e trasformato in dipinto. E un’immagine di un gruppo di contadini pronti a preparare il terreno e piantare i semi e ordinare il bestiame per l’estate. Si vedono uomini e donne che lavorano nei giardini comunali, uomini che stanno allestendo un traliccio e sul fondo persone che danzano. Con le maniche arrotolate e le vanghe nel terreno, gli uomini in primo piano attirano la nostra attenzione e ammirazione in questa immagine edificante di sforzo collettivo.

[Pieter Brueghel il Giovane, Primavera, 1622-35]

I boccioli di pesco o di ciliegio in Giappone assumono un’importanza particolare come simbolo della natura passeggera, dal momento che sboccia in primavera sprigionando tutta la bellezza e scomparendo poco dopo. Katsushiki Hokusai è stato uno dei più grandi pittori in Giappone e nella serie di “Piccoli Fiori” che include “Cardellino e ciliegio piangente”, mostra dei rami di ciliegio che iniziano a sbocciare con un uccellino che pende da un ramo, in contrasto con uno sfondo di un ricco blu prussiano. Le parole scritte al lato si possono tradurre come “Un singolo uccello emerge, inzuppato dalla rugiada, dal fiore di ciliegio del mattino”, esso focalizza la mente in questo singolo momento di immobilità, un singolo momento colto nell’inevitabile passare del tempo.

[Hokusai, “Cardellino e ciliegio piangente”, 1834]

Sisley è forse uno degli artisti più sottovalutati del gruppo impressionista. Tuttavia, lui che ha iniziato la sua carriera con Pissarro e Monet, è stato un pioniere del metodo plein-air e l’estetica impressionista. E non si è mai allontanato dai canoni dei paesaggi impressionisti. Nel 1880, per ragioni finanziarie, fu forzato a trasferirsi nella campagna a ovest della città e il suo lavoro si riempì di nuova vita. Il suo “Piccolo prato” si trova alla Tate di Londra ed è un’immagine piuttosto contenuta. Gli alberi rimangono spogli e non c’è traccia di boccioli di ciliegie. Ma in primo piano dipinge la sua giovane figlia come simbolo di rinascita, come la Primavera di Botticelli e come immagine di una nuova vita.

[Alfred Sisley, Il piccolo prato in primavera, 1880]

Uno dei dipinti più conici del “Puntinismo”, movimento pittorico caratterizzato dalla scomposizione dei colori in piccoli punti che, visti dalla giusta distanza, restituiscono l’immagine completa. I colori così non vengono più mescolati, ma affiancati l’uno all’altro sulla tela, affidando al sistema percettivo dell’osservatore il compito di dare un senso all’immagine, fondendo i punti tra loro. Nell’opera di Seurat, ciò che vediamo è l’istantanea di una tiepida giornata primaverile, sull’isolotto della Grande-Jatte, sulla Senna, presso il paese di Neuilly sur Seine.

[Georges Seurat, “Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte, 1883-1885, The Art Institute, Chicago]

Il “Frutteto in primavera” di Claude Monet è talvolta definita dai critici come il più bello di tutti i lavori impressionisti della primavera. Mostra un frutteto nei giardini attaccati alla casa che lui prese in affitto dal 1883 e che poi acquistò a Giverny in Normandia. Quei giardini con i suoi ruscelli e ponti, avrebbero ispirato i lavori futuri. In questo frutteto nel 1886, Monet dipinse questa scena, caratterizzata da un soffitto a volta fatto di meli in fiore che sembrano illuminare l’intera tela. La figura seduta si pensa essere la figlia della futura compagna di Monet, Suzanne Hoschedé. È un classico esempio di ciò che al tempo era comunemente chiamato “Violettomania”.

[Claude Monet, “Frutteto in primavera”, 1886]

Non solo girasoli o campi di grano: Vincent Van Gogh ci ha regalato opere che raccontano con grande delicatezza e semplicità le sfumature della natura. Questo dipinto in particolare è molto interessante perché mostra l’influenza che l’arte giapponese ha avuto sul maestro olandese. Van Gogh era infatti molto affascinato dalle stampe degli artisti del sol levante, come Hokusai e Hoshige, che a fine Ottocento erano diventate piuttosto popolari in Europa e in particolare in Francia, stimolando la creatività anche di artisti come Manet, Toulouse-Lautrec, e appunto lo stesso Van Gogh. E in effetti questo dipinto richiama molto il “Cardellino e il ciliegio piangente” di Hokusai.

[Vincent Van Gogh, Ramo di mandorlo fiorito, 1890 Rijksmuseum Vincent Van Gogh, Amsterdam]

Il periodo della Belle Epoque ci ha regalato molti artisti pieni di delicatezza ed eleganza, con un’opera di uno dei maestri dell’Art Nouveau: il ceco Alfons Mucha. Questa “Primavera” fa parte de “Le quattro stagioni”, uno dei suoi capolavori più noti. In questo ritratto emerge tutta l’eleganza della decorazione e la sensibilità dell’artista nel ritrarre donne di una bellezza leggiadra ed eterea, ma dotate al contempo di intrigante sensualità.

[Alphonse Mucha, Le stagioni – Primavera, 1896]

La primavera è davvero il momento in cui si risveglia tutta la natura nel suo splendore. Credo che sia per questo che tanti artisti figurativi, compositori e scrittori hanno dedicato a questa stagione molte opere e a volte li hanno associati alla nascita della vita e dell’amore. Vivaldi, Stravinsky, Botticelli, gli Impressionisti, i maestri dell’Art Nouveau, tutti hanno dedicato alla primavera un’opera per celebrare la rinascita che tutti gli anni ci dona nuovi splendori, sempre gli stessi, ma sempre nuovi.

Valentina Becchetti

Valentina Becchetti nasce a Roma nel 1977. Dopo aver visto la tomba di Ilaria Del Carretto di Jacopo della Quercia nel 1985, la storia dell’arte diventa la sua passione. Si laurea alla John Cabot University in Art History e successivamente prende un Master presso il Sotheby’s Institute of Art London in mercato dell’arte. Lavora al dipartimento mobili di Sotheby’s Londra, poi si ritrasferisce a Roma e lavora nell’ufficio mostre della Soprintendenza del Polo museale a Roma, con il professor Giorgio Leone. Successivamente è direttore scientifico presso una delle più importanti Gallerie d’arte di Roma e d’Europa.

ArteValentina Becchetti

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