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Cyber Flashing, la tecnologia per il crimine di molestia sessuale

di Francesco Pira

I molestatori sono dei veri e propri mitomani che, per soddisfare il proprio esibizionismo, non perdono occasione di perpetrare questa tipologia di abuso

Più aumentano le tecnologie, più aumentano i reati legati a queste nuove autostrade sulla rete. E’ il caso di dire che negli ultimi i modi per commettere abusi e reati stanno prendendo il sopravvento sul web. In questi giorni si sta discutendo moltissimo di un nuovo tipo di molestia sessuale che avviene tramite smartphone. Questa nuova frontiera del crimine si chiama Cyber Flashing. Una pratica che consiste nell’inviare immagini oscene a persone a caso nelle vicinanze e senza che loro abbiamo dato il loro consenso.

Nel Regno Unito più del 40% delle donne tra i 25 e i 35 anni afferma di aver ricevuto un’immagine non desiderata di genitali maschili.

Magari ci troviamo in un qualsiasi luogo pubblico, possibilmente pieno di gente, e lo smartphone ci segnala un messaggino. Purtroppo, sullo schermo appare l’anteprima e non ci si può esimere dal visualizzare l’immagine che abbiamo ricevuto.

Proprio così, la vittima visualizza immagini pornografiche senza sapere chi le ha mandate, ma con la preoccupante certezza che il molestatore possa essere vicino a lei.

Infatti, i disturbatori si servono della capacità di molti smartphone di ricevere file attraverso le nuove tecnologie, che a seconda della marca o dei modelli, prendono diversi nomi come: AirDrop, Nearby Share o semplicemente tramite Bluetooth.

Tutti gli smartphone individuati, nei dintorni o in aree vicine, con nomi femminili diventano bersaglio  degli aggressori digitali. Il dramma è che spesso questi molestatori abitano proprio a poca distanza dalle loro vittime. Il rischio maggiore è per i giovanissimi che, in caso di Cyber flashing, si trovano costretti a vedere queste immagini inappropriate sui propri dispositivi mobili, magari inviate da pedofili o da malintenzionati.

I molestatori sono dei veri e propri mitomani che, per soddisfare il proprio esibizionismo, non perdono occasione di ripetere questo abuso. Le vittime iniziano ad avere paura e ricerche e resoconti ci indicano come, in molti casi, cadono in depressione con la necessità di rivolgersi ad uno specialista. Non oso immaginare cosa significhi vivere col terrore di essere rintracciati e individuati da uno sconosciuto.

Ci sono varie possibilità per bloccare la ricezione di queste foto oscene e lo si può fare sia con i dispositivi Apple, disattivando AirDrop dalle impostazioni. Invece, per tutti gli altri modelli di smartphone è bene disattivare sempre il Bluetooth.

Ho cercato di documentarmi su questa tipologia di molestia e ho scoperto che la legge non tutela ancora le vittime di questa violenza. Non so quanto tempo ci vorrà affinché il Cyber flashing venga considerato dalla legge una molestia sessuale a tutti gli effetti.

Il Cyber flashing è l’ultimo crimine, a sfondo sessuale, che avviene attraverso la rete. Recentemente mi sono occupato di “Deep Nude”, l’applicazione che consente, grazie alle tecnologie di Deep Fake, di spogliare completamente una donna in maniera virtuale. Le ragazze o le donne che appaiono immortalate nelle foto, o presenti in video, vengono totalmente denudate. Le conseguenze di questo fenomeno possono essere tantissime: ricatti fino a sfociare nel Revenge Porn, estorsioni a scopo economico, violazione del pudore, violazione della privacy, violenza di genere, perdita della propria credibilità e soprattutto della propria dignità. Mi sono interessato di Sexting ossia la tendenza di scambiare messaggi con contenuti altamente erotici da inviare alla persona che si vuole conquistare. Uno dei rischi maggiori avviene quando la coppia interrompe la relazione e il partner decidere di pubblicare sul web ogni momento di intimità vissuto, trasformando il tutto in Revenge Porn.

Credo che ancora si parli molto poco di Revenge Porn e sono dell’opinione che l’argomento debba essere affrontato in diverse sedi, e in diversi contesti, perché dal punto di vista etico e morale si potrebbe discutere ampiamente per ore e ore. Oltretutto, non tutti sono a conoscenza dei rischi che si possono correre usando in maniera sbagliata le nuove tecnologie. Penso, principalmente ai giovanissimi che ignorano le insidie della rete e dei telefoni di ultima generazione.

Non posso non menzionare l’Upskirting (letteralmente significa fotografia sotto la gonna) un’altra forma di molestia sessuale che consiste nel posizionare  una fotocamera, o una telecamera, sotto la gonna della donna per metterne in evidenza la biancheria intima o la nudità. Immagini finite in rete senza il consenso della diretta interessata. Le vittime possono essere ragazze minorenni che non possono nemmeno immaginare di essere riprese e poi postate in rete.

Ho condotto battaglie contro il Cyberbullismo quell’ insieme di azioni aggressive e premeditate di una singola persona, o di un gruppo di persone, realizzate mediante strumenti tecnologici ( foto, video, email, chat, messaggistica istantanea, siti web, video chiamate), il cui scopo è quello di danneggiare un coetaneo che non è in grado di difendersi e di proteggersi. Ho partecipato ad incontri, webinar e convegni, per sensibilizzare i ragazzi ad uso consapevole delle tecnologie, soprattutto dei social  e dell’ormai famosissimo social cinese Tik Tok.

Si parla tanto di Machine Learning, ossia di apprendimento automatico dove un programma impara dall’esperienza, speriamo che possa essere inserito anche per fronteggiare le molestie di tipo tecnologico. Insomma è come se avessimo bisogno di un’app che ci difende da un’altra app, incredibile ma vero.

Le ricerche fatte sul campo ci fanno comprendere come oltre la legge, che ha compiti repressivi anche se magari traccia delle forme di prevenzione è necessario lavorare sulle nuove generazioni su una efficace educazione ai sentimenti e all’uso consapevole delle nuove tecnologie. Non possiamo permettere che la rete diventi la nuova frontiera delle paure di una generazione già molto fragile. Per colpa nostra. Ovviamente.

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