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Lo smart working e le competenze per riavviare il futuro

di Domenico Letizia

Continuano le interessantissime edizioni di “Italia 2021 – Competenze per riavviare il futuro”, il ciclo di incontri organizzati da PwC Italia con la Media Partnership di SKY, per confrontarsi con autorevoli rappresentanti del mondo istituzionale e imprenditoriale sul tema dello Smart Working e facendo emergere sia l’aspetto organizzativo aziendale, l’impatto che questa nuova modalità di lavoro avrà sul sistema del trasporto pubblico locale e sulla riorganizzazione delle città e dei paesi.

La pandemia ha obbligato alla rapida adozione di nuove modalità di lavoro, accelerando una transizione inevitabile, ma spesso complessa da gestire. Il ripensamento di tempi e spazi di lavoro ha infatti ripercussioni dirette non solo su produttività e benessere delle persone coinvolte, ma anche sugli ecosistemi urbani e sull’organizzazione delle nostre comunità.

Ai lavori online hanno partecipato Elena Bonetti, Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Alessandro Grandinetti, Partner PwC Italia, Clients and Markets Leader, Paola Barazzetta, Partner PwC Italia, Diversity&Inclusion Leader, Giorgio Del Mare, Psicologo Del Lavoro, Sociologo dell’Organizzazione, Esperto di processi di trasformazione aziendale e change management, Alessia Mosca, Segretario Generale Associazione Italia-ASEAN, ispiratrice della Legge Golfo-Mosca sulle quote di genere nei consigli di amministrazione, Marco Piuri, Amministratore Delegato Trenord, Emilia Rio, Direttore Risorse Umane e Organizzazione Terna e Giovanni Andrea Toselli, Presidente e Amministratore Delegato PwC Italia.

Lo smart working può divenire un’opportunità per le imprese e i lavoratori. Secondo gli stessi lavoratori lavorare a casa può rappresentare un vantaggio, ma per il 62.4% dei lavoratori tale occupazione rappresenta un disagio per problematiche legate agli spazi e al tempo.

Tra i lavoratori, il 68.2% pensa che lo smart working rappresenterà il futuro dell’occupazione. Secondo Alessandro Grandinettil’analisi degli impatti della nuova modalità di lavoro su lavoratori e imprese va diversificata anche secondo l’età anagrafica dei lavoratori stessi e riguarda circa 4/5 milioni di lavoratori”.

Giovanni Andrea Toselli ha ribadito che “dai primi anni del duemila alla nostra primavera 2020 non è cambiato molto perché dobbiamo prima comprendere l’importanza dei termini.  Le società hanno avviato dei sistemi di working che di smart hanno davvero molto poco. Tali elementi non rappresentano un processo innovativo. Attualmente siamo in una fase intermedia e dobbiamo sviluppare una riflessione importante sul futuro del lavoro. La nostra attualità non vede ancora l’emergere di una seria riflessione politica ed economica sull’importanza e i vantaggi dello smart working, una mancanza di idee sia sociale che normativa. Dal punto di vista organizzativo, la gestione logistica ha subito un mutamento. Risulta importante sviluppare reti atte alla lavorazione da remoto, ma tale processo se viene concepito secondo i dettami dell’organizzazione del lavoro dell’attualità non funziona. La forza del lavoro del futuro può trovare soluzione nella capacità di identificare i momenti di incontro, ottimizzare il momento dell’incontro non digitale”.

Risalgono alle fine degli anni 90 le riflessioni sull’organizzazione del lavoro e sull’implementazione delle tecnologie e del digitale. Fino al 2019 solo il 2% dei lavoratori era in modalità smart working, mentre attualmente il 20% dei lavoratori è incluso in tale fenomeno.

Pensiamo alle capacità del potenziamento del Pil per le periferie e per la ripresa economica e progettuale che potrebbe aversi per le piccole comunità. Dobbiamo riflettere e affrontare tali opportunità per non arrivare impreparati alle nuove sfide e fasi dell’organizzazione del lavoro. Dal dibattito è emerso che un’idea per il futuro potrebbe essere quella di affiancare lo smart working allo smart living ribadendo anche l’importanza di essere disconnessi durante il tempo libero e organizzando i tempi e gli spazi comunitari con gli spazi lavorativi. “Organizzare i tempi con un processo integrato utilizzando la migliore tecnologia e i luoghi in cui si può sviluppare il co-working. Non considerare tale fenomeno solo come un nuovo strumento per lavorare ma come una nuova modalità del lavoro. Superando la visione del lavoro slegato alla vita privata in modalità home non permette un modello efficiente perché il modello efficiente è quello di valorizzare tutti gli aspetti della vita umana, della socialità e della nostra esistenza. Investire sul lavoro femminile e lo sviluppo di piattaforme digitali adattate al lavoro e alle modalità del vivere in famiglia”, ha ribadito il ministro Elena Bonetti.

Altra analisi emersa durante i lavori è l’idea di far tornare a vivere i quartieri dormitori con la consapevolezza che la qualità della vita e il benessere economico deve essere riconsiderato per sviluppare una nuova visione della nostra stessa esistenza. Una rivoluzione che tocca anche il mondo delle scuole, perché non si può continuare ad inseguire un modello scolastico con orari fissi e non dinamici ma dare spazio ad una nuova visione della scuola di comunità con nuovi orari e nuove dinamicità.

Nell’ambito delle competenze umanistiche è stato registrato un peggioramento delle capacità di acquisizione delle conoscenze e competenze degli studenti. Necessitiamo di prevedere nuove visioni e percorsi come attività integrate e l’implementazione degli strumenti che permettono attività di incontro e confronto tra gli studenti. I relatori hanno convenuto sull’importanza di introdurre soft skills e sviluppo digitale anche all’interno della scuola primaria, una necessità da approfondire per il nostro presente e per il prossimo futuro.

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