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La strage del Primo Maggio a Portella della Ginestra. Il dovere di rivendicare verità e giustizia

di Redazione

A Portella della Ginestra, a due passi da Piana degli Albanesi (ad una trentina di chilometri da Palermo), si commemora ogni anno il tragico eccidio per mano del bandito latitante Giuliano che con la sua banda viveva nascosto nelle colline adiacenti.

Nel primo maggio del 1947 oltre duemila lavoratori provenienti da Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello si erano riuniti per la festa dei lavoratori che avrebbe avuto luogo nei pressi di una vallata vicino ai monti Kumeta, Pelavet e Maja in località Portella della Ginestra. La manifestazione pacifica contro il latifondo a favore della coltivazione delle terre lasciate incolte, in quell’anno, era anche occasione per festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo nelle elezioni regionali siciliane avvenute pochi giorni prima.

Non appena tutti i manifestanti giunsero nella vallata, all’improvviso, colpi di mitra e fucili provenienti da varie zone della vallata stessa, si levarono impetuosi compiendo in pochi minuti una vera carneficina tra il panico dei manifestanti terrorizzati in fuga in ogni direzione. La banda del bandito Giuliano si era nascosta nell’attesa dei lavoratori. In pochi minuti furono uccisi otto persone e tre bambini. Dei ventisette feriti alcuni persero la vita successivamente per le ferite riportate.

Ogni anno un corteo raccolto in silenzio percorre dalla Casa del Popolo di Piana degli Albanesi fino alla Casa del Partigiano per tenere un comizio della Cgil e dove alcuni superstiti raccontano la tragica esperienza, leggono il memoriale e la lista dei nomi dei caduti con sincera commozione fino al minuto di silenzio

Una strage non ancora del tutto chiarita che negli anni ha suscitato perplessità per le ipotesi e congetture basate su un probabile e possibile coinvolgimento di alte sfere dello Stato che sembra abbiano giocato un ruolo importante allo scopo di “domare” l’ondata dei lavoratori e sindacati contro il latifondo.

Un ottimo film del regista Paolo Benvenuti risalente al 2003 dal titolo “Segreti di Stato” avalla queste ipotesi di responsabilità, intrecci e accordi.

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