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La sontuosa Camelot di Re Sebastianello, cavalli, cavalieri, dame e giullari

di Luigi Sanlorenzo
Astolfo raggiunge la luna [Illustrazione di Gustave Doré per l’«Orlando furioso»]

La Sicilia che si dibatte tra crescita dei contagi e livelli inimmaginabili di povertà e di degrado ha la propria Camelot ad Ambelia in territorio di Militello Val di Catania, cittadina barocca dichiarata Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 2002 e luogo natale del Presidente della Regione Nello Musumeci.

Situata sulle ultime pendici dei Monti Iblei, la tenuta di ben 45 ettari ha una storia notevole: nel medioevo, i terreni di Ambelia appartennero ai nobili Barresi e Branciforti che li utilizzarono come residenza estiva e per la coltivazione della vite, come rivela del resto il nome derivante dal greco Ampelos (vite). Dopo l’Unità d’Italia fu assegnata al Ministero della Guerra che ne fece una stazione di monta del Regio Deposito Stalloni.

Nell’ultimo dopoguerra è stata acquisita al demanio della Regione, mentre la Stazione di monta è gestita dall’Istituto per l’incremento ippico che vi assolve principalmente il compito di allevare, selezionare e mantenere il cavallo puro sangue orientale, razza in via d’estinzione, con caratteristiche e doti uniche rispetto al patrimonio equino mondiale: il cavallo sanfratellano, l’asino ragusano e l’asino pantesco.

L’Istituto, commissariato per anni, ha dal mese di gennaio 2019 un nuovo consiglio di Amministrazione presieduto dalla principessa di antica schiatta Caterina Grimaldi di Nixima che il quotidiano La Sicilia di Catania ha definito “la nobildonna che sussurra ai cavalli”.

Di possibili sprechi e di ingiustificata promozione connesse ai conseguenti incrementi salariali si è occupato Massimo Giletti, nel corso della trasmissione “Non è l’arena” del dicembre scorso mandando in onda il servizio di Stefano Lupo sui “cavalli d’oro della Regione Siciliana”.

Ne è sorta l’inevitabile battaglia a colpi di querele, contumelie e l’ormai frustra accusa di “denigrare la Sicilia”. Era il mantra di chi in passato negava l’esistenza della mafia e forse sarebbe meglio non farvi più ricorso, almeno sui media.

Nonostante le smentite, le cifre tuttavia sarebbero ben oltre quelle indicate da La7. Come ha riferito Accursio Sabella su Il Fatto Quotidiano.it del 15 ottobre 2019 “erano già stati spesi circa tre milioni per organizzare dal 10 al 12 maggio 2019 la Fiera del cavallo mediterraneo. In quell’occasione, il Presidente si era anche affidato a un “Coordinatore tecnico” per fare in modo che la manifestazione funzionasse al meglio. Si trattava di Fabrizio Bignardelli, già consulente del presidente della Regione, ex assessore provinciale al Turismo con Francesco Musotto, ma anche capo della segreteria particolare di Totò Cuffaro ed ex esponente di Forza Italia, che in quell’occasione fu ripagato con cinquemila euro provenienti sempre dalle casse dell’Istituto per l’Incremento Ippico.”

Nell’ottobre 2019 il presidente Musumeci ha chiesto ulteriori investimenti e la giunta ha subito detto di sì: ecco altri cinque milioni e mezzo per la tenuta di Ambelia, nuovo paradiso dei cavalli, nell’Isola dei debiti e dei disavanzi massicci,  per costruire un nuovo parcheggio da 1150 posti auto (costo da 2,5 milioni) la pavimentazione di una stradella con basolato lavico e acciottolato (un altro milione e mezzo) e un edificio da 750 metri quadrati dentro il quale collocare anche un ristorante-bar, per rendere più piacevole l’esperienza degli appassionati di equitazione (un altro milione e mezzo). Insomma, il totale ascenderebbe a circa otto milioni di euro (dieci, secondo quanto scritto da Claudio Reale su La Repubblica del 25 giugno 2019). Non male, considerato che appena un mese prima lo stesso presidente Musumeci aveva scritto all’Assemblea regionale raccomandando “prudenza” e invitando a fermare le leggi che prevedessero nuove spese.

Con quali soldi una Regione boccheggiante come la Sicilia è riuscita a finanziare un investimento così ingente? La risposta è nelle carte con cui lo stesso Musumeci ha invitato il proprio governo a discutere urgentemente della questione. Il presidente ammette che il reperimento di quei sodi, in un’Isola con qualche problema più scottante, è il frutto “di una complessa attività di ricognizione della Ragioneria generale”. Dopo il gran lavoro dei burocrati, sono state trovate le somme: arrivano da un fondo di solidarietà nazionale, dove lo Stato versa ogni anno un po’ di milioni per “bilanciare il minore ammontare dei redditi di lavoro” tra l’Isola e il resto d’Italia.

Come se in una famiglia si decidesse di rompere il salvadanaio destinato agli studi universitari dei propri figli per procedere all’acquisto di un nuovo modello di televisore di ultima generazione. Una follia. E c’è poi chi ancora si stupisce del perché, nonostante i miliardi ricevuti dalla Cassa per il Mezzogiorno prima e dall’Unione successivamente, dopo oltre mezzo secolo la Sicilia sia ancora una delle regioni più arretrate d’Europa.

Rinviati a causa dell’emergenza sanitaria, gli eventi in programma per maggio 2020 sono slittati all’autunno e la Coppa degli Assi non si è svolta. Tutttavia dal 9 ottobre ad oggi è in corso la seconda edizione della Fiera Mediterranea del Cavallo in partnership con Fiera Cavalli di Verona.

Una manifestazione che ha visto lo scorso anno la partecipazione di oltre trentamila persone. Quest’anno nel rispetto della normativa anti Covid gli ingressi sono stati contingentati ed è stato necessario registrarsi. L’evento è caratterizzato da esposizioni di razze equine autoctone e non, asini, stand tematici ed altri eventi sportivi.

«Questa manifestazione – ha commentato il presidente della Regione Nello Musumeci – è una vetrina d’eccezione per la nostra terra, ma anche una straordinaria occasione di incontro per esplorare attraverso il cavallo le nuove frontiere dello sport, del turismo e del tempo libero.».

Nonostante la “difesa siciliana” sia un classico della letteratura scacchistica, la “mossa del cavallo” in salsa catanese non credo potrà aver in futuro la medesima consacrazione. D’altronde di Fabiano Caruana o di Magnus Carlsen se ne vedono pochi in giro.

Forse il presidente dovrebbe fare un salto alla Cappella Palatina sul cui soffitto ligneo si gioca dal 1143 un’interminabile partita a scacchi tra due arabi all’ interno di una tenda, inturbantati e accovacciati a gambe incrociate, si sfidano dinanzi a una scacchiera. E’ la prima raffigurazione in assoluto di un gioco (il cui etimo deriva dalla parola persiana Shah cioè Re) che pure la politica dovrebbe conoscere, magari sottraendosi ogni tanto alla contemplazione dei muscoli esibiti sulle pareti di Sala d’Ercole.

Una “formaggiata” l’ha invece definita più schiettamente Onofrio Carrubba Toscano, raggiunto telefonicamente in Germania, istruttore internazionale richiesto ed apprezzato in molti paesi europei e presidente di AIASE l’Accademia Italiana di Alta Scuola Equestre con sede a Villafrati nel palermitano.

L’inaugurazione dell’evento ad Ambelia ha avuto luogo con l’intervento della Fanfara a cavallo della Polizia di Stato e della banda musicale del Corpo forestale della Regione, alla presenza della principessa-presidente dell’Istituto, del generale Maurizio Angelo Scardino, comandante del presidio militare regionale, del sindaco di Militello, Giovanni Burtone e di altri primi cittadini del comprensorio, oltre ai rappresentanti di Fieracavalli, Luciano Rizzi e Armando Diruzza. Assente il Mago Merlino, impegnato altrove.

Dal 2001 i presidenti della Regione sono eletti direttamente dai siciliani. Qualcuno ama farsi chiamare Governatore, vagheggiando di interloquire con il Congresso e non con l’ARS o abbaiando alla luna che sorge o tramonta su Palazzo Chigi.

Tutti hanno avuto la propria Camelot: Totò Cuffaro nell’amata Pantelleria. Sappiamo come gli sia finita. Raffaele Lombardo nel cerchio magico dei movimenti autonomisti e delle assunzioni sospette dove la Giustizia, che non l’aveva mai perso di vista, lo ha raggiunto nel 2019 condannandolo in appello insieme al figlio Toti, un anno ciascuno, per voto di scambio; Rosario Crocetta a Castel di Tusa nell’Atelier Fiumara d’Arte del suo amico Antonio Presti, cenacolo di artisti variopinti. Ora risiede, novello Craxi, ad Hammamet dove gli accreditano, a tassazione ridotta, le pensioni di europarlamentare e di deputato regionale.

Anche Nello Musumeci sembra aver trovato la propria Camelot ad Ambelia dove tra giostre, principesse, cavalli, palafrenieri e qualche inevitabile giullare sembra rivivere l’atmosfera di quelle corti medievali il cui racconto lo avrà segnato sin dall’infanzia trascorsa a leggere i poemi cavallereschi, tanto amati dalla Destra romantica. Non a caso la kermesse più attesa è il Gran Gala intitolato “Trinacria tra mito, storia e leggenda”. Gran Ciambellano sarà forse il neo assessore alla Cultura e all’Identità Siciliana, Alberto Samonà? La modernità può attendere.

Nella “tavolata rotonda” della tenuta incantata di Ambelia anche i fedelissimi più saggi fingono di essere stolti e tessono le lodi. Non c’è spazio tra essi per Merlino o Atlante o Albus Dumbledore che pure potrebbero dargli saggi e togati consigli.

A noi che ormai assistiamo, più rassegnati che allibiti, a tali prodigiosi eventi, possiamo solo augurare che tra i quadrupedi di pregio, una monta fortunata favorita dagli effluvi dell’Etna generi presto l’ippogrifo sulla cui groppa un coraggioso Astolfo possa andare a recuperare quel senno che pare aver abbandonato definitivamente la Sicilia.

Non è finto il destrier, ma naturale,

ch’una giumenta generò d’un Grifo:

simile al padre avea la piuma e l’ale,

li piedi anteriori, il capo e il grifo;

in tutte l’altre membra parea quale

era la madre, e chiamasi ippogrifo;

che nei monti Rifei vengon, ma rari,

molto di là dagli aghiacciati mari.

Quivi per forza lo tirò d’incanto;

e poi che l’ebbe, ad altro non attese,

e con studio e fatica operò tanto,

ch’a sella e briglia il cavalcò in un mese:

così ch’in terra e in aria e in ogni canto

lo facea volteggiar senza contese.

Non finzion d’incanto, come il resto,

ma vero e natural si vedea questo.

Ludovico Ariosto “Orlando Furioso” (canto IV)

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