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Dammi un bacio: i baci più belli nell’arte

di Valentina Becchetti 27 Marzo 2021
di Valentina Becchetti 27 Marzo 2021
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“L’anima incontra l’anima sulle labbra degli amanti” (Percy Bysshe Shelley)

Ed è così che iniziano tutte le storie d’amore, con un bacio. Il gesto più romantico e dolce che ci sia. Intimo più di ogni altra cosa, origine di tutte le forme d’amore, il bacio è capace di curare ogni tipo di ferita: chi di noi non è stato “curato” con un bacio della mamma e del papà su una sbucciatura? Un bacio d’addio, un bacio tra amanti, un bacio di passione. Non c’è mai odio in un bacio. Nemmeno nel bacio del traditore c’è odio, ma la consapevolezza di aver fatto una carognata e, forse, la supplica del perdono o dell’auto perdono o la certezza dell’addio.

Non si può rimanere indifferenti al fascino di un bacio. Sia che avvenga tra due giovani amanti, sia che si assista a due persone che hanno passato la vita assieme, il bacio suscita sempre una grande tenerezza. Deve essere per questo che nel corso della storia dell’arte pittori, scultori, poeti e fotografi hanno usato la loro immaginazione per dare la loro interpretazione del bacio. Ne “L’incontro di Anna e Gioacchino” nella Cappella degli Scrovegni di Giotto, realizzato tra il 1303 e il 1305 circa, viene ritratto un tenero incontro che viene tradizionalmente considerato come il primo bacio raffigurato nella storia della pittura. L’incontro alla Porta Aurea di Gerusalemme è interpretato da Giotto in modo estremamente sintetico: un abbraccio e un bacio.

Tutto è molto naturale, racchiuso in quel bacio, che nella simbologia classica, mantenuta in epoca medioevale, alludeva alla procreazione. Come nelle altre scene della Cappella degli Scrovegni, anche qui la luce ha un ruolo fondamentale per sottolineare protagonisti, architetture, vestiti, tutti giocati su tinte pastello chiare, ad eccezione del mantello nero della donna con il volto parzialmente coperto, che, secondo alcuni, alluderebbe alla passata vedovanza di Anna.

“L’incontro di Anna e Gioacchino” (Giotto, 1303 – 1305)

Eseguita tre il 1787 e il 1793, “Amore e Psiche” di Antonio Canova è forse il bacio più elegante della storia dell’arte. Nel marmo candido, Canova raffigura il momento in cui il corpo di Psiche viene riportato alla vita da Amore. Il soggetto è ispirato dal racconto narrato nell’ “Asino d’oro” di Apuleio. Venere, invidiosa della bellezza di una mortale, per punirla, decide, con l’aiuto del figlio Amore, di farla innamorare di uno uomo rozzo che la respinga, ma Amore, una volta vista la bella fanciulla, se ne innamora perdutamente. Quindi, Venere, contraria all’unione tra i due, divide i due amanti e sottopone Psiche ad una serie di pesanti prove, una delle quali la porta ad un sonno infernale che la fa addormentare profondamente. Amore, scoperta la tragica fine della sua amata, la risveglia con un bacio. Canova immortala con un erotismo sottile il momento esatto in cui Amore risveglia Psiche. I due amanti si guardano con grande dolcezza, Psiche abbraccia Amore e abbandona la testa all’indietro, accennando a un bacio sensuale con il suo amante. La storia simboleggia gli enormi sforzi e le prove che l’uomo deve affrontare per raggiungere la felicità e l’amore immortale.

“Amore e Psiche” (Antonio Canova, 1787 – 1793)

Tra i baci romantici più coinvolgenti e conosciuti un posto d’onore lo trova sicuramente “Il Bacio” che Francesco Hayez ha dipinto nel 1859, che nasconde anche un profondo significato patriottico. Il dipinto mostra un fugace quanto appassionato bacio tra due giovani amanti, come se entrambi volessero rubare al tempo che fugge un momento che duri un’eternità. Il ragazzo indossa un lungo mantello mentre la fanciulla solo un abito azzurro. Sembra una semplice scena molto intima tra due innamorati, ambientata in un castello che richiama un passato medioevale cavalleresco. In realtà c’è un forte riferimento al Romanticismo italiano, incentrato sull’amore per la patria e l’odio verso l’usurpatore austriaco. Il giovane porta un pugnale e si appresta a salire il primo gradino come se fosse pronto a partire, come se fosse un giovane patriota che saluta la sua amata con un bacio appassionato prima di andare a combattere. È un bacio che l’Italia dà alla Francia per sottolineare la l’alleanza fra le due nazioni.

“Il Bacio” (Francesco Hayez, 1859)

Henri de Toulouse-Lautrec, era un frequentatore delle case di tolleranza anche in qualità di amico. Le case chiuse avevano un ruolo molto importante nella vita dell’artista e egli ne rappresentava le attività in modo distaccato, senza commenti o giudizi di sorta. Ignorando le critiche dei benpensanti che lo consideravano un depravato, raffigurò anche i rapporti omosessuali che univano alcune ragazze, mettendone in risalto la bellezza e l’autenticità. Il bacio saffico dipinto da Toulouse-Lautrec è più che un semplice bacio. È un urlo di ribellione contro le imposizioni sociali che impedivano l’amore vero – quando era omosessuale – e un grido di infelicità per le condizioni che portavano le ragazze a prostituirsi, costrette a fare l’amore per denaro e non per scelta e la loro esigenza di liberarsi della loro condizione, amando chi viveva lo stesso dramma. È un urlo rivoluzionario così delicato da passare inosservato.

“A letto, il bacio” (Henri de Toulouse-Lautrec)

Un bacio sulle labbra, un mazzo di fiori e un soggiorno festoso. Un tenero bacio che ha una storia particolare, annotata su un diario. È il 7 luglio 1915 ed è il compleanno di Marc Chagall e Bella, l’amore della sua vita, sta decorando la loro piccola casa di Vitebsk con qualche fiore e qualche scialle colorato. Di fronte a questo gesto così dolce, Chagall le si avvicina e quasi prendendo il volo la bacia e le sussurra “Fuori il cielo ci chiama.” Caratteristico della produzione di Chagall, il volo è espressione di una sensazione di vertigine, il vagare tra le nuvole in una surreale dimensione di confine tra sogno e realtà, quella sensazione di sogno che rende questo dipinto dolcemente coinvolgente.

“Compleanno” (Marc Chagall, 1915)

Ovviamente il re dei baci romantici, dolci, coinvolgenti e delicati è senza dubbio “Il Bacio” (1907) l’opera più celebre di Gustav Klimt. Segna il culmine del periodo d’oro, contrassegnato da un trattamento della superficie pittorica che richiama i mosaici bizantini. I due amanti sono teneramente abbracciati, abbandonati l’uno nell’altra in un’aureola d’oro che li isola dal mondo, in bilico su un tappeto fiorito e si annullano in un’unità al di là del tempo e dello spazio. Così l’amore assume una dimensione cosmica. Le mani acquistano una evidenza particolare e i gesti contribuiscono a costruire l’atmosfera di beatitudine dell’opera, che viene spogliata da connotazioni sensuali per insistere piuttosto sulla felicità e la tenerezza del bacio.

“Il Bacio” (Gustav Klimt, 1907)

Un bacio fra due sconosciuti per festeggiare un evento eccezionale è il tema invece di “V-J Day in Times Square”, la fotografia più famosa di Alfred Eisenstaedt, in cui un marinaio americano bacia appassionatamente una giovane infermiera. La foto è stata scattata alle 17 e 51 il 14 agosto 1945 a Times Square, New York, durante le manifestazioni spontanee di gioia per la fine della Seconda Guerra Mondiale. Pubblicata poi sulla rivista Life, divenne il manifesto della fine della guerra.

“V-J Day in Times Square” (Alfred Eisenstaedt, 1945)

Un bacio che unisce passione, sofferenza, gioia, disperazione, amore e lacrime. Questa immagine in “Kiss V” del 1964 di Roy Lichtenstein, artista pop che per fama e importanza rivaleggia con Andy Warhol, colpisce per la sincerità di sentimenti mostrati con l’aiuto di semplici metodi moderni simili alle immagini dei fumetti, con pochi colori e semplici linee. Sembra il frammento di una fotografia ingrandita. I contorni grafici sono chiari, non ci sono dettagli, ma tutto è pieno di vita. Le persone sono piene di energia e di sentimenti. Lui la bacia appassionatamente, lei piange. È incerto se la coppia si stia riunendo o dolorosamente dicendo addio, ma ciò che è evidente dal bacio è che sono molto innamorati.

“Kiss V” (Roy Lichtenstein, 1964)

Nel 2004, a Brighton, su un muro accanto a un pub, apparvero i graffiti creati dal celebre artista Banksy, raffiguranti “The Kissing Coppers” due poliziotti che si baciano. Con questo pezzo, l’acclamato e misterioso graffitaro non solo ha denunciato l’omofobia ma ha anche ridicolizzato l’autorità. Si può definire quest’immagine come una forma di protesta artistica.

“The Kissing Coppers” (Bansky, 2004)

Il bacio sembra un’azione così scontata, ma in questo periodo così rigido sui rapporti umani sembra quasi un sogno. Storie d’amore che sono ancora da scrivere perchè manca questo elemento indiscutibilmente fondamentale, così importante e pieno di energia che, mentre si passeggia per Praga, si può trovare sotto a un ponte anonimo uno dei più bei baci che abbia mai visto. Un bacio che racchiude tutti i tipi di baci che ho illustrato in questo articolo. Una donna e un uomo si baciano appassionatamente appoggiati a un muro. Non si capisce chi ha baciato per primo; non si capisce se è un bacio d’addio, d’incontro, tra amanti, tra fidanzati, magari lui le ha fatto un regalo, magari lei gli ha detto addio per sempre oppure sono finalmente liberi di stare insieme. Quello che so è che, davanti a un bacio, nessuno rimane indifferente. Torneremo a baciarci in mezzo alla strada, su una panchina o ad un primo appuntamento al cinema. Torneremo a baciarci e ci baceremo più di prima.

Valentina Becchetti

Valentina Becchetti nasce a Roma nel 1977. Dopo aver visto la tomba di Ilaria Del Carretto di Jacopo della Quercia nel 1985, la storia dell’arte diventa la sua passione. Si laurea alla John Cabot University in Art History e successivamente prende un Master presso il Sotheby’s Institute of Art London in mercato dell’arte. Lavora al dipartimento mobili di Sotheby’s Londra, poi si ritrasferisce a Roma e lavora nell’ufficio mostre della Soprintendenza del Polo museale a Roma, con il professor Giorgio Leone. Successivamente è direttore scientifico presso una delle più importanti Gallerie d’arte di Roma e d’Europa.

ArteValentina Becchetti

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