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La problematica pratica burocratica “Hanko” nella società nipponica

di Francesco Alberti
[Foto: Getty Images/AFP/T. Kitamura]

La pandemia da COVID-19 ha modificato non solo le nostre abitudini di vita quotidiana, ma anche quelle di lavoro. Questo fenomeno non ha risparmiato il Giappone dove, anche se i numeri di contagiati e deceduti sono notevolmente al di sotto di quelli europei, il lavoro da casa si sta diffondendo sempre di più.

Questo ha creato un grosso problema per quanto riguarda una delle pratiche più consolidate del processo burocratico nipponico: l’apposizione del proprio sigillo sui documenti di lavoro. I giapponesi, infatti, non usano firmare documenti, contratti o anche semplici moduli di iscrizione alla palestra, ma sono soliti apporre un “hanko” o sigillo. Questa pratica importata dalla Cina ed utilizzata per millenni, è stata ufficializzata dal governo giapponese verso la metà del XIX secolo.

L’esempio più antico di hanko in Giappone risale infatti al 57 d.C. ed è un sigillo d’oro donato dall’Imperatore Kuang-wu della dinastia cinese Han ad un feudatario di un’area dell’isola di Kyushu (Giappone meridionale).

In Giappone esistono tre tipi di hanko.  Il primo è quello che viene registrato presso gli uffici del comune o della circoscrizione di appartenenza ed ha valore legale. Si usa per contratti, documenti ufficiali e anche al posto della firma sui documenti di matrimonio. Il secondo tipo di hanko ha un valore semi-ufficiale ed è usato per le transazioni bancarie, mentre il terzo tipo è per uso quotidiano ed equivale alle nostre iniziali e firma veloce.

Non dobbiamo però immaginarci eserciti di impiegati e burocrati che vagano per gli uffici armati di ceralacca, candele e grossi sigilli di metallo. Il sigillo ufficiale usato nel Giappone moderno è intagliato alla base di un piccolo cilindro di avorio, corno o cristallo, e si applica come un timbro, utilizzando un particolare tipo di inchiostro oleoso rosso che non si può cancellare. Di solito ha un diametro di circa un centimetro.

Questi sigilli sono intagliati a mano da specialisti che hanno status di artisti e possono costare, nelle versioni più eleganti, anche migliaia di euro. Quelli per uso quotidiano invece, di solito in materiali plastici o in legno, sono prodotti con procedimenti meccanici e costano l’equivalente di pochi euro.

Non esistono versioni elettroniche dei sigilli, per cui la presenza fisica negli uffici diventa essenziale. Come ha detto Taro Kono, Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, in una recente intervista al Financial Times, “non si può mettere il sigillo sullo schermo del computer.”

A causa di questa abitudine, molti impiegati di società private e uffici pubblici si sono trovati di fronte al dilemma di non poter andare avanti con il lavoro o di rischiare il contagio andando in ufficio per poter apporre il sigillo sui documenti.

Per ovviare a questo inconveniente, il primo ministro giapponese Yoshihide Suga ha deciso di abolirne l’uso in circa 15,000 procedure amministrative, mantenendolo solo per 83 tra cui l’immatricolazione degli autoveicoli.

Il compito è stato affidato a Kono, un politico con alle spalle un’esperienza di ministro degli esteri e della difesa. Nella maggior parte dei casi, per far vedere che si è letto un documento e si è d’accordo, gli impiegati utilizzano il tipo più economico di hanko che si può acquistare in qualsiasi cartoleria del paese.  Nell’intervista al Financial Times, Kono ha affermato che “[se voglio] posso comprare un sigillo col nome del signor Suzuki e usarlo. E’ completamente senza alcun senso. La mia azione è mirata a [ridurre] questo uso.”

Non tutti sono però d’accordo con l’idea di abolire l’uso dei sigilli. La federazione Giapponese dei Sigilli, un’organizzazione che comprende 890 produttori, ha protestato dicendo che questo avrebbe portato al fallimento di molti dei suoi membri e soprattutto avrebbe portato alla scomparsa di attività artigianali di alto valore culturale.

Anche Kotaro Nagasaki, il governatore della Prefettura di Yamanashi, il principale centro di produzione dei sigilli, ha espresso il proprio disappunto, definendo l’hanko “il simbolo del Giappone.” Solo il tempo dirà se gli sforzi del Primo Ministro Suga e del Ministro Kono avranno successo. Nelle more, il mio hanko, con il mio nome in giapponese lo conserverò come uno dei ricordi più cari che ho riportato dal Pese del Sol Levante.