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Referendum costituzionale 2020. La schiacciante vittoria del SI e l’analfabetismo funzionale

di C. Alessandro Mauceri

Chiusi i seggi alle 15.00 del 21 Settembre, comincia la corsa verso i numeri (e i seggi o le poltrone).  I partiti hanno dichiarato tutti di essere contenti della loro vittoria (ma in un gioco “a somma zero” ci sarà pure uno che ha perso). E imedia si sono accalcati sui risultati: gli italiani avranno deciso di cambiare la Costituzione o no?

A votare per il referendum costituzionale sono stati chiamati 46.415.806 elettori suddivisi in 61.622 sezioni. Come sempre, in caso di referendum, la domanda posta ai cittadini era booleana ovvero chi votava doveva scegliere solo tra Sì e No (a meno di decidere di votare scheda bianca o di annullarla). A far riflettere sulla consultazione (nel caso di referendum costituzionale non è richiesto nessun quorum) non avrebbero dovuto essere gli exit poll e nemmeno le previsioni dei singoli partiti. A richiamare l’attenzione degli italiani avrebbero dovuto essere i risultati dello studio della European House – Ambrosetti, basato sui dati contenuti nell’indagine Ocse-Piaac: secondo i ricercatori, in Italia, il 28% della popolazione tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale! Cosa vuol dire “analfabeta funzionale”? Secondo la definizione dell’UNESCO del 1984, “analfabetismo funzionale” è “la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.

“Per analfabetismo funzionale intendiamo l’incapacità di usare in modo efficace le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Si traduce, in pratica, nell’incapacità di comprendere, valutare e usare le informazioni che riguardano l’attuale società”, hanno dichiarato i ricercatori dell’Ambrosetti.

Chiusi i seggi elettorali, è impossibile non pensare alle conseguenze per il paese di una simile situazione: stando ai dati emersi dallo studio, più di un quarto di coloro che si sono recati alle urne potrebbe non aver compreso cosa stava facendo o le conseguenze che comportava una scelta o l’altra!

Secondo l’art. 48 della Costituzione (la stessa che oggi potrebbe essere cambiata in ben tre articoli – sarebbe interessante sapere quanti di quelli che hanno votato conosceva “esattamente” cosa dicono!): “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”. Requisito essenziale per esprimere il proprio voto è aver compiuto 18 anni. Lo stesso articolo dice che il diritto di voto può essere limitato in alcuni casi: per sopravvenuta incapacità civile; per effetto di una sentenza penale irrevocabile; o negli specifici casi di “indegnità morale” indicati dalla legge.

Da nessuna parte si parla di analfabetismo funzionale. Eppure già qualche anno fa era saltata fuori la questione della comprensione dell’oggetto della votazione da parte dei votanti. Nel 2013, uno studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) aveva classificato i cittadini in cinque livelli di competenze, corrispondenti a 5 gradi di analfabetismo funzionale. Livello 1: si è in grado di completare questionari semplici, capire un vocabolario di base, determinare il significato delle frasi e leggere testi continui (per esempio un breve testo per bambini) con una certa scioltezza. Livello 2: si è in grado di integrare due o più pezzi di informazioni (per esempio delle news brevi su un giornale) sulla base di alcuni criteri, compararli e sviluppare un dibattito a livello semplice. Livello 3: si è in grado di comprendere testi densi o lunghi (per esempio leggere un libro) e selezionare le informazioni rilevanti. Livello 4: si è in grado di eseguire operazioni a più stadi, di integrare, di interpretare, sintetizzare le informazioni da testi lunghi e complessi (per esempio confrontando un saggio e un articolo di giornale). Livello 5: si è in grado di eseguire compiti che coinvolgono la ricerca e l’integrazione delle informazioni su più testi densi (per esempio fare una ricerca), costruendo sintesi di idee simili e contrastanti o punti di vista diversi o di valutare delle prove. Era emerso che, in Italia, il 70% degli italiani non andava oltre il livello 2.

Numeri che avevano portato un opinionista americano, David Harsanyi, a dichiarare:  “Se non hai la minima idea di ciò che ti sta intorno, hai anche il dovere civile di non soggiogare il resto di noi alla tua ignoranza”. Come fa una persona che sa a malapena leggere e scrivere, capire i dettagli di un Def o come funziona il Regolamento di Dublino? O cosa significa cambiare la Costituzione in un senso o nell’altro?

Pochi anni dopo, un famoso studioso della materia, Tullio De Mauro, si pose un quesito analogo basato su dati che dicevano che più del 50% degli italiani si informa (o non si informa), vota (o non vota), lavora (o non lavora), seguendo soltanto una capacità di analisi elementare. Interpretando il mondo confrontandolo esclusivamente con le proprie esperienze dirette, proprio ciò come farebbe un analfabeta funzionale.

I risultati dell’indagine Piaac collocano l’Italia agli ultimi posti della graduatoria nelle competenze alfabetiche e per le competenze matematiche e di calcolo in Europa. Secondo i ricercatori, “più di sette italiani su dieci sono analfabeti funzionali o hanno capacità cognitive e di elaborazione minime”, nessun adulto italiano si colloca al livello 5 e solo il 3,3% degli italiani è al livello 4.

Tutto questo non può non far riflettere: l’analfabetismo funzionale è “correlato ad una scarsa convinzione nella partecipazione politica”. Un analfabeta funzionale “non è capace di costruire un’analisi che tenga conto anche delle conseguenze indirette, collettive, a lungo termine, lontane per spazio o per tempo”. Tullio De Mauro definì l’analfabetismo “un instrumentum regni, un mezzo eccellente per attrarre e sedurre molte persone con corbellerie e mistificazioni”.

“Se gli italiani non fossero in così ampio numero degli analfabeti funzionali – hanno detto lo scorso anno i ricercatori dell’Istituto Cattaneo – potrebbero agire elettoralmente in modo molto diverso”. A poche ore dalla chiusura dei seggi di un referendum che chiede agli italiani se cambiare la Costituzione o no, tutto questo dovrebbe far riflettere. E preoccupare non poco. Peccato che, purtroppo, solo pochi italiani siano in grado di capirlo.

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