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La Giornata Mondiale del Rifugiato. Fermarsi e riflettere per le cause del fenomeno

di C. Alessandro Mauceri

Dal sito ufficiale UNHCR

Lavorare per una pace stabile e duratura non è qualcosa che può accadere da un giorno all’altro, è un obiettivo importante.

Il 17 Giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato. Istituita il 20 giugno 2001 per commemorare il 50esimo anniversario della Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati UNHCR – The 1951 Refugee Convention. Originariamente chiamata Giornata Africana dei Rifugiati, solo in un secondo momento, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite cambiò il suo nome. Obiettivo: sensibilizzare l’opinione pubblica sulle decine di milioni di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati costretti a fuggire da guerre e persecuzioni, dopo aver lasciato i propri affetti, la propria casa e tutto ciò che un tempo era la propria vita.

Dal 2020, la Giornata Mondiale del Rifugiato ha un significato speciale: l’umanità sta attraversando un momento critico a causa della pandemia da COVID-19 (che ha sottratto ai paesi molte delle risorse che prima potevano essere destinate ai rifugiati e che con la chiusura delle frontiere ha impedito a migliaia di rifugiati di raggiungere un posto sicuro), ma anche per il protrarsi in tutto il mondo di conflitti che aggravano la crisi umanitaria attuale. E fanno crescere il numero dei rifugiati.

Particolarmente grave la situazione per i più piccoli, i bambini. Come confermano le Nazioni Unite, sono loro a dover pagare il prezzo più alto di guerre e conflitti a causa dello shock subìto per l’abbandono della propria casa in una disperata fuga per la salvezza spesso intrapresa improvvisamente a piedi e in inverno. Non è raro che siano costretti a rinunciare agli studi necessari per formare quelle basi che garantirebbero un futuro in un paese diverso da quello dal quale si è fuggiti definitivamente. Invece, molti di loro (come avviene in Libano) diventano “apolidi” non potendo essere registrati come rifugiati e non potendo neanche essere iscritti in nessuna anagrafe; per molti di loro sarà come se non fossero mai venuti al mondo. Persone, esseri umani nati durante una guerra che non hanno voluto e della quale non ne conoscono neanche il motivo ma capiscono solo che stanno pagando il prezzo più caro.

Come per altre “giornate mondiali”, numerosi gli eventi che le Nazioni Unite hanno deciso di organizzare. L’UNHCR ha lanciato un appello affinché si possa garantire l’accesso dei rifugiati all’assistenza sanitaria primaria e secondaria, garantire l’alimentazione e l’accesso ai servizi di base. Ma anche a favorire ai bambini rifugiati l’accesso a un’istruzione di qualità in modo che possano avere e ad aiutare giovani rifugiati di talento donando loro borse di studio.

Molti i paesi hanno aderito a questo invito e hanno comunicato come celebreranno questa giornata. In Germania è stato lanciato un programma dal titolo “Insieme possiamo ottenere tutto!”. Lo stesso è stato fatto in Francia, dove gli sforzi sono stati concentrati nella realizzazione di iniziative sull’istruzione dei minori e sullo sport: il 26 Giugno, è previsto un grande evento per facilitare l’incontro tra giovani rifugiati e giovani parigini (e il grande pubblico) con un una serie di iniziative che vanno da laboratori sportivi collettivi e individuali, a meeting guidati da allenatori e rifugiati locali impegnati in attività sportive aperte a tutti. E poi la Grecia, l’Austria, la Svizzera e moltissimi paesi anche fuori dall’Europa: dall’Argentina all’Ecuador, dal Guatemala al Giappone, dall’Iran all’Egitto.

In questo elenco, unici assenti (ingiustificati) oltre alla Cina (ma esistono delle iniziative realizzate come Asia Centrale) sono Stati Uniti d’America e Italia. Per quanto riguarda il nostro Paese, anche qui il numero dei rifugiati e dei profughi ospitati non è elevatissimo: la maggior parte di quelli che entrano in Italia sono migranti o sfollati o altro. Negli States il fenomeno interessa poco: il numero di rifugiati è molto più basso che nei paesi europei, mediorientali-asiatici e africani.

Nessuno si è preso la briga di chiedersi come mai il numero di rifugiati e profughi continui ad aumentare a ritmo vertiginoso. Anche i migranti generici stanno aumentando e in pochi anni hanno raggiunto e superato la soglia dei 280 milioni. Ma il trend con il quale sta aumentando il numero dei migranti non è nemmeno paragonabile al ritmo di crescita dei rifugiati propriamente detti: dal 2005 ad oggi, sono più che raddoppiati, passando da circa 15milioni a oltre 33,8 milioni (a loro si devono aggiungere i profughi che hanno portato il numero totale a oltre 70 milioni).

Il punto è che oggi quasi tutti parlano di “pace”, di “convivenza civile”, di “unione”. Poi, concretamente e per motivi spesso ingiustificati, eserciti armati vengono mandati al capo opposto del pianeta a combattere guerre senza un vero motivo. L’aumento del numero dei rifugiati è la cartina di tornasole di quanto realmente i paesi sviluppati vogliono la pace: in tutto il mondo i rifugiati sono la conseguenza di politiche internazionali sbagliate.

In un mondo pacifico, sarebbero poche le persone costrette a fuggire dalle loro case a causa della violenza e dei disordini. In un mondo pacifico sarebbe possibile collaborare per uno “sviluppo sostenibile”.

Oggi, però, non è così. Forse, in questo giorno, sarebbe meglio domandarsi non solo cosa possono fare i vari governi per ridurre gli effetti collaterali delle guerre, ma quali sono le vere cause di un problema ormai quasi impossibile da gestire.

Di fronte a una crisi mondiale così massiccia come quella che stiamo vivendo è facile sentirsi impotenti. La Giornata Mondiale del Rifugiato è un momento per fermarsi e riflettere, per pensare a ciò che è possibile fare per aiutare queste persone, certo, ma anche per pensare cosa fare per evitare che si continuino a combattere guerre inutili.

Lavorare per una pace stabile e duratura non è qualcosa che può accadere da un giorno all’altro, è un obiettivo importante. La Giornata Mondiale del Rifugiato ci ricorda quanto sia importante questo obiettivo. E’ il momento di darsi da fare per raggiungerlo.

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