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Gustav Klimt. Un tranquillo ribelle che amava le donne

di Valentina Becchetti 5 Dicembre 2020
di Valentina Becchetti 5 Dicembre 2020
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Gustav Klimt (1862 – 1918)

Gustav Klimt è uno degli artisti più apprezzati sia dai collezionisti e che dagli artisti stessi. La produzione dell’artista simbolista, uno dei più prominenti membri del Movimento della Secessione Viennese, comprende dipinti, murali, schizzi e altri oggetti d’arte. Ma la sua vera passione è senza dubbio il corpo femminile, intriso di un erotismo quasi sfacciato. Nonostante il suo spirito ribelle che spesso provocava la critica, Klimt si è dedicato alla sua personale visione artistica e si è goduto il suo successo creativo e finanziario fino alla morte avvenuta nel 1918, a 56 anni, subito dopo aver subito un colpo apoplettico e una polmonite.

Gustav Klimt nasce il 14 luglio 1862 a Baumgarten, un sobborgo, secondo di sette figli. Il padre è un orafo con poca fortuna e sua madre è una Viennese che da giovane ha coltivato il sogno di diventare una cantante lirica, ma che ha dovuto abbandonare la sua passione dopo la nascita dei figli a cui si dedica moltissimo. La famiglia affronta molte difficoltà economiche che non minano, tuttavia, l’unione familiare. I figli maschi dimostrano subito un talento innato per l’arte e, dopo che Gustav vince una borsa di studio per la Kunstgewerbeschule, la scuola di arte applicate, i suoi fratelli ne seguiranno l’esempio. Il suo talento viene subito notato dai suoi insegnanti e dal direttore, il quale lo dissuade dall’abbandonare la scuola, offrendogli un’altra borsa di studio per accedere al dipartimento di pittura, dove si esercita, ispirandosi ai modelli rinascimentali.

Oltre al talento artistico, Gustav Klimt dimostra uno spiccato spirito d’iniziativa e un desiderio di affermazione che lo porteranno insieme al fratello Ernst e a Franz Matsch, a grandi traguardi, tra i quali le decorazioni del nuovo Burgtheater: ai tre spetta la decorazione del soffitto dei due scaloni con scene raffiguranti la tradizione teatrale dall’antichità a Shakespeare. “Il teatro di Taormina” (1886-88) è un dipinto di grandi dimensioni, situato al centro dello scalone nord del teatro nel quale il richiamo all’arte antica è venato da una dolce atmosfera crepuscolare.

Insieme alle commissioni pubbliche, nelle quali utilizza modelli naturalistici, egli si dedica anche a opere minori in cui emerge una ricerca di uno stile autonomo. Nel 1881 l’editore Martin Gerlach gli commissiona alcune illustrazioni per il primo volume di “Allegorie ed Emblemi”: un sontuoso compendio di motivi che devono simboleggiare gli aspetti della vita umana. In una delle sue opere più riuscite, “Idillio” (1884), Klimt inizia ad emanciparsi, infondendo nuova vitalità alle sue figure: una impercettibile atmosfera fantastica che prefigura scelte simboliste bilancia, quasi nega, la sua tecnica nella resa naturalistica dei corpi. La composizione è assai elaborata, non soltanto perché Klimt utilizza una cornice architettonica, ma anche perché mescola stili e periodi diversi. Nelle possenti e scultoree figure maschili che incorniciano il delicato idillio che si svolge nel tondo, è chiaro un richiamo allo stile pittorico di Michelangelo: la posa articolata dei corpi e la muscolatura sviluppata ricordano le figure di Profeti e Sibille nel soffitto della Cappella Sistina, ma anche quelle dipinte da Annibale Carracci sulla volta della Galleria di Palazzo Farnese, a loro volta una rielaborazione del prototipo di Michelangelo.

L’incarico che segna la definitiva affermazione della Compagnia degli artisti dei fratelli Klimt e Matsch viene con la commissione per decorare il Kunsthistorisches Museum di Vienna, i cui tema è una panoramica della storia dell’arte dall’antichità all’epoca barocca. Da qui in poi iniziano una serie di incarichi importanti per la Compagnia, per i quali riceve una benemerenza ufficiale da parte dell’imperatore Francesco Giuseppe.

Nel 1892 muoiono improvvisamente sia il padre che il fratello Ernst e per Klimt inizia una profonda crisi personale ed artistica. Nel 1895 riprende la collaborazione con Gerlach con una nuova serie allegorica su ciò che provoca gioia nell’uomo, in cui emerge con forza l’elemento ornamentale simbolista.

Nel dipinto “Amore” (1895) sono visibili già molti elementi che Klimt elaborerà nelle sue opere più mature. La scena centrale con il caldo abbraccio dei due innamorati è racchiusa entro una cornice dorata, creando una tensione formale tra lo spazio vuoto e la parte riccamente dipinta. Questa soluzione, oltre ad intensificare l’effetto teatrale dell’opera, sviluppa un sottile contrasto tra parti naturalistiche e parti stilizzate.

Tuttavia, nel maggio 1897, l’Associazione austriaca degli artisti si separa formalmente dalla Casa degli artisti. Il Presidente dell’Associazione è Gustav Klimt, che si sente sempre più in contrasto con i rigidi canoni accademici. Insieme ad altri diciannove artisti, Klimt fonda la Wiener Sezession, le cui idee artistiche vengono diffuse attraverso la rivista “Ver Sacrum” (Primavera Sacra), che richiama un rito in uso nell’antica Roma: in nati in primavera erano destinati ad essere allontanati da adulti dalla comunità per fondarne una nuova e migliore. Gli artisti della secessione si sentono eredi di questo glorioso passato mitico e vogliono una rinascita artistica.

Il motivo per cui Klimt viene nominato presidente, non è solo dato dalla sua florida carriera alle spalle, ma soprattutto per il suo indubbio carisma che riesce a catalizzare intorno a sé le forze migliori dell’epoca. Inoltre, Klimt a partire dai primi anni novanta, inizia un lungo percorso di ricerca attraverso il quale cambia profondamente i fondamenti dell’arte figurativa, esprimendo le problematiche e le ansie della sua epoca, ponendo inoltre la sua attenzione sempre più insistentemente al mondo femminile. Pur ispirandosi ai modelli antichi, Klimt trasforma la figura femminile donandole una carica sensuale molto intensa. Giocando sull’ambivalenza dell’erotismo esplicito che incarna anche la forza primitiva ed elementare dei sensi, egli crea un ideale femminile sfuggente e di grande fascino. “Giuditta” è un dipinto del 1901 che raffigura l’eroina biblica che usa le armi della seduzione per decapitare ferocemente Oloferne. È carica di sensualità. Il viso esprime fierezza per la coraggiosa vittoria che si traduce in un sensuale abbandono erotico.

Tra il 1900 e il 1902, Klimt si trova coinvolto in uno scandalo a causa di tre arditi dipinti: nel 1894 il governo gli aveva commissionato la decorazione del soffitto dell’aula magna dell’Università di Vienna, i cui temi erano le allegorie della facoltà di Filosofia, Medicina e Giurisprudenza. Klimt crea delle monumentali scene cosmiche in cui prevale il caos delle forze naturali. Ma questa visione crea delle reazioni e delle critiche molto aspre che lo accusano di pornografia e di incapacità artistica. Il pittore quindi restituisce il suo compenso ritorna in possesso delle opere contestate.

Contestualmente, nel 1902, la Secessione, si trova di fronte ad un progetto molto ambizioso: la mostra di Beethoven. In occasione della mostra Klimt realizza uno dei suoi capolavori: il fregio di Beethoven, eseguito sulle pareti di una delle sale laterali. Si tratta della trasposizione pittorica della “Nona sinfonia”. Complessivamente il fregio si articola su tre pareti e rappresenta la lotta dell’umanità contro le forze nel male che recupera la felicità nel regno delle arti. La prima parte è l’allegoria del desiderio della felicità che muove l’uomo. La seconda parte assume un risalto cromatico straordinario. In questa scena, gremita in modo esagerato, sono rappresentate le forze oscure che ostacolano il cammino dell’umanità verso la felicità. L’ultima scena del fregio, simile alla prima cromaticamente e stilisticamente, celebra l’apoteosi dell’eroe. L’anelito della felicità si placa nella poesia e l’uomo finalmente accede al mondo incantato delle arti. Questo trionfo di immagini visionarie sottintende le angosce e le aspirazioni dell’uomo. È una delle testimonianze migliori del genio provocatore di Klimt.

 Nel 1903, il pittore si reca due volte a Ravenna dove rimane affascinato dallo sfarzo degli ori bizantini, che gli ricordano il lavoro del padre e del fratello e che gli suggeriscono un nuovo modo di trasfigurare la realtà. Il connubio tra gli ori ravennati e i Laboratori Viennesi dà vita ad alcuni dei capolavori klimtiani più celebri: “Il ritratto di Adele Bloch-Bauer I” e “Il bacio” sono tra questi.

“Il ritratto di Adele Bloch-Bauer I” (1907-08), conservato nella Österreichische Galerie di Vienna, ritrae la moglie di un banchiere e industriale viennese. L’effetto sontuoso è dovuto alla tecnica sofisticata che prevede l’uso delle foglie d’oro e d’argento, che mettono in risalto il candore della pelle della donna.

“Il Bacio” (1907) è indubbiamente l’opera più celebre di Gustav Klimt. Segna il culmine del periodo d’oro, contrassegnato da un trattamento della superficie pittorica che richiama i mosaici bizantini. Il predominio degli elementi decorativi si rivela negli abiti, che non hanno una funzione unicamente estetica. All’uomo sono attribuite forme spigolose, mentre la donna è caratterizzata da elementi curvilinei e colorati. Queste scelte formali rimarcano le differenze tra uomo e donna che possono minare la serenità nella coppia e evocando la precarietà dell’amore. Ma i due amanti, che sono teneramente abbracciati in un’aureola d’oro che li isola dal mondo, in bilico su un tappeto fiorito, si annullano in un’unità al di là del tempo e dello spazio. Così l’amore acquista una dimensione cosmica, come se la felicità fra uomo e donna possa essere possibile solo in un mondo irreale.

Questo oro domina sulle sue tele di questo periodo aureo. Ma anche la bidimensionalità dà maggiore risalto alle ai simbolismi e alle figure femminili, sempre molto cariche di erotismo. Il periodo aureo si interrompe nel 1909. Klimt ha un periodo di crisi esistenziale profonda che lo porta a mettere in discussione tutta la sua arte. Il mito della Belle Epoque è al tramonto e Klimt entra in contatto con l’arte vi Van Gogh e Toulouse-Lautrec. Il suo periodo maturo si può considerare una fusione tra queste influenze e il sorgere dell’Art Nouveau. Determinante fu l’incontro con l’arte degli Impressionisti che emerge nei suoi paesaggi che spesso ricordano quelli di Claude Monet. In realtà da tempo Klimt è già da tempo alla ricerca di una nuova modalità stilistica più spontanea e colorata.

L’attività di Klimt si interrompe l’11 gennaio 1918: al ritorno da un viaggio in Romania viene colpito da un ictus e successivamente da una polmonite dovuta alla pandemia di quell’anno di influenza spagnola. Ha amato profondamente le donne, tanto che dopo la sua morte 14 di esse sostennero di aver avuto un figlio da lui. Di questi quattordici presunti figli, sei furono riconosciuti tali.

Nonostante il suo ruolo centrale nella vita artistica viennese, Klimt mantiene per tutta la vita un atteggiamento schivo. Sempre pronto a battersi contro gli abusi o ottusità degli ambienti istituzionali, come dimostra la vicenda dei quadri delle facoltà, ma anche la protezione verso i suoi allievi, in realtà Klimt è molto timido e taciturno. Non ama la vita mondana e non partecipa alla civiltà dei caffè che sono un tratto caratteristico di Vienna. I racconti e la corrispondenza con gli amici non aiutano a delineare il carattere di quest’uomo che rifugge il matrimonio ma che ha molte relazioni sentimentali. La sua vita è scandita da tranquille abitudini borghesi, ma anche da profonde contraddizioni che gli impediscono di abbandonarsi completamente alla vita. Un enigma che i suoi dipinti possono svelare solo in parte.

Valentina Becchetti

Valentina Becchetti nasce a Roma nel 1977. Dopo aver visto la tomba di Ilaria Del Carretto di Jacopo della Quercia nel 1985, la storia dell’arte diventa la sua passione. Si laurea alla John Cabot University in Art History e successivamente prende un Master presso il Sotheby’s Institute of Art London in mercato dell’arte. Lavora al dipartimento mobili di Sotheby’s Londra, poi si ritrasferisce a Roma e lavora nell’ufficio mostre della Soprintendenza del Polo museale a Roma, con il professor Giorgio Leone. Successivamente è direttore scientifico presso una delle più importanti Gallerie d’arte di Roma e d’Europa.

ArteValentina Becchetti

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