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La nostra vita sempre più pubblica

di Francesco Pira

La nuova applicazione può svelare cosa sanno di noi Google e Facebook. A volte inconsapevolmente forniamo loro i dati e non sappiamo dove vengano immagazzinati a nostra insaputa.  Vogliamo il rispetto della nostra privacy ma cediamo ai compromessi che ci propinano i social che, per quanto ci aiutino a comunicare, mirano a sfondare ogni barriera del marketing.

Tutti l’aspettavamo da tempo e finalmente è arrivata. Proprio così la nuova app “Rita” ci aiuterà a scoprire quali dei nostri dati possiedono Google e Facebook e, elemento importantissimo, con chi li condividono.

L’app Rita si propone di facilitare l’accesso ai dati personali per farci vedere come, gli ormai colossi mondiali della comunicazione, li usano e li sfruttano. A volte inconsapevolmente forniamo loro i dati e non sappiamo dove vengano immagazzinati a nostra insaputa.

L’app “Rita” deve il suo nome all’abbreviazione di “Right to Access” cioè il diritto all’accesso ai propri dati personali, garantito dal GDPR. Questa applicazione riesce ad organizzare i dati in grafici ed elenchi perfettamente chiari e semplici anche per tutti i coloro che non sono molto addentrati nel mondo informatico.

Per trovarla basta andare sul PlayStore di Google o sull’App Store di Apple e scopriremo tutto ciò che stiamo cercando. Grazie all’applicazione “Rita” è possibile facilitare anche la procedura di cancellazione dei dati personali, rendendo automatico l’invio delle email agli inserzionisti pubblicitari che li hanno ottenuti tramite Facebook o Google.  A quanto pare in futuro si potranno ritrovare i dati inviati da Instagram, Spotify e altre importanti piattaforme.

L’app Rita è nata grazie agli studenti Guglielmo Schenardi e John Arts subito dopo l’entrata in vigore del GDPR nel maggio 2018. “Ci siamo conosciuti frequentando un corso di Legge digitale all’Escp Business School. Per avviare il progetto all’inizio abbiamo deciso di affidarci a dei freelence, ma da settembre abbiamo creato un vero team di 9 persone sparse in tutto il mondo – racconta Schenardi, 22enne che oggi frequenta il China MiM Bocconi-Fudan – John è di Anversa, abbiamo poi uno sviluppatore in Brasile, uno in Kazakistan e un ragazzo lituano che vive a Genova. La designer croata risiede in Germania, mentre un nostro compagno di università ci aiuta con la parte business da New York. Siamo tutti poco più che ventenni ma con alcuni anni di esperienze lavorative alle spalle”.

Con l’aiuto di “Rita” capiremo l’importanza del nostro account per le aziende, le pubblicità che abbiamo avuto modo di consultare e otterremo la lista delle società che hanno preso i nostri dati da Google e Facebook. Basterà mandare una email confezionata ad arte da Rita, per esigere che i dati siano eliminati entro 30 giorni. Addirittura, con l’abbonamento Pro, questa richiesta viene trasmessa automaticamente e si può tracciare la risposta. Sembra proprio comodissimo scaricare le informazioni su Rita basta scegliere Google o Facebook, richiedere i dati ed eseguire l’accesso con le proprie credenziali. In pochi minuti Rita sarà in grado di produrre ogni informazione che ci serve, dando vita ad un’interfaccia di agevole consultazione. Presente anche un menu per impedire l’accesso delle varie imprese alle nostre informazioni, cancellarsi dalle email promozionali e personalizzare i propri interessi in modo da confondere tutta la pubblicità che ci profila Facebook. Pensate che Rita è in grado di calcolare un punteggio, il Privacy Score, al fine di rendere più immediato possibile il livello di divulgazione dei nostri dati personali.

A La Stampa Guglielmo Schenardi, co-fondatore di Rita, ha spiegato che: “L’app opera in totale trasparenza salvando le informazioni in locale, ma senza accedervi in alcun modo. ll nostro modello di business si basa non sul tracciamento o sulla profilazione, ovviamente, ma sull’offerta di una versione premium dell’app che consente un controllo più avanzato dei dati. John ed io abbiamo sempre seguito i temi legati alla privacy e alla protezione dei dati”. Inoltre, Schenardi ha voluto puntualizzare che “L’arrivo della GDPR è stata una svolta importante, ma ci siamo accorti che riuscire a visualizzare i propri dati e capire come chiedere davvero alle varie aziende di rimuovere ciò che sapevano di noi rimane un processo alla portata di pochi. Con Rita vogliamo invece democratizzare questo passaggio, e consentire davvero a tutti di riprendere il controllo delle proprie informazioni personali”.

Tantissime persone trascorrono le loro giornate su Google o Facebook e sicuramente, nonostante i rischi per la privacy, non smetteranno di fare accesso alle loro piattaforme del cuore. Ho sempre dichiarato, in diverse interviste, che l’algoritmo delle piattaforme social ci offre la pubblicità in base ai nostri interessi, alle pagine e ai gruppi a cui siamo iscritti. Non escludo che in futuro alcune piattaforme potrebbero trasformarsi in servizi a pagamento perché gli interessi commerciali puntano, di giorno in giorno, a nuovi obiettivi di business.

Ormai non riusciamo nemmeno ad immaginare le nostre giornate senza Facebook, abituati a scrollare la home, a commentare e a lasciare emoticon sotto ai post dei nostri amici. Vogliamo il rispetto della nostra privacy ma cediamo ai compromessi che ci propinano i social che, per quanto ci aiutino a comunicare, mirano a sfondare ogni barriera del marketing.

Scriveva Gabriel García Márquez: “Tutti gli esseri umani hanno tre vite: pubblica, privata e segreta“, prepariamoci perché tra qualche anno la nostra sarà sempre più pubblica.

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