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La pesca del futuro analizzata dai lavori della FAO

di Domenico Letizia
Nella foto il politico cinese Qu Dongyu, nono direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura dal 1º agosto 2019

Ripensare la pesca e l’acquacoltura che caratterizzano la nostra contemporaneità è divenuta una priorità mondiale da sostenere e incrementare per arginare i disastri ambientali e sviluppare il Sud del mondo. In questi giorni si sta lavorando alla prima dichiarazione mondiale sulla pesca e l’acquacoltura sostenibile che verterà su una visione globale per gli ecosistemi marini e costieri. Tale tematica è al centro dei lavori della 34ª sessione del Comitato per la pesca (Cofi), il forum intergovernativo della FAO, che quest’anno celebra il 25° anniversario del Codice di condotta per la pesca responsabile.

Un anniversario che ricorre in un’epoca in cui l’inquinamento, i cambiamenti climatici, l’emergenza legata alla perdita di biodiversità, le numerose specie in via di estinzione, le pratiche non regolamentate e la concorrenza per lo sfruttamento delle zone marine e delle aree costiere interne stanno minacciando gli ecosistemi marini e le risorse di tutto il mondo.

Ai lavori di apertura sono intervenuti, tra gli altri, il direttore generale della Fao, QU Dongyu, mentre Erna Solberg, primo ministro norvegese e Capo dell’iniziativa di alto livello delle Nazioni Unite, ha lanciato i lavori ribadendo l’importanza di un approccio sostenibile tra pesca, industria e ambiente. Il Comitato per la pesca è l’unico forum intergovernativo globale in cui i membri della FAO si incontrano per esaminare e considerare le questioni e le sfide legate alla pesca e all’acquacoltura.

Un forum che fornisce ed elabora importanti raccomandazioni globali e una specifica consulenza politica nei confronti di governi, enti regionali per la pesca, organizzazioni della società civile, attori del settore privato e organizzazioni della comunità internazionale per la tutela dell’ambiente, degli oceani e del mare. Nel corso degli ultimi anni, il Comitato per la pesca (Cofi) ha permesso di adottare, a livello internazionale, numerosi accordi vincolanti per l’analisi e il corretto funzionamento del reparto ittico globale, nell’interesse della sostenibilità delle risorse e per tutelare la biodiversità marina.

Un evento particolarmente importante anche per lo sviluppo del Sud del mondo e del continente africano. L’avvio dei lavori del Comitato per la Pesca giunge contemporaneamente alla notizia dei due milioni di dollari di fondi disponibili dal Jua Kickstarter Fund, per fornire agli imprenditori africani un importante finanziamento per avviare o espandere imprese e startup.

La comunità internazionale è unita nel chiedere nuove modalità di gestione degli ecosistemi marini in modo da garantire allo stesso tempo sicurezza alimentare, biodiversità e sostenibilità di lungo termine e questo anche alla luce delle criticità collegate alla pandemia che hanno segnato il settore e mutato le preferenze alimentari dei consumatori. A tal riguardo, la cooperazione internazionale e la progettualità sostenibile, diffusa e condivisa, appaiono come una carta vincente per riscrivere le logiche della pesca. Tra i progetti più innovativi recentemente avviati ritroviamo Surefish, vincitore del Bando PRIMA Observatory on Innovation, che vede lavorare assieme partner di cinque Paesi: Italia, Egitto, Libano, Spagna e Tunisia con il coordinamento dell’Italia da parte di ENCO SRL e l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

L’obiettivo del progetto è quello di valorizzare il patrimonio ittico del Mediterraneo, attraverso il monitoraggio e l’analisi della tracciabilità, della sostenibilità e dell’autenticità del pescato in tutto il Mediterraneo. Una sinergia tra associazioni, società e pescatori locali che si avvale dell’utilizzo delle più innovative tecnologie e competenze su ICT, blockchain, etichettatura e imballaggi intelligenti, adoperando strumenti sensoriali innovativi per la tracciabilità e la valutazione della pesca.

Processi di cattura meno invasivi e rispettosi della sostenibilità, valorizzazione della qualità del pescato puntando sulle specie legate all’identità autoctone di un territorio, sperimentazione di pescherecci innovativi dotati delle più moderne tecnologie di processamento e conservazione del pesce rappresentano le strategie sulle quali si può impiantare il rilancio di una filiera sostenibile della pesca a partire dal Mediterraneo.

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