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Greta e quell’apparente cambio di passo dall’ambiente alle politiche vaccinali

di C. Alessandro Mauceri
[Foto: EPA/Jessica Gow dal sito GreenMe]

Greta Thunberg è tornata. La piccola (che, in realtà, non è più tanto “piccola”: ha raggiunto la maggiore età) ha cercato di fare di nuovo notizia. E, come al solito, non lo ha fatto affrontando temi spinosi ma davvero importanti per la sopravvivenza di miliardi di persone. Ha preferito “cavalcare l’onda”, parlare del tema caldo del momento: i vaccini.

“Per via della distribuzione estremamente iniqua dei vaccini, se la situazione va avanti come ora non mi recherò alla conferenza della Cop 26” ha dichiarato in un’intervista rilasciata alla Bbc. La Thunberg ha cercato di finire di nuovo sulle prime pagine di tutti i giornali annunciando che non parteciperà ai lavori della Cop26, la Conferenza delle Parti dell’Onu sul clima, in programma a novembre a Glasgow, in Scozia, se il piano vaccinale mondiale non subirà sostanziali miglioramenti. “Se ciò non sarà possibile, suggerisco di rinviarla affinché tutti possano partecipare alle stesse condizioni”.

E chi è lei per rinviare un evento mondiale importante come la Conferenza delle Parti? Forse la signorina Thunberg dimentica che i lavori per la COP26 sono già stati rimandati di un anno: erano previsti per il 2020).

La realtà è che, ma questo lo si sapeva benissimo anche prima della pandemia, il mondo è diviso in due e i gruppi di paesi viaggiano a due velocità: al Nord i paesi più ricchi, spesso erroneamente definiti “sviluppati” (come dimostra la loro capacità di far fronte alle emergenze legate alla pandemia), al Sud i paesi più poveri, quelli meno sviluppati.

Forse la signorina Greta non sa che questi paesi, quelli per i quali lei chiede la vaccinazione urgente, sono proprio quelli meno colpiti dalla pandemia. E il motivo è evidente: in questi paesi, fatta eccezione per le metropoli, le condizioni ambientali (che hanno effetti rilevantissimi sulla gravità della pandemia) non sono gravi come nei paesi sviluppati. Al contrario, è nei paesi “sviluppati” che l’inquinamento già critico, continua ad aumentare. Nonostante le proteste della piccola Greta e le sue apparizioni in Tv e al Parlamento Europeo i livelli di CO2 sono aumentati. È in questi paesi che questo stato di cose causa danni alla salute dei cittadini che diventano più vulnerabili agli effetti collaterali della pandemia.

Quanto ad originalità, poi, la giovane ambientalista non si è smentita. A parlare di questo problema, pochi giorni prima, era già stato il Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che aveva rivolto un accorato appello usando parole dure nei confronti del Vecchio Continente: “I paesi più poveri del mondo si chiedono se i paesi ricchi intendano davvero quello che dicono quando parlano di solidarietà”. Per Adhanom Ghebreyesus, “La distribuzione iniqua dei vaccini non è solo un oltraggio morale, è anche autolesionistica dal punto di vista economico ed epidemiologico”.

La politica vaccinale nei paesi sviluppati è inefficace e discutibile sotto mille punti di vista. Ma nel resto del mondo è praticamente inesistente: “L’introduzione di questi vaccini è inaccettabilmente lenta – ha dichiarato Henri P. Kluge, direttore regionale dell’Oms per l’Europa” con un chiaro riferimento ai dati diffusi dall’Unicef che dicono che, finora, solo lo 0,1% dei vaccini prodotti è stato distribuito nelle regioni del Terzo Mondo. Per contro, l’86% è stato distribuito ai Paesi con reddito medio-alto. “Dobbiamo accelerare il processo intensificando la produzione, riducendo le barriere alla somministrazione dei vaccini e usando ogni singola fiala che abbiamo in magazzino, ora” ha detto Kluge.

In molti paesi poveri, la gente non muore di COVID-19: muore di fame e di sete. I livelli di povertà in molti di questi paesi sono ai massimi storici. Anche paesi ricchissimi di materie prime, come la RDC, in Africa, presentano livelli di povertà media tra i più elevati del mondo. E questo non a causa della pandemia ma a causa del sovra-sfruttamento e della gestione tirannica da parte delle multinazionali dei paesi “sviluppati”.

Ma di questo la Thunberg non ha parlato. Incurante dei milioni di persone che muoiono per fame e povertà, indifferente ai problemi umani e sociali che stanno riportando il pianeta indietro di decenni, ha preferito parlare di “vaccini”. Addirittura ha minacciato di non essere presente alla COP26. Dimenticando che non dipendono dalla sua presenza, mediatica più che tecnica, le decisioni che verranno prese durante la COP26 (ammesso che i lavori si svolgano: questo evento è stato rimandato di un anno, mentre le partite di calcio e le gare internazionali si stanno svolgendo regolarmente in tutto il pianeta – ma anche di questo la signorina ambientalista non ha parlato).

I numeri dimostrano che, in barba alle promesse verdi fatte dai vari governi dei paesi più influenti del pianeta, i paesi sviluppati stanno continuando ad inquinare e a sfruttare le risorse naturali fregandosene dell’ambiente. Perché la piccola Greta non ha chiesto alla Commissione Europea che fine ha fatto il New Green Deal presentato in concomitanza della sua visita, lo scorso anno a pandemia già iniziata? In questi mesi, le emissioni di CO2 sono aumentate, la qualità delle acque è peggiorata e così le emissioni di anidride carbonica (le tre “impronte”). E perché non ha detto una parola contro le politiche anti-ambientaliste di Trump?

Oggi la parola d’ordine è “vaccini”. E allora tutti parlano di vaccini. Anche il Segretario Generale delle NU, Guterres, ne ha parlato in un messaggio su Twitter, dicendo che “l’Equità [nella distribuzione, ndr] dei vaccini è un test morale per la solidarietà globale”.

Purtroppo la distribuzione dei vaccini, anche nei paesi sviluppati, è gestita malissimo: basti pensare che, in base ai dati del governo, in Italia, solo il 38,79% degli over80 ha ricevuto anche il richiamo e solo il 2,48% degli italiani tra i 70 e i 79 anni è stato vaccinato.

Questo in barba agli inviti dell’OMS, dell’Unicef e delle Nazioni Unite. E anche a quelli della piccola ma ormai adula Greta, che la rivista Nature, nel 2019, inserì nel proprio elenco delle dieci “persone che contano” nella scienza per essere un “catalizzatore del clima: un’adolescente svedese [che] ha portato in primo piano la scienza del clima come ha incanalato la rabbia della sua generazione”.

Oggi la piccola svedese non è più un’adolescente. Non è più nemmeno un “catalizzatore del clima”. Non parla più nemmeno di ambiente. Preferisce parlare di vaccini. Come tutti.

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