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Dopo 40 anni il mondo non ha mai smesso di piangere per il folle omicidio di John Lennon

di Paolino Canzoneri
Joh Lennon e Yoko Ono davanti al Dakota Building a NY [Foto: Allan Tannenbaum, Getty Images]

Non ci sono scuse. L’americano Mark David Chapman, nato a Fort Worth nel 1955, è sempre stata una persona mentalmente disturbata; piena di conflitti interiori e perennemente consapevole di non avere nessun talento speciale per ottenere riconoscimenti e notorietà.

Una condanna interiore e ossessiva per un destino malvagio che lo avrebbe costretto a condurre una vita scialba, monotona e insapore per tutta la sua gioventù trascorsa tra frequenti lavoretti di breve durata e spostamenti da un posto all’altro nel vasto territorio statunitense alla ricerca, forse, di un equilibrio e di una realizzazione in campo professionale capace di infondergli fiducia e coraggio per affrontare il suo cammino in salita di una vita difficile.

Come spesso accade in questi casi, la mente, già patologicamente compromessa e provata, scatena ed elabora un meccanismo diabolico e perverso in cui un ipotetico colpevole, un capro espiatorio diventa un obiettivo da colpire quale responsabile del proprio disagio. Scovarlo tra personaggi famosi che colorano e accompagnano la propria gioventù fatta di musica, arte e speranze per un futuro migliore, è anche più facile.

Chapman era un fan accanito del quartetto di Liverpool, i Beatles che negli anni 60 erano diventati la band più famosa del mondo scatenando nei teenager di tutto il mondo una vera e propria mania che si spingeva ben oltre la passione per la musica degli album del gruppo. Moda, costume e politica erano diventati per la prima volta argomenti di discussione per la gioventù.

John Lennon suonava la chitarra elettrica ritmica nel gruppo e nel corso degli anni aveva sviluppato una forte propensione per il rock, più degli altri componenti della band, aveva un atteggiamento ironico, spavaldo e politico.

In grado di comporre brani storici di rara e unica bellezza, rappresentava agli occhi di Chapman il muro più alto e inesorabilmente invalicabile dove la sua impietosa e palese condanna alla mediocrità assoluta veniva sempre più evidenziata.

Nel 1970, John Lennon, dopo lo scioglimento della band, aveva composto album memorabili come “Imagine”, uscito il 9 Ottobre del 1971 e altri di enorme bellezza e nel contempo aveva scelto di trasferirsi negli Stati Uniti alla ricerca di nuove energie che potessero in qualche modo esaudire il suo desiderio di praticare attivismo politico e sociale non fermandosi solamente alla sola pubblicazione di brani di impegno politico.

Con la moglie Yoko Ono, artista concettuale di provenienza nipponica, con la quale aveva anche raggiunto una perfetta e idilliaca simbiosi, aveva messo al mondo Sean. Di comune accordo con la moglie, Lennon scelse di interrompere la sua carriera di musicista per dedicarsi al piccolo e scomparve dalla scena musicale.

[AP Photo/Steve Sands]

L’era della “Beatles mania” si era conclusa da anni e Lennon aveva riacquisito quella libertà, impossibile sino a pochi anni prima, di potersi semplicemente gustare anche una normale passeggiata con Yoko Ono per i parchi di New York. Infatti la famiglia Lennon Ono si trasferì nel Dakota Building a Manhattan, un enorme palazzo di grandi e lussuosissimi appartamenti, adiacente al Central Park.

Ben presto però la voglia di comporre nuova musica per la coppia non tardò a farsi sentire e un nuovo album a lunga distanza del precedente uscì in una sorta di “duo artistico” con brani scritti da Lennon e brani scritti da Ono dal titolo “Double Fantasy”, album uscito il 17 novembre del 1980, di altissimo livello che ebbe un successo enorme a livello planetario e che convinse la coppia a continuare la strada intrapresa con un secondo album. Quasi ogni sera la coppia faceva ritorno a tarda notte per rientrare a casa dopo le varie sessioni di prove e registrazioni.

Quel che avvenne l’8 dicembre del 1980 è storia indelebile per sempre di una meravigliosa favola destinata ad una tragica e insensata fine.

David Chapman la notte dell’8 dicembre attuò in modo vile e impietoso il suo intento folle di fermare in modo violento la vita di John Lennon.  Stringendo nelle mani la sua copia dell’album uscito appena tre settimane prima, attese pazientemente il rientro di Lennon passeggiando nel marciapiede del Dakota Building. Un fotografo fan di John Lennon presente sul posto fece pochi scatti inconsapevole di quel che pochi minuti dopo sarebbe accaduto.

John Lennon firma l’autografo pochi secondi prima di essere ucciso da Mark David Chapman a destra [Foto di Paul Goresh]

Una volta giunta la vettura, scesero Lennon e Ono dirigendosi verso il portone del Dakota Building. Chapman si avvicinò a Lennon per farsi autografare una copia dell’album “Double Fantasy” e Lennon appose l’autografo senza accorgersi che Chapman aveva intanto estratto rapidamente una pistola dalla tasca. Cinque colpi a brucia pelo freddarono John Lennon mentre Yoko Ono urlava. Chapman, portato a termine il suo intento, si sedette sul marciapiede nell’attesa che arrivasse la polizia come avvenne pochi secondi dopo.

Ancora oggi, dopo 40 anni, il mondo piange una perdita incolmabile e tragica a cui è sempre mancato un senso se non tutte le polemiche che seguirono e le varie ipotesi complottistiche per cui Chapman fu assoldato per uccidere Lennon al solo scopo di eliminare un pericoloso attivista politico da sempre attivo contro la guerra, contro ogni forma di discriminazione e a favore delle classi sociali più disagiate e vittime di un forsennato e sprezzante capitalismo americano e mondiale.

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