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La guerra che non si può vincere. Storia e cronaca del conflitto israelo-palestinese

di Luigi Sanlorenzo 13 Maggio 2021
di Luigi Sanlorenzo 13 Maggio 2021
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[Foto dal sito repubblica.it]

Verso la fine dell’Ottocento la situazione in Medio Oriente è questa: c’è l’Impero Ottomano, una vasta entità sovrastatale che garantisce una certa autonomia ai vari popoli sotto il proprio dominio (compresi quelli della futura Palestina); in Europa cominciano ad esserci i primi segni del sionismo, il movimento nazionalista ebraico, che aspira  ad una terra per tutti gli ebrei sparsi nel mondo e che, dopo diverse proposte, la identifica nella Palestina. Nel 1882 c’è la prima Aliyah, l’ondata di immigrazione con cui tra i 25.000 e i 35.000 ebrei si stabiliscono in Palestina. Non viene considerato che c’è già un popolo, quello arabo, che abita quelle terre. Alcuni sionisti giustificheranno la loro venuta con la volontà divina. Siamo agli albori della questione palestinese.

Nel 1917 il Ministro degli esteri inglese Arthur Balfour pubblica l’omonima Dichiarazione, che riconosce agli ebrei il diritto di formazione di “un focolare nazionale” per il loro popolo in Palestina, legittimando qualcosa che in realtà stava già avvenendo con le aliyah. Di fatto il territorio in quegli anni è nelle sfere di influenza della Gran Bretagna, nonostante dovesse essere governato da un mandato internazionale.

Ed è in quegli anni, dal 1920 al 1948, che la questione palestinese inizia ad emergere: da una parte gli immigrati ebrei (che arriveranno a 360.000 unità negli anni ‘30) dall’altra aumentano le ostilità fra le due popolazioni, data soprattutto dal fatto che gli ebrei immigrati, favoriti dalla Gran Bretagna, si erano impadroniti di terre, industrie e lavoro. Nel 1936, però, c’è la Grande Rivolta Araba, che dura quattro anni e porterà ad un ridimensionamento dell’appoggio della Gran Bretagna ai progetti dei sionisti, che in quegli anni si avvalevano anche di organizzazioni militari (Haganah) e paramilitari (Irgun) per portare avanti il loro progetto nazionalista.

Nel 1947 la questione palestinese è effettivamente un problema internazionale: le Nazioni Unite approvano un piano di partizione in due Stati, nonostante si parli di 1,2 milioni di arabi e 600.000 ebrei, con Gerusalemme proclamata città internazionale. Questo piano viene accettato dal movimento sionista e rifiutato dai palestinesi. Inizia l’eccidio: le forze paramilitari e sioniste scacciano i palestinesi dalle loro terre e massacrano chi si rifiuta di farlo: su questi territori viene proclamato lo Stato d’Israele nel maggio 1948, ricordato dal popolo palestinese come Nakba (catastrofe).

Nel frattempo centinaia di profughi palestinesi si riversano nei territori circostanti e inizia una guerra con Israele da un lato e la Lega Araba (Siria, Egitto, Libano, Arabia Saudita, Iraq e Transgiordania) dall’altro. Vincerà Israele un anno dopo, guadagnando nuove terre e prendendosi il 78% della Palestina.

La tensione cresce e nei territori palestinesi c’è una forte tensione verso la liberazione nazionale. Nel 1964 nasce l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) con l’obiettivo di liberare la Palestina con la lotta armata. Tre anni dopo esplode un nuovo conflitto: la Guerra dei sei giorni, che vede contrapposti Israele da un lato ed Egitto, Siria e Giordania dall’altro. In sei giorni Israele vince e occupa militarmente la Cisgiordania, Gerusalemme est, la Striscia di Gaza, il Golan siriano e il Sinai egiziano. È questo un momento fondamentale della storia della questione palestinese: quell’occupazione, infatti, dura ancora oggi in Cisgiordania ed a Gerusalemme Est.

Nel 1973 scoppia la Guerra dello Yom Kippur: una coalizione guidata da Egitto e Siria attacca Israele durante la festività ebraica dell’Espiazione, mettendolo per la prima volta in difficoltà. La guerra si fermerà grazie ad un cessate il fuoco negoziato dalle Nazioni Unite. La situazione dei palestinesi nei territori occupati, però, rimane la stessa, mentre l’OLP viene dichiarata rappresentante del popolo palestinese nel 1974.

Anche gli anni 80 sono segnati dalla guerra: il Ministro della difesa Ariel Sharon invade il sud del Libano nel giugno 1982, scontrandosi anche con l’esercito siriano, hezbollah e unità armate dell’OLP, che aveva la propria sede politica in Libano. Tra il 16 e il 18 settembre 1982 c’è il massacro di Sabra e Shatila, in cui 3.500 profughi palestinesi vengono uccisi da milizie libanesi con la complicità dell’esercito israeliano.

Nel 1987, dopo l’uccisione di quattro palestinesi a Gaza, scoppia la Prima Intifada: una sollevazione di massa del popolo palestinese, fatta di manifestazioni, barricate, scontri, boicottaggi, autogestione e rifiuto di pagare le tasse. Pochi mesi dopo viene fondato Hamas.

La prima Intifada si conclude nel 1993 con gli Accordi di Oslo, firmati da Arafat e Rabin (primo ministro israeliano): stabiliscono il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza e da alcune zone della Cisgiordania; la divisione della Cisgiordania in tre aree (di cui il 63% controllato militarmente da Israele); la creazione, entro cinque anni, di uno Stato palestinese. Che di fatto non avverrà.

Nel 1995, infatti, Rabin viene ucciso dal nazionalista israeliano Yigar Amin, la costruzione delle colonie ebraiche in Cisgiordania riprende in modo massiccio e il processo di pace è compromesso. Nel 2000 scoppia la Seconda Intifada a Gerusalemme, che conta una presenza più forte dei gruppi armati palestinesi. Israele invade numerose città della Cisgiordania, le pone sotto assedio e inizia la costruzione di un muro fra Israele e Cisgiordania che però va al di là dei territori che gli spettano. L’Intifada viene considerata conclusa nel 2005, ma in realtà permane un clima di tensione.

Nel 2005 il premier Sharon ritira i coloni israeliani dalla Striscia di Gaza, lasciandola completamente ai palestinesi. Negli anni a seguire Hamas assumerà il controllo della Striscia di Gaza, mentre la Cisgiordania rimane sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese. Israele reagisce a questo stato di cose imponendo un blocco totale della Striscia e causando una forte crisi umanitaria al suo interno; nel 2008 la attacca con l’operazione “Piombo Fuso” e nel 2014 con l’operazione “Margine protettivo”. La situazione della Striscia di Gaza peggiora, mentre nei territori occupati della Cisgiordania nulla cambia e la vita dei palestinesi sembra incanalarsi nella “normalità” dell’occupazione.

Il 6 dicembre 2017 Trump riconosce Gerusalemme come capitale di Israele e nel marzo 2018 annuncia il trasferimento dell’ambasciata USA da Tel Aviv alla città santa. Organizzazioni e comitati nella Striscia di Gaza annunciano la “Grande marcia del ritorno” manifestazione popolare, che costerà la vita a 254 palestinesi e provocherà 25.500 feriti, repressi duramente dalle forze militari israeliane.

Il 14 maggio 2018, nel settantesimo  anniversario  della nascita dello Stato d’Israele, viene inaugurata da Donald Trump la sede diplomatica  USA a Gerusalemme e il 15 settembre 2020 presso la South Lawn della Casa Bianca a Washington vengono sottoscritti  gli Accordi di Abramo tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti.

L’autorità palestinese –  presieduta dal 2005 da Abū Māzen, il successore di Yasser Arafat –   proclama ancora un governo simbolico nei territori occupati, ma è ormai impopolare nel West Bank e detestata a Gaza dai miliziani di Hamas. Colti di sorpresa dai “Patti di Abramo” i palestinesi hanno visto come d’incanto rompersi il sogno delle “Due Nazioni” gli accordi invano sanciti dalle Nazioni Unite per il ripristino dei confini pre 1967 e il legame che li univa al mondo arabo.

Molti avevano dunque sperato che l’amministrazione del neopresidente democratico Joe Biden potesse azzerare i giochi, ignorando i Patti di Abramo. Ma Biden è uomo pragmatico e non intende ribaltare il suo piano sociale ed economico anti Covid negli Usa per effimere dottrine di politica estera. È rientrato negli accordi sul Clima di Parigi e nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, abbandonati da Trump, ma ritiene che i Patti di Abramo siano acquisiti e vadano integrati al più con successivi negoziati, capaci di includere i dimenticati palestinesi.

Come ha scritto Fiamma Nirenstein a gennaio scorso su Il Giornale.it:  “ I Patti di Abramo hanno rotto lo schema: quattro Paesi musulmani hanno già firmato la pace, e ora essa è affidata alle cure di Biden. Richiamare i palestinesi nel ruolo di giudici e di interlocutori, richiederebbe da Abu Mazen un abbandono dell’estremismo e del terrorismo che per ora non è all’orizzonte. Il gioco è vasto, se gli Usa non lo giocano come si deve il Medio Oriente può di nuovo diventare una pentola ribollente da cui la gente fugge impaurita verso l’Europa, come ha fatto dalla Siria e dalla Libia. Altrimenti, i palestinesi possono diventar parte della nuova pace.”

Intanto, dopo ben quattro consultazioni elettorali tra il 2020 e il 2021,   che non sono riuscite ad  esprimere una netta maggioranza a favore del Likud, il partito nazionalista e di destra di Benjamin Netanyahu che governa dal 2009,  il 5 maggio si stava per assegnare la guida del governo al leader moderato Yair Lapid che aveva ricevuto  l’indicazione di cinquantasei parlamentari sui cento della Knesset. Al suo partito, lo Yesh Atid, laico e centrista,  si sono aggiunti Nuova Speranza e le fazioni Hadash e Ta’al della Lista Comune,  al punto da indurre il presidente Reuven Rivlin di incaricarlo di formare un governo.

Nel frattempo, con una coincidenza che non può non balzare agli occhi di tutti,  il  conflitto è esploso a seguito delle manifestazioni di militanti israeliani arrivati dalle colonie del West Bank nelle zone palestinesi di Gerusalemme, con risse, vandalismi, slogan “Morte agli arabi”. Dopo che la polizia israeliana aveva ferito centinaia di palestinesi, che protestavano per gli sfratti nel quartiere della moschea di al-Aqsa, area sacra sia a musulmani che ebrei, Hamas, d’intesa con gruppi jihadisti,  ha bombardato con una cinquantina di razzi, colpendo dentro il territorio d’ Israele come non accadeva da tempo.

Una mossa che certo sarà piaciuta al regime iraniano di Hassan Rouhani, da sempre nemico giurato di Israele,  che in merito agli Accordi di Abramo aveva dichiarato: “La stupidità strategica di Abu Dhabi e Tel Aviv indubbiamente rafforzerà l’asse di resistenza nella regione. Il popolo oppresso della Palestina e tutte le nazioni libere del mondo non perdoneranno mai la normalizzazione delle relazioni con l’occupante e il regime criminale di Israele”.

Il comando militare  ha ordinato una rappresaglia aerea finalizzata a colpire Hamas e mentre questo articolo viene scritto, finora dalla Striscia di Gaza sono stati lanciati più di mille razzi verso i territori israeliani, per lo più intercettati dal sistema di difesa antimissilistico Iron Dome; ad oggi  sono stati uccisi 6 civili israeliani tra cui un bambino di 5 anni, e un soldato. Nei bombardamenti israeliani sulla Striscia, invece, secondo le stime delle autorità palestinesi sono stati uccise finora 67 persone, fra cui 16 bambini l bombardamenti hanno investito anche un oleodotto, provocando un vasto incendio In diverse città israeliane si stanno  susseguendo esplosioni e sirene d’allarme e tutti gli atterraggi all’aeroporto “Ben Gurion” sono stati annullati. Scontri tra civili si registrano anche in villaggi dove finora la convivenza era stata pacifica.

Mentre sembra essere iniziata la Terza Intifada, blanda è stata finora la reazione della comunità internazionale e l’invio di un mediatore da parte di Joe Biden appare più un atto rituale che di sostanza,  al pari dell’invito rivolto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU di sospendere le ostilità. Più incisiva è stata la dichiarazione della Santa sede che ha sempre sostenuto:  “il diritto dello Stato d’Israele a vivere in pace e sicurezza entro i confini riconosciutigli dalla comunità internazionale, ma lo stesso diritto appartiene al popolo palestinese e deve essere riconosciuto, rispettato e attuato.

Fin qui la storia e la cronaca di un conflitto che ha attraversato il XX secolo, si protende ormai da oltre vent’anni anche nel successivo e per la risoluzione del quale, atteso il crescente disinteresse dell’Occidente, non resta che confidare su profondi mutamenti politici interni in chiave moderata che in entrambi i campi dovranno presto prendere il posto di pericolosi ed opposti radicalismi che sappiano lasciarsi  alle spalle il passato per costruire insieme quel futuro di pacifica coesistenza tra due popoli,  parimenti vittime della Storia,  che oggi appare ancora lontano.

Lo scrittore David Grossman oggi quasi settantenne  è sempre stato  un attivista e sostenitore della sinistra israeliana, in particolare del Partito Laburista, dai tempi di Yitzhak Rabin, ed è un critico della politica governativa nei confronti dei palestinesi di Gaza e Cisgiordania. Queste posizioni gli attirano costantemente le critiche e le ostilità della Destra.

Come gran parte degli israeliani, Grossman ha sostenuto lealmente il proprio paese durante la guerra israelo-libanese del 2006, condotta contro le milizie del partito islamico Hezbollah, ma il 10 agosto 2006, insieme ad Amos Oz e ad Abraham Yehoshua, aveva parlato durante una conferenza stampa chiedendo al governo di trovare un accordo per un cessate il fuoco come base per negoziati che portassero a una soluzione concordata, definendo ulteriori azioni militari come “pericolose e controproducenti”. Due giorni dopo perse il figlio Uri rimasto ucciso durante un’operazione militare che si svolgeva in quel contesto; il suo impegno  in favore della pace e del dialogo con arabi e musulmani è di conseguenza aumentato durante gli anni recenti.

Grossman è noto in tutto il mondo quale  autore di  opere di narrativa famose quali “il Duello”, “Vedi alla voce:amore”, “Qualcuno con cui correre” e “A un cerbiatto somiglia il mio amore” tradotto in Italia nel 2008 e pubblicato da Mondadori.

Nel 2003, aveva scritto un saggio dal titolo  “La guerra che non si può vincere. Cronache dal conflitto tra israeliani e palestinesi”, edito in Italia da Mondadori,  in cui raccontava la tragedia di due popoli ormai abituati a vivere all’ombra della morte, pronti ad accogliere in ogni momento la notizia di un attentato, della perdita dei propri cari, dello scoppio di una nuova guerra: uno stato di conflitto così profondo e radicato nella vita quotidiana che nessuno sembra più in grado di uscire dalla terribile logica della vendetta. Perché la pace invocata da Grossman non è solo il rifiuto di ogni forma di ricorso alla forza e alla violenza: è l’unica conclusione possibile di una guerra che nessuno può vincere e per porre fine alla quale “ “Israeliani e palestinesi non hanno bisogno di erigere un muro che li separi: hanno bisogno di abbattere il muro che li divide.”

Un sentimento condiviso con il poeta palestinese Mahmoud Darwis: “Questa terra è mia con le sue molteplici culture, cananea, ebraica, greca, romana, persiana, araba, ottomana, inglese, francese. Voglio viverle tutte. E’ un mio diritto identificarmi con tutte le voci che sono risuonate su questa terra. Perché qui io non sono né un intruso né un passante.”

Sarebbe ora che qualcuno li stesse ad ascoltare, prima che ogni cosa, compresa la speranza, venga definitivamente consumata.

Luigi Sanlorenzo

Palermo 1956. Di formazione filosofica, economica e scout ne ha declinato i valori nell’ambito delle analisi strategiche, delle dinamiche del cambiamento e dello sviluppo delle risorse umane, secondo gli indirizzi di Humanistic Management. Ha ricoperto incarichi di responsabilità e di consulenza presso istituti di credito e società multinazionali e ha rivestito cariche istituzionali negli anni ‘90 al Comune durante la Primavera di Palermo e sino al 2017, nell’Università degli Studi di Palermo, sino al 2015. Ha insegnato nei licei, nelle Università di Palermo, di Messina e di Macerata, presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, ISIDA e CERISDI di cui è stato consulente del presidente. In qualità di titolare di Studiofor Management Education ha progettato e diretto per oltre dieci anni altrettanti master professionalizzanti in Direzione del Personale. E’ stato presidente regionale Sicilia e consigliere nazionale dell’Associazione Italiana Formatori (AIF, MIlano) e presidente della Commissione RYLA del Distretto Rotary 2110 Sicilia e Malta. Pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Sicilia, collabora con riviste specialistiche della formazione e del management e con quotidiani online. Tra i più noti esperti italiani di leadership, è presidente dell’associazione senza scopo di lucro P.R.U.A. (Progetto Risorse Umane per l’Autonomia) fondata a Palermo nel 2001. Dal 2022 è Direttore della rivista Nuovi Approdi dove riporta anche i suoi articoli precedentemente pubblicati da LoSpessore.com

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  • Tora e Piccilli protagonista dell’innovazione grazie alle attività di Jazz’Inn 2025

    17 Maggio 2025
  • La nuova moda dei vertici politici ed economici mondiali: osannare se stessi e i propri avi in TV

    25 Novembre 2024
  • Obiettivi e punti dolenti della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro

    30 Aprile 2023
  • Dichiarazione Scuole Sicure:
    solo 118 Stati aderiscono all’accordo siglato dalle Nazioni Unite

    2 Maggio 2024
  • Arte e avanguardia: Nicola Manzan traspone in musica il travaglio doloroso di pazienti con disturbi mentali

    23 Giugno 2021
  • Violenze sui minori – Cyberbullismo e Pericoli in Rete”. Un incontro a Palermo il 13 novembre 2023

    8 Novembre 2023
  • La Open Innovation Challenge di Thales Alenia Space Italia con Lazio Innova

    9 Dicembre 2020
  • Frida Kahlo: l’arte dolorosa come cura contro le avversità

    21 Luglio 2020
  • Il salone nautico di Venezia per riflettere sullo sviluppo sostenibile del mare

    3 Giugno 2021
  • Don Ernesto Ricci: una vita per i giovani, una Scuola per il futuro

    18 Agosto 2025
  • Il tour nei Balcani di Giuseppe Prete, Ambasciatore della World Organization of Ambassadors

    15 Novembre 2022
  • Spettacolarizzare la malattia, democratizzare il privato

    4 Aprile 2022
  • Riflessioni sui gravissimi casi di stupro a Palermo e a Caivano

    26 Agosto 2023
  • Le venti commissioni EU

    24 Luglio 2024
  • L’addio di Poste Italiane al servizio delle raccomandate

    4 Ottobre 2024
  • “La rete che ferisce”: alla LUISS un confronto su violenza di genere e abusi digitali nell’epoca dell’intelligenza artificiale

    7 Novembre 2025
  • Gli allevamenti del Cilento e le Trame Mediterranee

    11 Agosto 2022
  • I contratti di Fiume e di Costa. Una soluzione al problema della gestione del territorio o solo un altro problema?

    5 Gennaio 2021
  • Overshoot Day 2024 e quei calcoli che definiranno Il deficit ecologico per l’Italia

    20 Maggio 2024
  • Le riflessioni che la guerra pone alla politica su intelligence e nanotecnologie

    26 Febbraio 2022
  • La lecita domanda del Santo Padre e la risposta sotto gli occhi del mondo

    21 Novembre 2024
  • Emozioni e Intelligenza Artificiale, l’amore può essere ancora umano…

    3 Luglio 2025
  • Abusi su minori e violenza inaudita

    2 Novembre 2022
  • Next Generation EU l’impatto sulla Pubblica Amministrazione italiana

    7 Dicembre 2020
  • Test Fase 2: ritorno ad una parziale normalità?

    5 Maggio 2020
  • La sfida dell’Unesco per la tutela e valorizzazione dell’acqua

    1 Ottobre 2020
  • A Palazzo Steri presentato il nuovo libro “Castelli di Carte” di C. Alessandro Mauceri

    1 Dicembre 2024
  • Il sacrificio di Sacco e Vanzetti 93 anni dopo la vile esecuzione

    23 Agosto 2020
  • Grande successo per il convegno “La gestione ESG per le mPMI: sviluppi e applicazioni pratiche” organizzato da Federitaly e ESG Center of Excellence

    16 Maggio 2025
  • L’Unione Europea e quella mancanza di volontà nel dare protezione dignitosa a milioni di persone

    2 Giugno 2023
  • Il Pre-Vertice delle Nazioni Unite sui Sistemi Alimentari e le aspettative dei protagonisti della food diplomacy

    29 Luglio 2021
  • Ma che aria tira in Europa?

    11 Settembre 2024
  • Aria e colori della primavera in otto opere d’arte

    22 Maggio 2021
  • Destini europei. Quo vadis, Polonia?

    10 Ottobre 2021
  • Cellule animali nutrite con sieri dentro bio-reattori: la nuova frontiera della carne sintetica

    20 Maggio 2021
  • “I Have a Dream”. Il celebre discorso per il paese a stelle e strisce incapace di evolversi

    29 Agosto 2020
  • Teenagers e Informatica: quanto ne sanno veramente?

    17 Settembre 2024
  • Terza edizione del Festival Internazionale della Geopolitica Europea

    9 Maggio 2023
  • Napoleone Bonaparte. L’imperatore borghese che sognava l’Europa moderna

    5 Maggio 2021
  • La visione distorta del tycoon sulla striscia di Gaza e l’indifferenza sul dramma di Haiti oramai da lungo corso

    2 Marzo 2025
  • Premio Filippin al prof. Giuseppe Lippi, ha guidato la task force internazionale sul Covid

    1 Maggio 2025
  • Il Premio Nobel per la Pace 2025 a Maria Corina Machado

    10 Ottobre 2025
  • Il tartufo della Campania e i vitigni antichi da recuperare

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  • Cinque fantastici luoghi dell’arte tutti da scoprire

    9 Luglio 2021
  • Verso un mondo post COVID-19 inclusivo della disabilità accessibile e sostenibile

    3 Dicembre 2020
  • Diego Velàzquez: il pittore dei pittori

    15 Settembre 2020
  • La crescita economica del Mediterraneo con “food delivery” e agricoltura di precisione

    26 Gennaio 2021
  • Fine anno 2023: volgiamo uno sguardo all’Asia che ospita più di metà popolazione mondiale

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  • A Pollica, la Regina di Vatolla incontra i colori della biodiversità

    13 Agosto 2022
  • Riforma Cartabia e ricadute sul servizio sociale, Csa-Cisal: “Pochi assistenti sociali nei Comuni siciliani, pronti a tutelare i lavoratori”

    14 Giugno 2023
  • I marchi culinari del Perù certificati e protetti in tutto il mondo dall’ONU

    19 Dicembre 2021
  • Il mercato internazionale del caffè e la visione commerciale del Perù

    31 Ottobre 2021
  • Greedflation: l’inflazione da avidità

    29 Gennaio 2024
  • Sarà presentato alla Camera dei Deputati “La violenza in un click” il saggio della psicologa Carmela Mento e del sociologo Francesco Pira sul Revenge Porn

    14 Novembre 2023
  • Diritti Umani e diseguaglianze nell’era pandemica

    10 Dicembre 2020
  • Lo sfrenato consumismo e la complessa gestione dei rifiuti

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  • Un nuovo polo commerciale per Carinaro e l’agro-aversano

    9 Gennaio 2024
  • Arriva il “compagno di coccole”

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