Con queste parole, in tutti i tribunali (non solo quelli italiani), si promette di garantire parità di diritti a tutti i cittadini. Un principio che prendere spunto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo o DUDU. Approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948, da allora è la base su cui si fondano i diritti universali. “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e di ritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” si legge all’articolo 1 della DUDU. Ma non basta: “Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza al cuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione” (articolo 7). E ancora “Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tu telato dalla legge contro tali interferenze o lesioni” (articolo 12). Anche la Convenzione delle Nazioni Unite dei Diritti dei Minori CRC parla di diritti universali: “Gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni familiari, così come riconosciute dalla legge, senza ingerenze illegali…”, articolo 8 comma 1. L’articolo 9 ribadisce che “Gli Stati parti vigilano affinché il fanciullo non sia separato dai suoi genitori contro la loro volontà a meno che le autorità competenti non decidano, sotto riserva di revisione giudiziaria e conformemente con le leggi di procedura applicabili, che questa separazione è necessaria nell’interesse preminente del fanciullo. Una decisione in questo senso può essere necessaria in taluni casi particolari, ad esempio quando i genitori maltrattino o trascurino il fanciullo, oppure se vivano separati e una decisione debba essere presa riguardo al luogo di residenza del fanciullo”. E ancora, “In tutti i casi previsti al paragrafo 1 del presente articolo, tutte le parti interessate devono avere la possibilità di partecipare alle deliberazioni e di far conoscere le loro opinioni”. L’Italia ha ratificato questa Convenzione nel 1991, con la legge n. 176.
In questi giorni, i media sono pieni di notizie che riguardano due fatti di cronaca che presentano alcune analogie ma anche molte differenze: il caso della grazia concessa dal Quirinale alla Minetti e quello di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la “famiglia nel bosco” (come sono stati sempre definiti, quasi con tono di accusa). In entrambi i casi sono coinvolti dei bambini. E in entrambi i casi sembra non importate a nessuno l’ “interesse del minore” sancito dalla CRC e definito prioritario. Catherine Birmingham e Nathan Trevallion sono stati attaccati per il modo in cui stavano crescendo i propri figli. Ma non hanno commesso alcun reato: la loro unica colpa sarebbe aver scelto per i propri figli uno stile di vita diverso da quello abituale. Uno stile di vita “diverso”, non peggiore. Loro non hanno violato nessuna legge. Eppure i tre figli gli sono stati portati via e rischiano di non vederli più. Già ora non possono avvicinarsi ai figli se non sotto la sorveglianza di un soggetto incaricato di controllare. Controllare cosa? Anche la scusa dell’abitazione si è rivelata tale: un benefattore ha messo a disposizione della coppia un’abitazione che rispondeva i requisiti ritenuti indispensabili. Ma non è bastato. Padre e madre continuano a girare come marionette. Sbattuti tra i politici pronti a farsi riprendere con loro pur di finire sulle prime pagine dei giornali. Il presidente del Senato ha voluto incontrarli. E in un recente intervento, il vicepresidente del Consiglio dei Ministri ha detto di “sperare in un intervento divino” per risolvere la loro vicenda. Anche. Ma non è servito a niente. I coniugi Trevallion non sono più una famiglia né una coppia: sono stati trasformati nei protagonisti di una favola. Una favola che potrebbe trasformarsi in tragedia. Da indiscrezioni riportate da un giornale nazionale, pare che sulla perizia psichiatrica, la consulente tecnica d’ufficio nominata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila abbia definito la coppia “almeno al momento” non in grado di esercitare adeguatamente il ruolo genitoriale. Un giudizio tecnico che potrebbe avere un peso rilevante nel procedimento avviato dopo la sospensione della responsabilità genitoriale, disposta lo scorso novembre nei loro confronti. Della vicenda ha parlato anche il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli: “A diversi mesi dall’ordinanza con cui era stato sancito l’allontanamento dei piccoli dai genitori, di fatto, sostiene, non è cambiato niente”. E poi c’è la vicenda della Minetti. Diventata famosa ai tempi di Berlusconi ed eletta nel 2010 alle regionali in Lombardia, il suo nome è finito su tutti i giornali per il “caso Ruby”. La Minetti accompagnò in questura una giovane, Karima El Mahroug, all’epoca minorenne e presentata da alcuni come la nipote di Mubarak, fermata per un presunto furto e priva di documenti. Sono gli anni in cui i media non parlano d’altro se non delle serate di Arcore con le cosiddette olgettine. A fine 2010, nell’ambito dell’inchiesta sulla diciassettenne marocchina, la Minetti viene indagata dalla procura di Milano per favoreggiamento della prostituzione e, nel 2013, viene condannata a cinque anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. In appello, la pena viene ridotta a tre anni. Nel 2018 un nuovo processo d’Appello conferma la colpevolezza, ma riduce ulteriormente la pena a due anni e dieci mesi (condanna confermata nel 2019 dalla Cassazione). Ma non basta. Nel 2021, finisce di nuovo sotto processo. Stavolta l’accusa è di peculato, legato all’utilizzo dei rimborsi del Consiglio regionale. Patteggia la pena di 1 anno e 1 mese. Ormai la Minetti fa parte del jet set. Viene vista sempre più spesso con un noto imprenditore con interessi internazionali, in particolare in Uruguay. E c’è chi ha parlato anche degli Epstein files.
La Minetti torna a far parlare di sé nel 2025: presenta al Presidente della Repubblica richiesta di grazia. Nell’istanza si parla di ragioni umanitarie legate alla salute di un minore vicino alla Minetti che necessiterebbe di cure specialistiche. Visti i pareri favorevoli della magistratura e del Ministero della Giustizia, il 18 febbraio 2026, il provvedimento viene firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La pena residua per l’ex consigliera lombarda è cancellata. Subito dopo, un giornale pubblica un articolo nel quale segnala alcune anomalie riportate nella pratica e che pare nessuno aveva notato. Si parla inesattezze (per usare un eufemismo) riportate nell’istanza di grazia. Secondo Il Fatto Quotidiano, nella domanda di grazia il bambino è indicato come abbandonato alla nascita e rimasto orfano. Ma i genitori esistono: il padre in galera e la madre in povertà estrema (motivo per cui le era stato sottratto il figlio dalle autorità uruguaiane). Quindi i genitori siano ancora in vita. Almeno si spera: da quando è scoppiato lo scandalo in Italia della madre naturale del bambino non si trova traccia. E l’avvocatessa che la assisteva (e il marito, anche lui avvocato) sono bruciati nel rogo della propria auto in circostanze poco chiare. Ma non basta. Nella domanda di grazia si dice che già nel 2021, la Minetti aveva portato il bambino negli Usa per un delicato intervento chirurgico al Boston Children’s Hospital. Lo aveva fatto dopo aver ricevuto pareri contrari all’operazione dal San Raffaele di Milano e dall’ospedale di Padova. Ma le aziende ospedaliere affermano di non aver mai avuto in cura il bambino di cui parla la Minetti. La Minetti sostiene che l’intervento a Boston non è stato risolutivo, e che all’ultimo controllo del 16 aprile 2025 sarebbero emersi rischi di recidiva e complicazioni. Ma tutto questo sarebbe avvenuto prima della sentenza del 2025 che aveva deciso la perdita della genitorialità. Chi ha autorizzato questi spostamenti? La lista delle stranezze riportate nell’istanza è molto lunga.
Dopo aver letto l’articolo pubblicato dal giornale italiano (e non prima come avrebbe dovuto fare), il Quirinale richiede accertamenti al Ministero della Giustizia per verificare la correttezza delle informazioni presentate nella domanda di clemenza. Dal canto suo, il Ministero avvia una istruttoria interna, coinvolgendo anche la Procura generale di Milano per raccogliere ulteriori elementi utili. Addirittura c’è chi ha parlato di indagini in corso a suo carico presso le autorità spagnole (cosa che invaliderebbe la concessone della grazia). Dal canto suo, la Minetti ha definito le notizie diffuse “infondate e lesive” della propria reputazione personale e familiare (!). E ha annunciato azioni legali contro chi ha diffuso tali informazioni. Due vicende diverse, ma simili. In entrambe sono coinvolti dei bambini. In tutte e due, c’è qualcuno che dice di voler il meglio per loro. Ma qui le strade si separano. Nella prima, un perito del tribunale afferma che sarebbe meglio separare i figli dai propri genitori naturali. Anche se loro non hanno mai commesso un reato. Anche se non hanno mai messo in pericolo la vita dei bambini (gli esami medici hanno confermato sin da subito che i bambini erano in ottimo stato di salute e anche la loro educazione veniva curata in modo responsabile). Anche nel secondo caso si è parlato della salute di un minore. Ma potrebbe essere servita solo come scusa per ottenere la grazia dal Presidente della Repubblica. E per questa istanza nessuno ha fatto controlli accurati. Nessuno ha verificato le date. Nessuno si è preso la briga di verificare quello che era scritto su un foglio di carta era la verità o no. E senza troppi problemi è stata concessa la grazia ad una persona non una ma con due condanne. Due pesi e due misure. Due fatti di cronaca per i quali nessuno si è chiesto: ma la legge è davvero uguale per tutti? Due vicende simili ma diverse accomunate dal fatto che in entrambe i diritti dei minori erano e continuano ad essere violati.
L’unica speranza è che chi ha commesso degli errori, ammetta il proprio sbaglio e faccia di tutto per riparare. Prima che per questi bambini le conseguenze siano irreparabili. Già perché, alla fine, è questa la cosa più importante.

