Il 6 agosto 1945 il bombardiere americano Enola Gay sganciò su Hiroshima la prima bomba atomica mai utilizzata. La scagliò sulla popolazione. Senza fare alcuna distinzione tra militari e civili. Tre giorni dopo gli statunitensi lo fecero di nuovo. A Nagasaki. Nel giro di pochi istanti vennero uccise decine di migliaia di persone (di cui almeno38mila bambini, alcuni lontani chilometri dal punto dove esplosero le bombe). Nei mesi e negli anni successivi le radiazioni provocarono un numero di vittime ancora maggiore: malattie, tumori, malformazioni congenite e sofferenze hanno segnato la vita di intere generazioni.
La bomba atomica su Hiroshima è uno spartiacque nella storia dell’umanità. Non solo per la devastazione prodotta dall’arma nucleare, ma perché da quel momento il mondo ha intrinsecamente accettato l’idea che la minaccia dell’annientamento nucleare potesse diventare uno strumento di equilibrio politico. Una parte autorevole della storiografia sostiene che la necessità di concludere rapidamente la guerra non fu l’unica motivazione della decisione americana. Secondo questi studiosi, la bomba servì anche a mostrare all’Unione Sovietica la nuova superiorità strategica degli Stati Uniti. Per decenni si disse che le bombe atomiche fossero necessarie a porre rapidamente fine alla Seconda Guerra Mondiale, ed evitare un’invasione del Giappone che avrebbe causato un numero ancora maggiore di vittime. Molti studiosi affermano che nell’estate del 1945 il Giappone (e ancora di più gli alleati europei) era ormai militarmente sconfitto, sottoposto a un blocco navale, con le città devastate dai bombardamenti “convenzionali”. I giapponesi erano alla ricerca di una via d’uscita dal conflitto. Anche il generale Dwight Eisenhower, futuro presidente degli Stati Uniti d’America, scrisse che non era necessario colpirli con armi atomiche per farli arrendere in quanto erano già pronti ad arrendersi. Diversi storici ritengono che la decisione americana sia stata influenzata da un altro obiettivo: dimostrare al mondo, e soprattutto all’Unione Sovietica, la superiorità tecnologica e militare raggiunta dagli Stati Uniti d’America. Far vedere a tutti che erano “i più forti”. Per studiosi come Gar Alperovitz la bomba rappresentò anche un messaggio geopolitico destinato a definire gli equilibri della nascente Guerra fredda. Una nuova piaga che sarebbe durata decenni (fino agli accordi siglati tra Reagan e Gorbaciov). La bomba atomica su Hiroshima segna l’inizio del nuovo disordine globale.
Cosa ha comportato la scelta di lanciare quelle bombe (non una ma due: per dimostrare che gli USA erano in gradi di produrre in massa quegli ordigni)? Da allora le armi nucleari non sono più state impiegate in guerra. Il loro uso è ormai improponibile (non è un caso se col tempo sono stati modificati i sistemi e i protocolli per consentire il lancio di questi missili (e ad aprile a Trump «è stato negato l’accesso ai codici nucleari Usa». Lo stop del capo delle forze armate, l’esclusione dalla Situation Room. Queste armi sono diventate il fondamento di un equilibrio internazionale basato sulla minaccia della distruzione reciproca. Non solo tra USA e URSS, tra Est e Ovest. Non è la prima volta che si cerca di giustificare la pace non attraverso il diritto internazionale, ma attraverso la paura dell’annientamento. È uno dei più grandi fallimenti della comunità internazionale. Mentre il diritto umanitario vieta gli attacchi indiscriminati contro i civili, alcuni Stati continuano a considerare legittimo il possesso delle armi nucleari. Legittimo per se stessi. Ma non per gli altri Stati. Le potenze nucleari chiedono, anzi impongono, agli altri Stati di non dotarsene, ma continuano a modernizzare i propri arsenali. Chi dà loro questo diritto?
Il 5 febbraio 2026 è scaduto il New START, l’ultimo accordo che limitava gli arsenali strategici di Stati Uniti e Russia. Il mancato rinnovo ha eliminato gli ultimi vincoli giuridicamente vincolanti tra le due principali potenze atomiche e ha aperto una fase di forte incertezza preludio di una nuova corsa agli armamenti. Anche il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), entrato in vigore nel 2021 e sottoscritto dalla maggior parte degli Stati membri delle Nazioni Unite, non ha avuto effetti concreti: nessuno degli Stati che possiedono ordigni nucleari – tra cui Stati Uniti d’America, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele – vi ha aderito. Una contraddizione che rappresenta il mondo di oggi in modo esemplare: l’arma più distruttiva mai concepita è formalmente proibita dalla maggior parte della comunità internazionale, ma proprio chi la possiede si rifiuta di rinunciarvi.
Il disarmo è scomparso dagli accordi internazionali e in tutto il pianeta è in atto una corsa agli armamenti mai vista prima. Ma le armi nucleari non sono strumenti per la difesa: servono a distruggere. Eppure continuano a essere utilizzate come scusa per giustificare nuove tensioni e nuovi conflitti. È accaduto con la Corea del Nord, il cui programma atomico è stato al centro di ripetute crisi internazionali. E sta avvenendo in Iran, il cui programma nucleare viene presentato da Israele e da alcuni governi occidentali (in primis gli USA) una delle principali minacce alla sicurezza globale. Eppure di questo pericolo non esiste traccia (secondo i rapporti dell’IAEA). Ma non basta. Anche solo il sospetto della possibile futura acquisizione dell’arma nucleare, consente ad alcuni di alimentare conflitti e distruzione.
La verità è che l’umanità non ha imparato nulla da Hiroshima. Hiroshima e Nagasaki non appartengono al passato. Sono una domanda presente: la sicurezza dell’umanità può continuare a basarsi sulla capacità di alcuni di distruggerla? Finché le armi nucleari saranno considerate uno strumento legittimo di potere, la lezione di Hiroshima resterà inutile. Gli Stati Uniti d’America non hanno mai chiesto ufficialmente scusa per il bombardamento atomico di Hiroshima: il segretario di Stato Kerry e l’ex presidente Obama durante la loro visita a Hiroshima, hanno espresso dolore e rispetto per le vittime, ma perfino loro hanno chiarito che non saranno presentate scuse formali da parte del governo USA per aver usato la bomba atomica. Hiroshima non è soltanto il ricordo di una tragedia. È il simbolo di un’umanità che, dopo aver visto fin dove può arrivare la propria capacità di distruggere, continua a tollerare quelle stesse armi. Finché questa contraddizione resterà irrisolta, il 6 agosto non sarà soltanto una giornata della memoria. Sarà l’esempio di un fallimento della politica internazionale che riguarda tutti.
Fonti:
Gar Alperovitz, The Decision to Use the Atomic Bomb (1995)
Tsuyoshi Hasegawa, Racing the Enemy (2005)
Richard B. Frank, Downfall (1999)
International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN)

