
[fonte foto: vaticannews.va]
Gli incontri di Davos si sono rivelati una delusione in termini di efficacia e di passi in avanti per il raggiungimento di accordi geopolitici proficui. Molte delle questioni importanti in scaletta sono state messe da parte: Trump e l’argomento Groenlandia hanno monopolizzato l’attenzione. L’annuncio fatto poche settimane prima degli incontri del World Economic Forum ha messo in fibrillazione tutti i capi di Stato europei. Tanto che alcuni hanno già inviato truppe a sostegno dei confini di quella che è, a tutti gli effetti, una porzione di Unione Europea. Per il resto, i lavori sono stati una delusione completa. Tra incidenti e ritardi non si è potuto fare molto. Trump, che si vanta di essere al comando della più grande forza armata del pianeta, è arrivato con notevole ritardo a causa di un guasto all’aereo presidenziale, l’Air Force One. Poi, mentre si trovava con tutti i partecipanti al Congress Center, è dovuto scappare come tutti gli altri a causa dell’incendio scoppiato nelle vicinanze del Turm Hotel Victoria. Come se non bastasse, la cena di gala, alla quale erano presenti le massime autorità politiche e finanziarie mondiali, è stata rovinata dallo scontro verbale tra la Lagarde e Howard Lutnick, segretario al Commercio USA (secondo alcuni, tra gli ideatori della politica dei dazi di Trump), che ha dichiarato che la globalizzazione è fallita e così le istituzioni multilaterali che la difendono (in questo caso, non si capisce cosa ci facesse lui a Davos). Ad un certo punto, la Lagarde ha preferito lasciare la sala sotto i fischi dei presenti (per Lutnick, non per lei). A parte questi eventi degni più di un giornaletto scandalistico che di un incontro ai massimi livelli dei leader mondiali, i risultati sono stati deludenti. I lavori del meeting sono stati caratterizzati dalle dichiarazioni di Trump che, col tono da bullo che lo caratterizza, ha riempito il proprio discorso di insulti per i presenti e di così tanti errori e falsità che alcuni giornalisti sono rimasti esterrefatti.
Per Trump quello che gli USA hanno “ottenuto dalla NATO non è nulla, se non proteggere l’Europa dall’Unione Sovietica e ora dalla Russia. Voglio dire, li abbiamo aiutati per così tanti anni”. Il tycoon della Casa Bianca dimentica che una delle maggiori entrate del suo paese deriva dalla vendita di armi e armamenti e che aver più che raddoppiata la percentuale del PIL che gli Stati membri della NATO devono destinare alla difesa ha prodotto notevoli entrate per gli USA (che sono il maggior venditore di armi e armamenti del pianeta). Trump sembra aver dimenticato che l’ultima volta che è stato adottato il famoso Articolo 5 del regolamento NATO è stato in difesa degli Stati Uniti d’America dopo gli attacchi terroristici di al-Qaeda dell’11 settembre 2001. Il presidente degli USA ha continuato dicendo che “finché non sono arrivato io”, gli Stati Uniti d’America hanno “pagato, a mio parere, il 100% della NATO”. Ancora una volta, si tratta di numeri che non trovano riscontro nella realtà: i dati della NATO relativi al 2024 parlano di un percentuale riferibile agli USA molto inferiore.
Anche il modo di definire la Groenlandia appare sbagliato (e offensivo). Trump non ha mostrato alcun rispetto per i diritti della popolazione locale (in larghissima maggioranza contraria a un’acquisizione da parte degli Stati Uniti). Trump ha parlato della Groenlandia dicendo “Quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio, freddo e mal posizionato, che possa svolgere un ruolo vitale per la pace e la protezione del mondo”. Al punto che per lui “È difficile chiamarla terra”. Una affermazione che lo contraddice visto che lui stesso ha più volte dichiarato il proprio interesse per le risorse minerarie della Groenlandia. Sempre a proposito della Groenlandia, Trump ha detto che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti l’hanno “restituita alla Danimarca. Quanto siamo stati stupidi a farlo? Ma l’abbiamo fatto. Ma gliel’abbiamo restituita. Ma quanto sono ingrati ora?”. La verità è che la Groenlandia non è mai stata un possedimento statunitense: l’ accordo che consentiva alle forze armate statunitensi di operare in Groenlandia prevedeva che era la Danimarca a conservare la sovranità su questa regione: “Il governo degli Stati Uniti d’America ribadisce il suo riconoscimento e rispetto per la sovranità del Regno di Danimarca sulla Groenlandia” si legge nel trattato. Ma questo Trump finge di non saperlo. Il tycoon ha sbandierato – per l’ennesima volta, come fosse uno slogan – di “aver risolto otto guerre”. Finora, però, non ha mai detto quali sarebbero queste guerre. Certo non quella nella Striscia di Gaza, dove l’esercito israeliano, nonostante la tregua sbandierata da Trump, ha continuato ad uccidere civili e ha letteralmente raso al suolo con le ruspe la sede dell’UNRWA. Né quella in Ucraina: anche in questo caso, i tentativi di Trump di costringere i due paesi a firmare una pace sono miseramente falliti. Anche la guerra nella Repubblica Democratica del Congo non è mai finita: la tregua è servita solo a permettere agli USA di stipulare lucrosi accordi commerciali. Poi gli scontri sono ripresi.
Trump ha parlato di energia. Rivolto alla Cina, ha detto: “non sono riuscito a trovare alcun parco eolico in Cina”. La realtà, ancora una volta, è molto diversa: la Cina è di gran lunga il principale utilizzatore di energia eolica al mondo, con molti parchi eolici enormi e tutti perfettamente funzionanti. Trump si è scagliato anche contro la Germania (ha detto che “ora produce il 22% di elettricità in meno rispetto al 2017…” e i prezzi dell’elettricità sono “più alti del 64%”, dati assolutamente non veritieri) e contro il Regno Unito (“produce solo 1/3 dell’energia totale da tutte le fonti rispetto al 1999”). L’elenco delle inesattezze (per usare un eufemismo) sbandierate da Trump a Davos è interminabile. Ovviamente, non ha detto nulla dei problemi interni degli USA (che sono tantissimi, a cominciare da un debito pubblico insostenibile).
Alla fine, Trump ha annunciato di aver trovato con i paesi NATO un accordo sulla Groenlandia, ma né lui né i paesi del Patto Atlantico hanno detto una parola di cosa conterrebbe questo accordo. Anche per i dazi ha fatto la solita retromarcia: dopo aver minacciato di imporre dazi fino al 200%, ha detto che per ora non ne farà niente. Creando il caos in tutti i porti dove non sanno più come gestire gli scambi internazionali. Tutto questo confermerebbe quanto detto da un giornale a maggio scorso: Trump non dovrebbe essere indicato con MAGA (Make America Great Again, lo slogan usato durante le elezioni), ma con TACO, ovvero Trump Again Chicken Out. Questa espressione inglese (chicken out) è usata per indicare chi si ritira improvvisamente da uno scambio, chi cambia idea all’ultimo momento. Secondo il Financial Times, la strategia del tycoon della Casa Bianca consisterebbe nel lanciare minacce fuori senso per ottenere risultati molto minori. Una forma di “negoziazione commerciale” secondo Trump sofisticata, ma che i frequentatori dei mercatini dei paesi latino-americani e mediterranei conoscono da millenni. Anche quella di “spararle grosse” o di cercare di convincere gli altri ad unirsi ad un gruppo (come per il Board of Peace) sono tecniche di propaganda arcinote. I tecnici chiamano quest’ultima sockpuppeting. Quanto alla mania di “spararle grosse”, “ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” è la frase da alcuni erroneamente attribuita a Goebbels, nominato da Hitler Ministro della Propaganda dal 1933 al 1945. La sua vera origine è molto più recente. Ma una cosa è vera: Goebbels, che pensava di avere svolto bene il proprio ruolo di propagandare certi modi di fare, riteneva che alcuni meccanismi erano così efficaci da essere stati copiati da molti leader…

