La restituzione delle salme dei combattenti nel diritto internazionale umanitario

di C. Alessandro Mauceri

[fonte foto: crimilano.it]

Il 16 luglio ha avuto luogo lo scambio di mille salme di militari ucraini contro 35 russe (Agenzia Nova). Non è la prima volta che i due eserciti si scambiano i corpi dei combattenti morti in guerra. Dal 2022, Russia e Ucraina hanno effettuato numerosi scambi di salme, spesso mediati dal CICR. A giugno 2022 furono scambiati 160 corpi di soldati ucraini morti contro altrettanti russi. A dicembre 2022 vennero restituite le salme di 50 soldati ucraini in cambio di 50 di soldati russi. A maggio 2023 si ebbe un altro scambio: 80 soldati ucraini morti contro 60 cadaveri di soldati russi. E a gennaio 2024 era stata la volta di 200 ucraini contro 50 russi.

Una prassi che non è solo esclusivamente religiosa o morale, ma un preciso problema giuridico. Nell’immaginario collettivo il diritto dei conflitti armati è associato soprattutto alla protezione dei civili, dei feriti e dei prigionieri di guerra. Ma tra gli obblighi normati dal diritto internazionale umanitario c’è anche il trattamento dei combattenti deceduti. Il corpo del combattente deceduto sul campo dovrebbe essere oggetto di tutela che impone alle parti in conflitto obblighi di ricerca, recupero, identificazione, registrazione, sepoltura dignitosa e, ove possibile, restituzione ai familiari o allo Stato di appartenenza.

Una prassi che ha origini antiche. Secondo alcuni risalirebbe ai conflitti europei del XIX e del XX secolo: dalle guerre napoleoniche al conflitto franco-prussiano. Fu allora che ci si rese conto che l’abbandono dei cadaveri sui campi di battaglia produceva conseguenze destinate a protrarsi ben oltre la cessazione delle ostilità e migliaia di famiglie non sapevano più nulla della sorte dei propri congiunti. Questo portò ad inserire nella Convenzione di Ginevra del 1864, ispirata dall’opera di Henry Dunant dopo la battaglia di Solferino, il principio del rispetto per i feriti e i morti sul campo di battaglia. L’articolo 6 prevedeva che le parti belligeranti dovessero “raccogliere e curare i feriti e i malati” e “proteggere i morti contro la spoliazione”.

Durante la Prima Guerra Mondiale, la gestione dei cadaveri assunse dimensioni ben maggiori. Già nel 1916 vennero organizzati scambi di salme tra Francia e Germania, grazie alla mediazione della Croce Rossa. Durante la Seconda guerra mondiale, il problema della restituzione dei corpi divenne ancora più complesso. Gli scambi avvenivano soprattutto grazie all’azione di potenze neutrali, come la Svizzera o la Svezia, che facilitavano il rimpatrio dei resti di prigionieri di guerra. Nel 1949, le quattro Convenzioni di Ginevra (e i Protocolli aggiuntivi del 1977) fornirono la base giuridica di questa prassi. L’articolo 17 della I Convenzione prevede l’obbligo di impedire la spoliazione dei morti e di assicurare una sepoltura onorevole. L’articolo 120 della III Convenzione l’obbligo di registrare e restituire i resti dei prigionieri di guerra. E l’articolo 130 della IV Convenzione: estensione della tutela ai civili.

Dal 1948 in poi, anche Israele e i Paesi arabi hanno negoziato scambi di salme insieme a prigionieri di guerra. Dopo la guerra del Kippur (1973), Israele restituì circa 8mila corpi di militari egiziani in cambio di 200 di israeliani. Durante la guerra di Corea (1950–1953), si registrò uno dei primi scambi sistematici di cadaveri su larga scala: sotto supervisione internazionale il programma “Operation Glory” vennero rimpatriate oltre 4mila salme statunitensi e 13mile nordcoreane e cinesi.

Dalla prima Convenzione di Ginevra del 1864 fino ai Protocolli aggiuntivi del 1977, la comunità internazionale ha progressivamente trasformato un dovere di carattere morale in un obbligo giuridico sempre più articolato. Il Commentario della CICR (2016) sottolinea che il rispetto dei morti è parte integrante del principio di umanità, che permea tutto il diritto dei conflitti armati. La restituzione delle salme diventa, quindi, un atto dovuto e non una scelta politica. Lo studio della CICR sul diritto internazionale consuetudinario (2005) codifica la Regola 115: “I resti delle persone decedute a causa di un conflitto armato devono essere rispettati e le loro spoglie restituite su richiesta della Parte di appartenenza o dei familiari”.

A volte, gli analisti hanno utilizzato lo scambio dei cadaveri dei soldati morti per evidenziare le eventuali asimmetrie segno della sproporzione delle perdite e della diversa gestione dei caduti. Tra Russia e Ucraina, ad esempio, dall’inizio delle ostilità, le parti hanno dato corso a numerose operazioni di restituzione reciproca dei resti mortali dei rispettivi militari. Alcune di queste operazioni sono state accompagnate da accesi dibattiti riguardanti il numero diseguale delle salme restituite.

[fonte foto: sicilia.it]

Un tema che i giuristi avevano già esaminato molti decenni prima: le divergenze quantitative registrate nei diversi trasferimenti sono state spesso utilizzate per sostenere pareri contrapposti circa l’andamento del conflitto e l’entità delle perdite subite dalle parti. Ma  dal punto di vista giuridico, tali dati non assumono il significato che spesso viene loro attribuito nel dibattito pubblico: riflettono esclusivamente il numero dei corpi recuperati, identificati e materialmente disponibili al momento della restituzione, senza consentire, in assenza di ulteriori elementi, la stima reale delle perdite militari di una o dell’altra parte.

A volte questi scambi sono stati strumentalizzati. Nel 2011, Israele ha restituito 1.027 prigionieri palestinesi in cambio del cadavere di un solo  soldato. E nel 2023 sono stati negoziati scambi tra le salme delle persone uccise e prigionieri civili ancora in vita. Importante anche la dimensione religiosa: secondo i riti ebraici o islamici la sepoltura è parte del rispetto dovuto ai morti. Spesso, però, la strumentalizzazione politica di tali pratiche si è sovrapposta al diritto internazionale umanitario. Nel conflitto israelo-palestinese in corso, la restituzione dei corpi è stata parte integrante delle trattative sugli ostaggi. Israele ha conservato i corpi di combattenti palestinesi come leva negoziale e Hamas ha utilizzato i resti di soldati israeliani per ottenere concessioni politiche.

Al di là dei numeri, sia nel conflitto russo-ucraino che in quello israelo-palestinese, la restituzione delle salme dei militari costituisce un banco di prova per la tenuta del diritto internazionale umanitario.

In altri conflitti, invece, questo non è stato possibile. In Vietnam, gli accordi di Parigi del 1973 prevedevano la restituzione dei prigionieri e dei resti dei caduti. Ma furono migliaia i soldati dispersi che rimasero senza identificazione. Anche dopo la nascita del movimento dei “MIA” (Missing in Action), che influenzò profondamente la cultura americana del dopoguerra. Più di recente, in Siria, Yemen, Sudan ed Etiopia, la restituzione delle salme spesso è stata resa impossibile dall’uso di fosse comuni, dalla distruzione dei registri e dall’assenza di qualsiasi mediazione internazionale nell’area. In Siria, migliaia di cadaveri di dispersi giacciono in siti segreti. In Yemen, le famiglie non ricevono notizie dei propri cari da anni. Situazioni che costituiscono violazioni del diritto internaioznale umanitario e generano traumi collettivi nei parenti delle vittime.

La mancata restituzione o identificazione delle salme costituisce una violazione di tale diritto e un crimine morale. Oggi la “diplomazia dei cadaveri” è diventato un canale di comunicazione tra nemici. Gli scambi di salme servono a mantenere contatti minimi anche in assenza di dialogo politico. Spesso, però, la propaganda distorce il significato umanitario di tali atti.

 

Fonti normative

  • Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949
  • Protocolli aggiuntivi del 1977
  • Statuto di Roma della Corte penale internazionale, 1998
  • Studio del CICR sul diritto internazionale consuetudinario, 2005

Commentari e dottrina

  • CICR,Commentary on the First Geneva Convention, 2016
  • Pictet, J.,The Principles of International Humanitarian Law, 1966
  • Sassòli, M.,International Humanitarian Law, Edward Elgar, 2019
  • Kalshoven, F., Zegveld, L.,Constraints on the Waging of War, CICR, 2011
  • Bugnion, F.,The International Committee of the Red Cross and the Protection of War Victims, 2003

Giurisprudenza

  • Corte EDU,Janowiec and Others v. Russia, 2013
  • Corte EDU,Cyprus v. Turkey, 2001
  • CPI,Prosecutor v. Katanga, 2014

Rapporti e documenti internazionali

  • CICR,Missing Persons and Their Families, 2020
  • ONU,Report on Enforced Disappearances in Syria, 2022

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