
È l’ultima, inquietante moda nata e cresciuta all’ombra dei social network: ore sotto il sole per ottenere ustioni evidenti da mostrare con orgoglio su TikTok e Instagram. Una vera e propria follia virale che mette a rischio la salute – e la vita – di migliaia di adolescenti in cerca di visibilità. La nuova challenge, #sunburnttanlines, sta già suscitando preoccupazione tra istituzioni, medici, educatori e famiglie.
Come riporta Il Fatto Quotidiano, “È la challenge dell’#sunburnttanlines, un’ondata social che ha già accumulato oltre 200 milioni di visualizzazioni in tutto il mondo, spingendo giovanissimi a rimanere per ore sotto il sole rovente per ottenere l’“abbronzatura selvaggia”, di gran moda in questa calda estate 2025”.
Un fenomeno che non può essere minimizzato e che richiede un’analisi sociologica approfondita e un’azione educativa decisa.
Una denuncia, quella del Codacons, raccolta prontamente dal Ministero della Salute, che intervenendo ufficialmente sul caso ha riconosciuto pubblicamente la gravità della situazione, sottolineando come l’esposizione incontrollata ai raggi solari, soprattutto senza le necessarie precauzioni, rappresenti un fattore di rischio accertato per patologie dermatologiche serie, come il melanoma. Di fronte a questa nuova minaccia alla salute dei più giovani, il Ministero ha annunciato un piano d’azione su più livelli.
In primo luogo, verranno promosse campagne di sensibilizzazione con il coinvolgimento di esperti del settore, con l’obiettivo di informare i cittadini – in particolare i più giovani – sui reali pericoli dell’ustionarsi volontariamente. Inoltre, si valuta la possibilità di avviare un dialogo diretto con le piattaforme digitali, chiedendo che intervengano per limitare la diffusione di contenuti che incentivano comportamenti pericolosi.
Allo stesso tempo, è stato annunciato il coinvolgimento dell’Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, per analizzare eventuali azioni più incisive. Nel caso dovessero emergere materiali digitali in grado di configurare ipotesi di reato o di compromettere concretamente la salute dei minori, il Ministero non esclude il ricorso all’intervento delle forze dell’ordine, come la Polizia Postale o i Carabinieri del NAS.
Come sociologo dei processi comunicativi, studio da anni il rapporto tra giovani e social media, con particolare attenzione alla diffusione delle challenge. Ho affrontato il tema in numerose occasioni pubbliche e scritto articoli e saggi che analizzano le dinamiche psicologiche, culturali ed educative che spingono gli adolescenti a partecipare a sfide sempre più estreme.
La #sunburnttanlines, in apparenza solo una delle tante follie estive, rappresenta in realtà una cartina tornasole della fragilità delle nuove generazioni, costantemente alla ricerca di conferma e gradimento.
I genitori devono comprendere che questa nuova challenge è estremamente preoccupante. Per “vincere”, i ragazzi rimangono per ore sotto il sole fino a procurarsi vere e proprie ustioni. Più la pelle è bruciata, più si ottiene approvazione online. Un comportamento inaccettabile, che mette in pericolo non solo la salute, ma anche la vita stessa. Esporsi a tali pericoli per ottenere popolarità sui social rappresenta un segnale evidente di un disagio profondo che non può essere ignorato.
La sfida in sé è già allarmante, ma esistono app e siti web che forniscono persino consigli su come ustionarsi meglio. Questo rende tutto ancora più grave. È urgente un controllo costante da parte di famiglie, educatori e istituzioni, per evitare che i nostri ragazzi incappino in conseguenze irreversibili.
Nel mio lavoro di ricerca ho già approfondito altre challenge social pericolose, come la “Black Out Challenge”, che ha causato tragedie anche in Italia, oppure la “Skullbreaker Challenge”, la “Shoe Challenge”, la “Eyeballing Challenge” e la “Sex Roulette”. Sfide che vanno ben oltre il semplice gioco: sono vere e proprie aberrazioni digitali, che alimentano l’idea che il dolore, l’umiliazione o il rischio possano essere strumenti per ottenere attenzione.
Siamo davanti a nuove emergenze educative. Non basta più una Media Education che si limiti a spiegare i media: è necessario un nuovo approccio formativo strategico che aiuti i giovani a comprendere sé stessi, le implicazioni delle proprie azioni online e a costruire una vera autonomia critica.
Serve anche una “Scuola per Genitori”, perché troppo spesso mamme e papà si trovano disarmati di fronte a un mondo digitale in continua evoluzione. E occorre una vera educazione ai sentimenti, che aiuti le nuove generazioni a riconoscere il proprio valore al di là dei like o delle views.
È fondamentale che famiglie, educatori e tutti gli adulti coinvolti nel percorso di crescita dei giovani presidino attivamente gli spazi digitali e favoriscano un dialogo aperto e continuo con figli e con i più giovani. Le challenge virali come la #sunburnttanlines non sono semplici mode passeggere: sono specchi di un’insoddisfazione che dobbiamo riconoscere e affrontare con consapevolezza, fermezza e amore educativo.
È importante inoltre promuovere una cultura del rispetto per sé stessi e per la propria salute, contrastando la pressione dell’esposizione virtuale che spesso spinge a comportamenti inaccettabili. Istituzioni, scuole e famiglie devono collaborare in modo sinergico, creando reti di supporto e informazione per prevenire i danni legati a queste tendenze intollerabili.
Ai più giovani va ricordato che non vale mai la pena mettere in pericolo la propria vita per una sfida sui social. L’unicità di ciascuno non ha bisogno di ferite per essere riconosciuta, perché il proprio valore non si misura in visualizzazioni o condivisioni online, ma si costruisce nella realtà, attraverso scelte consapevoli e relazioni autentiche.

