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L’Albania non diventerà famosa per aver ospitato un ristretto numero di migranti (peraltro selezionati dalle autorità italiane con metodi discutibili) in centri d’accoglienza costruiti a spese dei contribuenti italiani. Ma potrebbe diventarlo per essere il primo paese ad aver un membro del governo realizzato dall’IA. Un ministro virtuale.
A dare la notizia è stato il primo ministro Edi Rama. L’11 settembre, Rama ha annunciato di aver affidato la gestione degli appalti a Diella, una ministra virtuale creata per mezzo dell’intelligenza artificiale. Diella, questo il nome che è stato scelto pensando al Sole, “è il primo membro non presente fisicamente, ma creato virtualmente”. In pratica, “non esiste”. Eppure sarà a lei che il governo di Tirana affiderà il delicato compito di gestire gli appalti pubblici del paese.
La decisione del primo ministro Rama deriverebbe dalla volontà di eradicare (o almeno ridurre) i casi di mala gestione negli appalti. Specie in vista di un possibile ingresso dell’Albania tra i paesi dell’UE): “Diella avrà il compito di rendere gli appalti pubblici al 100% privi di corruzione”. Diella avrà il compito di decidere i vincitori delle gare d’appalto senza alcun intervento da parte umana. Tra i compiti affidati alla ministra virtuale quello di operare con la massima trasparenza analizzando in maniera oggettiva le proposte delle aziende private che parteciperanno alle gare d’appalto.
Sebbene leggermente migliorati negli ultimi anni, i problemi del paese legati alla corruzione restano notevoli. Lo scorso anno, nella classifica stilata da Transparency International TI, l’Albania ha ottenuto un punteggio di 42/100 che la piazzava all’80esimo posto tra i paesi in base al livello di corruzione. Da qui l’idea, di affidare la gestione degli appalti a Diella.
Secondo la Commissione Europea, finora, le misure per ridurre la corruzione hanno avuto un impatto limitato. In Albania ma anche in molti paesi già membri. Secondo TI, il livello di corruzione in Italia sarebbe tale da piazzarla al 52 esimo posto (due posizioni più in basso rispetto all’anno precedente). Ancora peggiore la situazione in Slovacchia (59esima con un punteggio di 49 e anche in questo caso in peggioramento). O in Romania (65esima con 46). O in Grecia (59esima con 49). Fuori dall’UE ma sempre in Europa, la situazione non è migliore: l’Ucraina (dove finiscono decine e decine di miliardi di aiuti prodigati dai paesi UE e dagli USA) occupa la 103esima posizione: solo 35 il punteggio ottenuto lo scorso anno e in peggioramento. Ancora peggiore la situazione della Bielorussia (114esima) e della Russia (al 154esimo posto).
Secondo i tecnici di TI, la capacità dell’Europa di combattere la corruzione appare insufficiente, ostacolando la risposta del blocco a sfide che vanno dalla crisi climatica allo sfilacciamento dello Stato di diritto e ai servizi pubblici sovraccarichi. Dei 31 paesi analizzati, ben 19 hanno fatto registrare un peggioramento (solo sei hanno migliorato i loro punteggi). Anche Malta (46esima) e l’Ungheria (41esima) hanno fatto registrare un peggioramento: secondo TI “sono crollati a causa del crollo dello stato di diritto”.
Uno dei settori dove la trasparenza sia meno efficiente (e la corruzione più diffusa) sarebbe proprio gli appalti che utilizzano i fondi comunitari. “La scarsa trasparenza e responsabilità negli appalti pubblici, compresi quelli che coinvolgono fondi dell’UE, rimangono una delle principali preoccupazioni, aprendo le porte alla corruzione e erodendo la fiducia dei cittadini nell’erogazione dei servizi pubblici. Secondo la Corte dei conti europea, la concorrenza per gli appalti pubblici è peggiorata”. E pensare che dopo il fallimento del sistema per l’acquisto dei vaccini durante la pandemia, In UE c’è chi ha pensato di spendere diverse centinaia di miliardi di euro in armi e armamenti!
Lo strumento adottato dal governo dell’Albania potrebbe non essere sufficiente a risolvere il problema: come per tutti i programmi e i sistemi di IA, le macchine non fanno altro che elaborare gli input inseriti in determinati programmi. Non sarebbe difficile programmare la “ministra virtuale” per farle gestire certi appalti nel modo voluto.
In realtà, non è così che verrà risolto il problema. In questo modo sarà solo “spostato”: è vero che non sarebbe più necessario affidare ad una persona il compito di assegnare gli appalti ma sarebbe necessario incaricare qualcuno di controllare che il software utilizzato non si stato creato per far agire il nuovo ministro virtuale in modo poco corretto.

