É il triste risultato che emerge dall’Indice Mondiale sulla Libertà di Stampa 2026 diReporters Sans Frontier RSFsulla libertà di stampa.
L’Italia mostra un netto peggioramento rispetto allo scorso anno: ha perso ben 7 posizioni, passando dal 49esimo al 56esimo posto. Secondo gli autori del rapporto, “i professionisti dei media a volte cedono all’autocensura, sia per conformarsi alla linea editoriale della loro organizzazione di notizie, sia per evitare una causa per diffamazione o altre forme di azione legale”. I sindacati dei giornalisti condannano anche la crescente interferenza politica nei media pubblici. “RAI, il principale emittente pubblico del paese, sta affrontando una rinascita di interferenze dirette volte a trasformarlo in uno strumento di propaganda politica al servizio del governo”. A questo si aggiunge che “la libertà di stampa in Italia continua a essere minacciata da organizzazioni mafiose, in particolare nel Sud del paese, così come da vari piccoli gruppi estremisti violenti”. Inoltre, “I giornalisti denunciano anche i tentativi dei politici di ostacolare la loro libertà di coprire casi legali tramite il legge bavaglio, una ‘legge del bavaglio’ che si aggiunge al contenzioso strategico contro la partecipazione pubblica – cause abusive note come SLAPP – prassi comuni in Italia”. Tra le criticità segnalate anche il quadro giuridico: “un certo grado di paralisi legislativa sta ostacolando l’adozione di vari disegni di legge proposti per preservare e persino migliorare la libertà giornalistica”. Questo spiega solo in parte i limiti che alcuni giornalisti incontrano nel loro lavoro. “La criminalizzazione della diffamazione e i numerosi SLAPP limitano la libertà giornalistica”.
Campagne di intimidazione online sono orchestrate contro chi svolge inchieste giornalistiche scomode. In molti paesi, i giornalisti che indagano sul crimine organizzato e sulla corruzione sono sistematicamente vittime di minacce o sono sottoposti a violenze fisiche a causa del lavoro che svolgono: le loro auto o le loro abitazioni talvolta vengono distrutte da incendi dolosi. Attualmente sono una ventina i giornalisti costretti a vivere sotto protezione permanente della polizia a causa delle intimidazioni e degli attacchi ricevuti.
In generale il quadro che emerge dal rapporto di RSF è deprimente. Da quando RSF effettua questa analisi “Il punteggio medio complessivo di tutti i paesi valutati non è mai stato così basso”. In oltre la metà (52,2%) dei paesi e territori del mondo , lo stato della libertà di stampa è classificato come “difficile” o “molto grave”. Nel 2002, il 20% della popolazione mondiale viveva in uno Stato dove lo stato della libertà di stampa era giudicato “buono”. Oggi, meno dell’1% della popolazione mondiale vive in un paese che rientra in questa categoria.
In generale la situazione dei 180 paesi e territori analizzati è preoccupante. Nel continente americano, ad esempio, gli Stati Uniti hanno perso ben sette posizioni. E diversi paesi latinoamericani sono scivolati sempre più profondamente in una spirale di violenza e repressione. Significativa “la criminalizzazione del giornalismo: l’uso improprio delle leggi sulla sicurezza nazionale, delle SLAPP, e l’ostruzione sistematica di chi indaga, denuncia e nomina nomi. I meccanismi di protezione attuali non sono abbastanza forti; Il diritto internazionale viene minato e l’impunità è diffusa. Abbiamo bisogno di garanzie solide e sanzioni significative. La palla è nel campo delle democrazie e dei loro cittadini. Spetta a loro ostacolare chi cerca di mettere a tacere la stampa. La diffusione dell’autoritarismo non è inevitabile”, ha dichiaratoAnne Bocandé, Direttrice Editoriale di RSF.
Tra le cause del declino della libertà di stampa ci sono i conflitti armati. In alcuni paesi dove sono in atto guerre la situazione appare critica. Come in Iraq (162esimo), in Sudan (161esimo) e nello Yemen (164esimo). Poco migliore la situazione della Palestina (156esima): qui il dato è influenzato dal numero impressionante di giornalisti uccisi da quando si sono intensificati gli scontri (a ottobre 2023). Sono più di 220 i giornalisti uccisi a Gaza dall’esercito israeliano, dei quali almeno 70 uccisi mentre svolgevano il loro lavoro con tanto di pettorina con la scritta PRESS e casco. Situazione preoccupante anche per le guerre in Sudan (che ha perso cinque posizioni nella classifica generale) e Sud Sudan (118, con un calo di ben 9 posizioni).

