
Nel cuore del secondo dopoguerra, tra le macerie fisiche e morali lasciate dal conflitto, Don Ernesto Ricci, sacerdote della diocesi di Fermo, rispose con coraggio e visione evangelica all’emergenza educativa e sociale fondando nel 1946 la Scuola di Arti e Mestieri, oggi nota come Centro di Formazione Professionale “Artigianelli”. Il suo obiettivo era chiaro: offrire ai giovani un mestiere, una dignità, una speranza. Questo articolo ripercorre la vita esemplare di Don Ernesto, la nascita e l’evoluzione della sua opera, fino alla sua eredità educativa e spirituale che continua a vivere ancora oggi grazie alla Famiglia Religiosa della Beata Madre Speranza e alla dedizione di educatori, religiosi e laici.
Una luce tra le macerie: la vocazione sociale di Don Ernesto Ricci
Nel panorama della Chiesa italiana del XX secolo, alcune figure si sono distinte non tanto per clamore pubblico, ma per la silenziosa profondità con cui hanno inciso nella storia delle loro comunità. Tra queste, Don Ernesto Ricci (1887–1949) spicca come esempio di pastorale concreta, educativa e solidale. Nato l’11 giugno 1887 a Monte San Martino (MC) in una famiglia contadina intrisa di fede semplice e operosa, Ernesto crebbe nella consapevolezza che il sapere poteva essere strumento di redenzione sociale, oltre che spirituale. Grazie all’intervento di un parroco lungimirante, Don Carlo Rossi, riuscì a entrare nel Seminario di Fermo nel 1903. Qui si formò spiritualmente e intellettualmente, distinguendosi per passione teologica, disciplina e intelligenza vivace. Ordinato sacerdote nel 1911, Don Ernesto iniziò un cammino pastorale intenso e generoso, segnato da una speciale attenzione ai giovani, ai poveri e agli emarginati. Cappellano militare durante la Prima guerra mondiale, insegnante di religione, promotore di opere caritative e spirituali, il sacerdote divenne figura di riferimento nella città di Fermo, specie nel difficile periodo della ricostruzione post-bellica.
La nascita della Scuola di Arti e Mestieri
Fu in quel contesto, nell’estate del 1946, che Don Ernesto comprese l’urgenza di un’opera stabile in grado di formare e avviare al lavoro i ragazzi privi di mezzi. Grazie all’utilizzo dei locali dell’ex ospedale di Santa Maria della Carità, annessi alla chiesa del Carmine, diede vita al “Ricreatorio Don Ricci”, poi divenuto Collegio degli Artigianelli del Sacro Cuore.
Il progetto era rivoluzionario per l’epoca: accoglienza, educazione e formazione professionale unite da una visione cristiana integrale della persona. I laboratori attivati — falegnameria, tipografia, sartoria, edilizia, calzoleria, ferro-alluminio — erano pensati non solo per insegnare un mestiere, ma per trasmettere dignità, autonomia e responsabilità.
Don Ernesto viveva con i ragazzi, condividendo tutto: pasti, fatiche, preghiere, sogni. Le sue giornate erano scandite dal lavoro educativo, dalla celebrazione della Messa, dall’organizzazione dei corsi e dalla cura dei più fragili. Per lui, ogni giovane aveva un valore unico, da coltivare con pazienza e amore.
La morte di Don Ricci nel 1949 non interruppe la sua opera. Anzi, essa trovò nuova linfa grazie alla figura della Beata Madre Speranza di Gesù, fondatrice della Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso. Giunta a Fermo nel 1951, in seguito a una visione in cui lo stesso Don Ernesto le avrebbe chiesto aiuto, Madre Speranza assunse la guida dell’Istituto, proseguendo e potenziando l’attività educativa secondo criteri moderni e ispirati al carisma della misericordia. Nel 1962, il Ministero del Lavoro riconobbe ufficialmente la Scuola come Centro di Addestramento Professionale in meccanica di precisione, sancendo così il suo valore formativo e tecnico. E nel 1980 nacque l’attuale Centro di Formazione Professionale (CFP) Artigianelli, con un’offerta educativa estesa anche agli adulti e ai giovani in situazione di svantaggio sociale.
Oltre tremila giovani e adulti sono passati per i laboratori dell’Opera Don Ricci. Più di mille ex allievi sono oggi artigiani e imprenditori, molti dei quali affermati a livello locale e nazionale. Il CFP ha rappresentato, e continua a rappresentare, un motore silenzioso dell’imprenditoria del Fermano, offrendo un modello educativo fondato sulla formazione professionale di qualità, sul lavoro come via di promozione umana, e su valori cristiani saldi e coerenti.
L’opera oggi è composta da tre attività principali:
- Il CFP “Artigianelli” Fam, per la formazione professionale dei giovani;
- La Comunità educativa per Minori, per l’accoglienza di ragazzi in difficoltà;
- La Cooperativa Sociale Naval Coop Artigianelli, che favorisce l’inserimento lavorativo.
Un’eredità spirituale e sociale che interpella anche oggi
A 75 anni dalla sua morte, la figura di Don Ernesto Ricci non ha perso nulla della sua forza. La Messa celebrata lo scorso 10 agosto da Padre Sante Pessot, attuale direttore del CFP Artigianelli, presso la chiesa di Santa Petronilla, ha rappresentato non solo un ricordo, ma un rilancio della missione educativa originaria. La mostra allestita dagli allievi della scuola e la presentazione del libro dedicato a Don Ernesto sono stati momenti di riflessione comunitaria, memoria viva e gratitudine per una figura che ha saputo interpretare il Vangelo nella storia con concretezza e profezia.
Nel tempo della formazione tecnica, dell’intelligenza artificiale e dell’iper-specializzazione, la lezione di Don Ernesto Ricci risuona con potenza evangelica: l’educazione è anzitutto atto d’amore, di responsabilità, di fiducia nell’umano. In un’Italia del dopoguerra priva di certezze, egli seppe gettare le basi per un’opera che ancora oggi forma giovani non solo al lavoro, ma alla vita. La santità quotidiana di Don Ernesto, fatta di gesti concreti, fedeltà silenziosa e dedizione totale, è forse il più alto esempio di quella Chiesa “in uscita”: una Chiesa che non si accontenta di parole, ma che costruisce, educa, accoglie e trasforma.

